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Iraq, strappata all’Isis la “capitale” Mosul

La città vecchia di Mosul è stata interamente strappata all’Isis. È quanto ha annunciato sabato il comando dell’offensiva irachena contro l’ex “capitale” dell’autoproclamato Stato islamico in Iraq.

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“Le nostre forze”, ha comunicato il portavoce, generale Yahya Rasul, “hanno preso il controllo della Città vecchia nell’ovest di Mosul e fatto fallire un tentativo di miliziani di Daesh di fuggire nella parte est attraversando il Tigri”.

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Venerdì, decine di jihadisti ancora asserragliati nel cuore della città avevano lanciato un assalto a sorpresa contro l’esercito, riuscendo a riguadagnare terreno, ma apparentemente la battaglia è ormai arrivata alle ultime battute.

Secondo un rapporto diffuso venerdì dal Pentagono, i civili uccisi nei bombardamenti della Coalizione a guida USA contro l’Isis in Iraq e Siria sono 603 dall’inizio della campagna aerea nel 2014. Fonti non governative forniscono tuttavia bilanci molto più elevati. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria ha parlato di recente di 1’799 uccisi, di cui 388 minori, soltanto in Siria mentre L’ONG Airwar, con sede a Londra, afferma che tra Iraq e Siria i civili morti sono almeno 3’350.

È solo la “capitale”

Per quanto abbia perduto Mosul, l’Isis continua a controllare in Iraq una larga fascia di territorio lungo quasi 400 chilometri di confine con la Siria. A sud di Mosul, persiste inoltre una vasta sacca a ovest di Kirkuk.

Partendo da quest’ultima, mercoledì, un centinaio di miliziani dell’autoproclamato Stato islamico avevano occupato il villaggio di Imam, che si trova a una quindicina di chilometri dalla base militare di Qayyara, dalla quale ufficiali iracheni e statunitensi coordinano l’offensiva su Mosul.

Secondo residenti di Imam, citati sabato dai media iracheni, i jihadisti hanno ucciso almeno 50 tra militari e civili, e nella battaglia avrebbero perso la vita anche due giornalisti iracheni.

I civili

I combattimenti delle ultime settimane, con temperature che di giorno superano i 45 gradi, hanno avuto pesanti ripercussioni anche sui circa 20 mila civili intrappolati nelle zone degli scontri. Civili che ancora rischiano di incappare nelle trappole esplosive nascoste apposta dai miliziani, insidia che peraltro impedisce di cercare i morti sotto le macerie.

La liberazione di Mosul è costata nove mesi di battaglie, alcune ferocissime, condotte con l’aiuto dei peshmerga curdi e di combattenti sunniti e sciiti sostenuti dai bombardamenti aerei della coalizione a guida USA.


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