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Clima, iniziativa ghiacciai verso il ritiro ma pende il referendum

Soluzione condivisa da quasi tutti. © Keystone / Anthony Anex

I promotori dell'iniziativa popolare si sono detti soddisfatti delle norme contro il CO2 varate dal parlamento e hanno manifestato l’intenzione di ritirare, se fallirà il referendum, il loro testo.  

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 ottobre 2022 - 11:46
tvsvizzera.it/spal con Keystone-ATS

Il “controprogetto indiretto” approvato dalle Camere nel corso della sessione d’autunno, indicano gli iniziativisti, consente una protezione rapida ed efficace del clima e assicura anche l’innovazione e la sicurezza nell’approvvigionamento energetico.

In concreto, viene osservato, già oltre 90 imprese hanno già adottato il protocollo “zero emissioni nette” e grazie al nuovo quadro legislativo vengono garantiti sostegni finanziari pubblici alle Pmi e ai proprietari di immobili per sostituire i vecchi riscaldamenti, risanare gli stabili e accedere a sistemi di produzione ecologica dell’energia.

Meno fonti fossili per 8 miliardi di franchi 

Nelle previsioni le misure prese in favore della transizione energetica permetterà di risparmiare 8 miliardi di franchi all’anno nell’acquisto di energie fossili all’estero. Su tutta questa vicenda però pende il referendum lanciato dall’Unione democratica di centro (destra).

Tecnicamente, se il popolo dovesse effettivamente bocciare il controprogetto, i promotori decideranno se sottoporre o meno al voto popolare la loro proposta di modifica costituzionale. Se il disegno uscito dalle Camere verrà invece accolto alle urne, l'iniziativa verrà definitivamente ritirata.

Una volta ancora, precisa la nota del comitato promotore, questo partito fomenta la paura in una situazione di crisi quando invece sono necessarie soluzioni condivise. Gli iniziativisti si dicono comunque fiduciosi che il controprogetto indiretto otterrà il sostegno della popolazione qualora si andasse a votare.

L'iniziativa "Per un clima sano (detta anche Iniziativa per i ghiacciai)", depositata nel novembre 2019 con 113'824 firme certificate valide, chiede che a partire dal 2050 la Svizzera non emetta più gas serra di quanto i serbatoi naturali e artificiali di CO2 ne possano assorbire. Il testo prevede anche che entro tale data andrebbero vietati i combustibili fossili (eccezioni sarebbero ammesse solo per applicazioni tecnicamente non sostituibili).

Apprezzata la controproposta delle Camere

Lo stesso scopo, la neutralità carbonica entro il 2050, è condiviso anche dal controprogetto votato dal parlamento che ha appena sbloccato 2 miliardi di franchi per il risanamento energetico degli edifici e altri 1,2 miliardi per sostenere il settore industriale. Inoltre, contrariamente all'iniziativa, la controproposta non cita esplicitamente alcun divieto di vettori energetici fossili, che dovranno essere compensate con le cosiddette emissioni negative.

In concreto sono previsti 200 milioni all'anno (per un periodo di dieci anni) destinati alla sostituzione di impianti di riscaldamento con carburanti fossili e alla promozione dell'efficienza energetica degli edifici. A tale fine viene imposto al settore dell’edilizia, così come a quello dei trasporti, l'obiettivo di zero emissioni di anidride carbonica a metà secolo.

Il ramo industriale, che dovrà ridurre il carico ambientale da CO2 del 90%, sarà sovvenzionato con 1,2 miliardi in sei anni per la promozione di tecnologie ecocompatibili.

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