In Svizzera i salari dei contratti collettivi prevarranno su quelli minimi cantonali
Il Parlamento svizzero ha definitivamente approvato lunedì un progetto di legge secondo cui i salari minimi fissati nei contratti collettivi di lavoro avranno la priorità su quelli stabiliti a livello cantonale. Restano tuttavia incertezze sull’impatto concreto della misura in Ticino. Sindacati e sinistra valutano il lancio di un referendum.
Mentre tra poco meno di due settimane i cittadini e le cittadine del canton Vaud si pronunceranno sull’introduzione di un salario minimo, la questione che da anni agita la politica elvetica si è arricchita di un nuovo capitolo lunedì. Le Camere federali hanno infatti approvato un compromesso che sancisce che i salari minimi previsti nei contratti collettivi di lavoro (CCL) avranno la precedenza su quelli stabiliti a livello cantonale.
La decisione del Parlamento s’inserisce nel solco della cosiddetta mozione EttlinCollegamento esterno, depositata nel 2020 dal consigliere agli Stati del Centro Erich Ettlin, a seguito di una sentenza del Tribunale federale sul caso di Neuchâtel, che aveva stabilito come l’introduzione del salario minimo rientrasse nelle competenze dei Cantoni, in quanto strumento di politica sociale.
Attualmente, un CCL non può contenere disposizioni contrarie al diritto federale o cantonale. Negli ultimi anni alcuni Cantoni hanno introdotto dei salari minimi, che in taluni casi erano superiori a quelli previsti dai CCL. Ettlin e i cofirmatari della mozione ritengono che queste disposizioni rappresentino un “attacco inaccettabile” contro il partenariato sociale. Detto altrimenti, gli accordi negoziati tra padronato e lavoratori sono messi in discussione da decisioni politiche prese a livello cantonale, talvolta anche tramite voto popolare.
Con la riforma approvata dal Parlamento federale, si vuole dunque ristabilire la centralità della contrattazione collettiva. Nei casi in cui un contratto collettivo di lavoro sia dichiarato di obbligatorietà generale — cioè vincolante per tutte le imprese di un determinato settore — le sue disposizioni salariali dovranno prevalere sui minimi fissati dai Cantoni.
“Nuovo slancio al partenariato sociale”
La modifica è importante per contrastare la progressiva frammentazione delle condizioni di lavoro e proteggere il partenariato sociale dall’erosione, hanno sottolineato i e le parlamentari favorevoli al progetto.
La proposta “dà nuovo slancio al partenariato sociale, di cui i CCL negoziati dai sindacati e dalle associazioni dei datori di lavoro, e successivamente dichiarati vincolanti dal Consiglio federale, costituiscono l’espressione più matura, ha sottolineatoCollegamento esterno in aula a nome della commissione preparatoria il deputato liberale radicale Olivier Feller. È infatti contraddittorio dichiararsi favorevoli ai CCL e cercare nello stesso tempo di aggirarli attraverso l’introduzione di salari minimi statali che si discostano dagli equilibri negoziali concordati”.
I salari non dovrebbero diminuire
Il compromesso raggiunto in Parlamento prevede però delle deroghe per evitare riduzioni di stipendio. Ginevra e Neuchâtel hanno previsto nelle loro legislazioni la prevalenza dei salari minimi cantonali e potranno mantenere tale regime.
In questi cantoni, i lavoratori e le lavoratrici non vedranno diminuire il loro salario quando entreranno in vigore le nuove disposizioni, ha promesso Feller.
Inoltre, il compromesso sancisce che i futuri CCL non potranno prevedere salari inferiori a quelli cantonali.
Oltre a Ginevra e Neuchâtel, gli altri Cantoni che hanno introdotto un salario minimo sono Giura, Basilea-Città e Ticino. I primi due – Giura e Basilea-Città – non sono interessati dalla riforma, poiché nelle norme cantonali i CCL di applicazione obbligatoria hanno già la priorità.
In Ticino è una questione di tempi
La situazione è relativamente chiara in teoria, ma diventa complessa quando si guarda al Ticino. Attualmente si trova nella stessa situazione di Giura e Basilea-Città. Il Parlamento cantonale ha però approvato nell’aprile scorso una riforma che prevede da un lato l’aumento del compenso minimo fino a una forchetta compresa tra 21,75 e 22,25 franchi all’ora, e dall’altro che anche i CCL dovranno rispettare questo salario minimo. In altre parole, verrebbe a trovarsi nella situazione di Ginevra e Neuchâtel. Questo assoggettamento del salario minimo a quelli dei CCL è previsto però solo a partire dal 2030.
Altri sviluppi
In Ticino il salario minimo sarà di circa 4’000 franchi lordi al mese
Non è quindi ancora chiaro in che misura il compromesso raggiunto a Berna inciderà sui lavoratori e le lavoratrici attivi a sud delle Alpi. “Dalle stime che abbiamo fatto, la mozione Ettlin dovrebbe toccare circa 3-4’000 persone in Ticino”, ha dichiarato al giornale La RegioneCollegamento esterno il copresidente del Partito socialista Fabrizio Sirica. “Si tratta soprattutto di lavoratori attivi nell’albergheria e nella ristorazione, ovvero il settore che ha spinto fortemente a favore di questa mozione [Ettlin, ndr] per poter pagare meno i propri dipendenti”.
Referendum in vista
La sinistra e i sindacati promettono fin da ora battaglia. L’Unione sindacale svizzera (USS) ha puntato il ditoCollegamento esterno contro una legge definita un “attacco contro decisioni democratiche, la Costituzione e il federalismo”.
“La politica sociale rientra nelle competenze dei Cantoni e dei Comuni. Sono loro a sostenere i costi dell’assistenza sociale. In futuro, però, non potranno più adottare misure efficaci per ridurre la povertà lavorativa. In breve: Berna detta legge, i Cantoni pagano il conto”, ha sottolineato l’USS, che venerdì deciderà se lanciare un referendum contro la legge.
Un referendum già annunciato dalla sezione ticinese del Partito socialista e dal Movimento per il socialismo. “Raccoglieremo le firme e daremo battaglia”, ha dichiarato a La Regione Fabrizio Sirica. “La politica sociale spetta ai Cantoni. È uno scandalo che il federalismo venga aggirato in questo modo”.
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