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La Svizzera boccia l’iniziativa per limitare la popolazione a 10 milioni di abitanti

cartello con no all'iniziativa 10 milioni
L'elettorato svizzero non vuole limitare la popolazione del Paese né mettere in pericolo i rapporti con l'UE. Keystone / Laurent Gillieron

L'elettorato svizzero ha votato contro l'iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni!". Il testo chiedeva misure per contenere la crescita demografica attraverso una stretta sull’immigrazione.

L’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!”, promossa dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), non ha convinto la maggioranza dell’elettorato. Secondo le prime proiezioni elaborate dall’istituto demoscopico gfs.bern, il popolo svizzero ha rifiutato il testo con il 55% dei voti contrari.

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L’iniziativa proponeva di introdurre nella Costituzione federale un obiettivo demografico preciso: la popolazione residente permanente della Svizzera non avrebbe dovuto superare i 10 milioni di abitanti prima del 2050.

Si tratta di una proposta insolita nel panorama internazionale, poiché nessun altro Paese sembra aver fissato a livello costituzionale un limite simile, collegandolo direttamente a politiche migratorie più restrittive.

Dopo una fase iniziale di campagna caratterizzata da un sostanziale equilibrio tra campo favorevole e contrario, il fronte del “no” ha progressivamente guadagnato terreno. Il secondo sondaggio realizzato per conto della SSR da gfs.bern a inizio giugno dava il “no” in vantaggio con il 52% delle intenzioni di voto, contro il 45% dei “sì”.

Le prime indicazioni provenienti dalle urne hanno confermato questa tendenza. 

>> La proposta dell’UDC è davvero senza precedenti nel mondo? Leggete il nostro approfondimento:

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Una Svizzera sempre più popolosa

Negli ultimi due decenni la popolazione svizzera è cresciuta rapidamente. Dal 2002 il numero di residenti è aumentato di quasi due milioni di persone, raggiungendo circa 9,1 milioni di abitanti alla fine del 2025.

L’immigrazione rappresenta il principale fattore di questa crescita. Secondo gli scenari demografici dell’Ufficio federale di statistica, la Svizzera potrebbe raggiungere la soglia dei 10 milioni di abitanti entro il 2050, a seconda dell’evoluzione delle migrazioni e della natalità.

Per l’UDC, l’attuale livello di immigrazione contribuisce ad aggravare problemi quali la penuria di alloggi, l’aumento degli affitti, mezzi pubblici e strade sovraffollati e la crescita della criminalità. Il partito ritiene che una riduzione dell’immigrazione sia uno strumento essenziale per affrontare queste sfide.

>> Non la prima volta che la politica svizzera cerca di limitare l’immigrazione attraverso iniziative popolari:

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Un’iniziativa contro l’immigrazione

Il testo chiedeva al Consiglio federale e al Parlamento di adottare misure affinché la popolazione residente permanente non superasse i 10 milioni di abitanti prima del 2050.

Se la soglia dei 9,5 milioni fosse stata raggiunta prima di tale data, le autorità federali sarebbero dovute intervenire con misure correttive.

Tra le possibilità contemplate figuravano restrizioni al ricongiungimento familiare e l’esclusione dal permesso di soggiorno e dal diritto di richiedere la cittadinanza per le persone ammesse provvisoriamente nel Paese.

L’iniziativa prevedeva inoltre che la Svizzera rinegoziasse gli accordi internazionali che contribuiscono alla crescita della popolazione, in particolare quello sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea (UE). Se ciò non fosse bastato a raggiungere gli obiettivi fissati, il Consiglio federale avrebbe dovuto denunciare tali accordi.

Le ragioni del campo favorevole

Secondo chi la sostiene, l’iniziativa avrebbe favorito uno sviluppo demografico più sostenibile e contribuito a contenere l’urbanizzazione e la costruzione di nuove infrastrutture.

L’UDC afferma inoltre che una crescita più moderata della popolazione permetterebbe di ridurre la pressione sul mercato immobiliare e sui servizi pubblici.

Il campo promotore ritiene che l’aumento della popolazione genererebbe a sua volta nuovi bisogni in termini di alloggi, infrastrutture e personale sanitario. Secondo le stime dell’UDC, per ogni 100’000 nuovi residenti servirebbero decine di migliaia di abitazioni supplementari e migliaia di nuovi professionisti e professioniste sanitarie.

Il partito sottolinea infine che l’iniziativa non avrebbe comportato un blocco totale dell’immigrazione. A suo avviso, sarebbe stato possibile continuare ad accogliere lavoratrici e lavoratori qualificati mantenendo comunque l’obiettivo dei 10 milioni di abitanti.

Le critiche di Governo e Parlamento

Il Consiglio federale, il Parlamento e la maggior parte delle organizzazioni economiche si sono schierati contro il progetto.

Secondo le parti contrarie, limitare in modo significativo l’immigrazione rischierebbe di aggravare la carenza di manodopera qualificata in numerosi settori dell’economia svizzera. Ospedali, case di cura, industria, ricerca e servizi dipendono infatti in misura importante dal contributo di lavoratrici e lavoratori provenienti dall’estero.

Gli oppositori sostengono inoltre che una parte consistente della crescita economica svizzera degli ultimi decenni sia stata sostenuta dall’immigrazione qualificata.

Anche il sistema delle assicurazioni sociali ne risentirebbe. L’invecchiamento della popolazione rende infatti sempre più importante il contributo delle persone attive professionalmente, comprese quelle provenienti dall’estero, per finanziare pensioni e altre prestazioni sociali.

Il nodo dei rapporti con l’UE

Uno dei temi centrali della campagna è stato il possibile impatto dell’iniziativa sulle relazioni tra Svizzera e UE.

Secondo il Consiglio federale, la denuncia dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone potrebbe compromettere altri accordi bilaterali e mettere sotto pressione importanti forme di cooperazione con l’UE, comprese alcune utilizzate nella lotta alla criminalità e nella gestione della sicurezza.

Chi sostiene l’iniziativa ritiene invece che la Svizzera potrebbe rinegoziare i propri rapporti con Bruxelles senza compromettere in modo sostanziale la prosperità.

Un possibile parallelo con la Brexit?

Diversi osservatori e osservatrici hanno paragonato l’iniziativa all’uscita del Regno Unito dall’UE.

La Brexit non prevedeva alcun limite numerico alla popolazione. Tuttavia, come l’iniziativa dell’UDC, aveva tra i suoi obiettivi una maggiore autonomia nella gestione della politica migratoria.

Dopo il referendum del 2016, l’immigrazione verso la Gran Bretagna proveniente dai Paesi dell’UE è diminuita, mentre è aumentata quella dai Paesi terzi. Nello stesso periodo sono cresciute anche le richieste d’asilo e gli arrivi irregolari via mare, sebbene tali sviluppi siano stati influenzati da numerosi fattori internazionali, tra cui crisi geopolitiche e conflitti.

Alcuni analisti e analiste ritengono che una limitazione della libera circolazione potrebbe produrre in Svizzera effetti analoghi sui flussi migratori.

Anche il Consiglio federale ha avvertito che un’eventuale uscita dagli accordi europei in materia di asilo, come il sistema di Dublino, potrebbe comportare un aumento delle domande d’asilo trattate dalla Svizzera e costi supplementari per le finanze pubbliche.

A prescindere dal risultato di questa domenica, il dibattito sulla crescita della popolazione e sulle sue conseguenze è destinato a rimanere al centro della discussione politica anche negli anni a venire.

>> Lezioni dalla Brexit: cosa la Svizzera può imparare dal caso britannico sul controllo dell’immigrazione:

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