Un’ampia fetta dell’elettorato svizzero chiede soluzioni per far fronte alle sfide dell’immigrazione
Con il 54% di “no”, l’elettorato svizzero ha respinto l’idea dell’UDC di limitare la popolazione. “Tuttavia, i problemi causati dall’immigrazione sono ampiamente riconosciuti”, afferma il politologo dell’istituto di sondaggi gfs.bern Urs Bieri.
Urs Bieri, alla fine l’elettorato ha respinto in maniera piuttosto chiara l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”. Che cosa ha portato a questo risultato?
Urs Bieri: In Svizzera si è discusso a lungo dei problemi causati dalla migrazione. Agli occhi dell’elettorato questi problemi esistono effettivamente. Alla fine, però, si è valutata l’iniziativa stessa, in particolare i suoi punti deboli, che si sono rivelati determinanti.
La maggioranza delle persone che si sono recate alle urne temeva che un simile progetto avrebbe portato a una carenza di personale nei settori dell’assistenza sanitaria o della ristorazione, nonché per le difficoltà che avrebbe indotto nei rapporti con l’Unione Europea. Infine, c’erano preoccupazioni per il finanziamento del sistema pensionistico. Nel complesso, questi fattori hanno fatto pendere l’ago della bilancia verso un rifiuto piuttosto netto dell’iniziativa.
Stiamo parlando di una delle votazioni più importanti degli ultimi anni. Quali insegnamenti fondamentali si possono trarre?
Ce ne sono due. Il primo riguarda i Bilaterali III: la popolazione non vuole mettere radicalmente in discussione la relazione con l’UE.
Il secondo è che la popolazione svizzera riconosce le difficoltà legate alla libera circolazione delle persone e alla migrazione. La consistente quota del 45% di “sì” sta a significare che la politica deve ora cercare soluzioni agli effetti dell’immigrazione.
Il tasso di partecipazione è stato alto. L’UDC è riuscita a mobilitare oltre il suo elettorato tradizionale. Quali gruppi ha raggiunto?
L’UDC non ha più parlato di “inforestierimentoCollegamento esterno”, ma di treni affollati e di abitazioni costose. Ha impostato il dibattito in modo diverso, convincendo così nuove persone e portandole alle urne. Si tratta di gente che fa fatica a trovare casa in città o posti sui treni al mattino. Questo gruppo non è necessariamente conservatore di destra: può essere apolitico, borghese o persino orientato a sinistra.
Altri sviluppi
La Svizzera boccia l’iniziativa per limitare la popolazione a 10 milioni di abitanti
Nel campo opposto, i partiti di sinistra e i sindacati sono riusciti a mobilitare nelle città, frenando l’iniziativa.
È così. Tuttavia, osserviamo una mobilitazione superiore alla media in tutta la Svizzera. Stimiamo una partecipazione nazionale di circa il 59%, tra le dieci più alte dalla concessione del diritto di voto alle donne, anche nelle città.
Nelle aree urbane, il “no” all’iniziativa non è stato tanto un voto sul caro-affitti, quanto piuttosto una decisione a favore di una Svizzera aperta, di forti relazioni con l’Europa e di una discussione sulla migrazione che non si basi su un tetto massimo, ma sulla ricerca di soluzioni.
Emergono ancora una volta forti divisioni tra città e campagna e tra regioni linguistiche. Perché non scompaiono?
Queste divisioni vengono sempre a galla nelle questioni europee e migratorie. Anche questa volta si osservano differenze fino a 20 punti percentuali tra città e aree rurali. Ciò dimostra che la Svizzera resta divisa su questi temi.
Le divisioni si stanno accentuando?
Sì. La migrazione è un tema con una lunga tradizione di votazioni e le divisioni seguono chiaramente l’asse sinistra-destra. Poiché le regioni urbane sono oggi più orientate a sinistra, queste differenze sono aumentate rispetto al passato.
In Svizzera si è già votato più volte sull’immigrazione. Si nota un’evoluzione?
Sì, significativa. In passato si parlava di “inforestierimento”, oggi nella Svizzera tedesca si parla di Dichtestress (un’espressione che può essere tradotta con “stress da densità” o “pressione dovuta alla densità”, ndr). Non si discute più delle persone che arrivano nel Paese, ma dei problemi causati dalla crescita. Il dibattito è diventato più concreto e quotidiano, meno xenofobo o centrato sulla migrazione stessa. Questo lo rende più attrattivo anche per chi è favorevole all’immigrazione, ma avverte le conseguenze negative della crescita.
Il Consiglio federale ha messo in guardia sui rischi per i rapporti bilaterali con l’Unione Europea. Quanto è stato decisivo questo argomento?
Tutti gli argomenti hanno avuto un peso, anche questo. La popolazione sa bene che l’UE può reagire con irritazione a decisioni euroscettiche della Svizzera. Questa volta la popolazione ha forse dato un peso maggiore a questo aspetto rispetto, ad esempio, all’iniziativa contro l’immigrazione di massa del 2024.
Dopo questa sconfitta, l’UDC esce indebolita o rafforzata in vista delle elezioni federali del 2027?
Sono possibili entrambe le interpretazioni. Sappiamo ora che su questo tema l’UDC non riesce a raggiungere una maggioranza. Tuttavia, il partito ha raccolto voti ben oltre il suo potenziale, un risultato comunque significativo.
E il problema resta: se la politica non interverrà, ciò potrà tradursi in un effetto di mobilitazione a favore dell’UDC in futuro, come unica forza ad aver proposto una soluzione.
L’immigrazione diventerà quindi il tema principale della prossima campagna elettorale?
L’immigrazione è sempre tra i quattro temi principali in Svizzera. Il risultato odierno non significa che la popolazione non la consideri un problema. Continuerà quindi a essere al centro del dibattito.
Altri sviluppi
Sei lezioni da trarre dalla bocciatura dell’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”
C’è un grande vincitore in questo voto?
Hanno vinto il Parlamento e il Consiglio federale, che sono riusciti a spuntarla sia per quanto concerne l’iniziativa dell’UDC, sia per l’altro oggetto in votazione, la riforma del servizio civile. La loro ultima sconfitta risale alla fine del 2024. Al momento, il Consiglio federale e il Parlamento sono in una fase particolarmente favorevole.
Articolo a cura di Mark Livingston
Traduzione con il supporto dell’IA/mar
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.