In Ticino il salario minimo sarà di circa 4’000 franchi lordi al mese
Il Parlamento cantonale ticinese ha approvato lunedì il compromesso che dal 2029 porterà il salario minimo a una forchetta compresa tra 21,75 e 22,25 franchi all’ora. A beneficiarne saranno circa 23'000 lavoratori e lavoratrici, 15'000 dei quali frontalieri.
L’aumento del salario minimo in Ticino, attualmente compreso tra 20 e 20,50 franchi all’ora (21,80-22,35 euro), è cosa fatta. Il Gran Consiglio ha infatti accolto lunedì il compromessoCollegamento esterno raggiunto nelle scorse settimane dai principali partiti.
Frontalieri e residenti sullo stesso livello
L’intesa, scaturita quale controprogetto all’iniziativa del Partito socialista (PS) denominata “Per un salario minimo sociale”, prevede di incrementare progressivamente il salario minimo. Dal 2027 salirà a 20,50-21 franchi all’ora, dal 2028 a 21-21,50 franchi e dal 2029 a 21,75-22,25 franchi. Dal 2030 lo stipendio sarà inoltre indicizzato al rincaro.
Rispetto alla situazione attuale, il salario minimo sarà così aumentato di oltre 300 franchi al mese e raggiungerà circa 4’000 franchi lordi (4’360 euro).
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“Questo andrà a beneficio di oltre 23’000 persone, di cui 8’000 residenti”, ha illustrato in aula il copresidente del PS Fabrizio Sirica, sottolineando come saranno proprio quest’ultime a trarre beneficio da una misura che permetterà loro di avere una retribuzione sufficiente per vivere e di dipendere meno dall’assistenzialismo statale.
“È vero che due terzi dei beneficiari sono frontalieri”, ha proseguito Sirica, sottolineando che in alcuni settori a basso reddito la manodopera proviene quasi esclusivamente da oltre confine. “È una partita che un residente non può giocare […] perché con quel salario non riuscirebbe a vivere. Con il salario minimo spostiamo la riga di partenza, mettendo frontalieri e residenti sullo stesso livello ed evitando la concorrenza sleale”.
“Una sintesi equilibrata”
Il compromesso è stato sostenuto da quasi tutte le forze politiche rappresentate in Gran Consiglio. Tre le voci fuori dal coro quella del Movimento per il socialismo, che ha definito l’accordo né più né meno come un semplice “adeguamento al rincaro del salario minimo fissato nel 2021”.
Soddisfatto invece il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, il consigliere di Stato Christian Vitta, che ha sottolineato il lavoro svolto dalla commissione che ha permesso di trovare una “sintesi equilibrata tra sensibilità politiche diverse”.
“Il salario minimo tocca aspetti molto concreti: le condizioni salariali, il potere d’acquisto, la competitività delle imprese, più in generale l’equilibrio del nostro mercato del lavoro – ha detto il consigliere di Stato. Il merito del lavoro commissionale del rapporto presentato è quello di aver cercato un equilibrio, di aver fatto una sintesi fra tutti questi aspetti. Un equilibrio tra l’esigenza di rafforzare la tutela salariale e quella di mantenere un impianto sostenibile applicabile. Un equilibrio tra obiettivi sociali chiari e la necessità di costruire una norma che possa reggere anche nella pratica”.
Primato del salario minimo
Ma l’aumento del salario minimo non è l’unica novità. Vi è un altro aspetto importante da sottolineare: il compromesso adottato dal Parlamento cantonale prevede il primato del salario minimo sui contratti collettivi di lavoro (CCL), contrariamente a quanto stipula la legge attualmente in vigore. In altre parole, le retribuzioni previste nei CCL dovranno essere adattate e non potranno essere inferiori al salario minimo. Questo dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2029.
Ed era proprio questo uno dei punti controversi per cui la sinistra aveva lanciato la sua nuova iniziativa: dopo che nel 2015 l’elettorato ticinese aveva accettato il principio dell’introduzione di un salario minimo, una parte del settore imprenditoriale aveva cercato di aggirare la relativa legge creando uno pseudo-sindacato (denominato TiSin) per siglare dei CCL che prevedevano retribuzioni orarie ben più basse rispetto a quelle contemplate dal salario minimo. Questo tentativo si era però risolto con un nulla di fatto: nel 2022 l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro aveva definito privi di fondamento giuridico i CCL conclusi da questa associazione.
Un nodo a livello federale
Sulla questione del primato del salario minimo sui CCL pende però una spada di Damocle. A livello federale, infatti, il Parlamento sta discutendo una mozioneCollegamento esterno presentata dal consigliere agli Stati Erich Ettlin che stipula che i salari minimi previsti nei CCL di obbligatorietà generale devono prevalere su quelli cantonali.
Il Consiglio degli Stati ha già approvato la proposta e verosimilmente il Consiglio nazionale si appresta a fare altrettanto, dopo che una settimana fa anche la sua Commissione dell’economia e dei tributi ha detto sì alla mozione Ettlin.
Oltre al Ticino, sono quattro i cantoni svizzeri in cui è in vigore un salario minimo.
Ginevra: 24,59 franchi all’ora
Basilea Città: 22 franchi all’ora
Giura: 21,40 franchi all’ora
Neuchâtel: 21,31 franchi all’ora
Nel Giura e a Ginevra il salario minimo cantonale prevale su ogni forma di contrattazione collettiva.
Concretamente, la mozione prevede un’eccezione solo per i Cantoni di Ginevra e Neuchâtel, che hanno già introdotto nella loro legislazione il principio del primato del salario minimo sui CCL e potranno quindi continuare a mantenere il loro regime. Giura, Basilea Città e Ticino, che hanno anch’essi introdotto un salario minimo, non sono invece interessati poiché, nel loro caso, i CCL di applicazione obbligatoria hanno già la precedenza sulla retribuzione minima.
Per il Ticino il condizionale è però d’obbligo poiché ciò era vero fino a lunedì. La nuova legge prevede infatti il primato del salario minimo cantonale a scapito del CCL.
Il Ticino potrà quindi avvalersi della deroga che vale per Ginevra e Neuchâtel? Oppure prevarrà la situazione precedente, ovvero il primato del CCL? Intervistato dal Corriere del TicinoCollegamento esterno, lo stesso Fabrizio Sirica sottolinea come vi siano due interpretazioni giuridiche diverse. La prima sostiene che, a causa del periodo transitorio dei CCL sino a fine 2029, il Ticino non potrà beneficiare della deroga e resterà soggetto al primato dei CCL. La seconda ritiene invece valida l’eccezione, ma solo dal 2027 e con il salario congelato a quel momento, ovvero tra 20,50 e 21 franchi all’ora. Gli scatti successivi sarebbero invece bloccati al momento dell’entrata in vigore della legge federale, che potrebbe avvenire a giugno 2027. Insomma, il salario minimo non ha smesso di far versare fiumi di inchiostro.
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