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Gli ufficiali svizzeri dicono la loro sulla politica di difesa

Il capo delle forze armate Thomas Süssli.
Il capo delle forze armate Thomas Süssli. Keystone / Laurent Gillieron

Per la prima volta da quando è diventata chiara l’ampiezza del conflitto in Ucraina, i principali attori delle forze armate elvetiche si sono riuniti oggi per discutere del ruolo della Svizzera.

“Non dobbiamo isolarci”: è questo l’invito mandato dalla consigliera federale a capo della Difesa Viola Amherd agli ufficiali svizzeri, riuniti nel canton Argovia in un momento di grandi discussioni sul ruolo internazionale della Svizzera. 

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La Società svizzera degli ufficiali (SSU)Collegamento esterno si è infatti radunata oggi in assemblea dei delegati a Brugg (nel canton Argovia). Per l’occasione la SSU ha auspicato misure volte a ridurre il numero di persone che lasciano l’esercito per il servizio civile e ha chiesto l’istituzione di un fondo di transizione per il bilancio della Difesa se questo non raggiungerà l’1% del PIL entro il 2030.

Secondo un comunicato della società, anche il capo delle forze armate Thomas Süssli ha espresso preoccupazione per la prevista riduzione di 20.000 effettivi dell’esercito entro la fine del decennio. Il rapido sviluppo e l’espansione di una capacità di difesa credibile non devono più essere trascurati, ha affermato Süssli.

Altri sviluppi

La SSU si aspetta che il Consiglio federale attui le linee stabilite dal Parlamento per l’aumento del bilancio della difesa. Queste prevedono che entro il 2030 il budget raggiunga l’1% del Prodotto interno lordo (PIL).

È però chiaro che “difficilmente si potrà raggiungere l’obiettivo”, asserisce ancora la SSU. La questione “viene nuovamente rinviata al 2035”, si legge nella nota. Per questo motivo gli ufficiali dell’esercito propongono di istituire un fondo transitorio, sotto forma di obbligazioni o di mutuo, da rimborsare negli anni in cui il bilancio militare avrà raggiunto l’1% del PIL.
 

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