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Roma candidata olimpica, il velleitario riscatto da "Mafia capitale"



A Tor Vergata il complesso da 200 milioni di euro per i mondiali di nuoto non è mai stato finito né utilizzato

A Tor Vergata il complesso da 200 milioni di euro per i mondiali di nuoto non è mai stato finito né utilizzato

(ansa)

di Aldo Sofia

Ci vuole coraggio. E, ammettiamolo, anche una certa dose di faccia tosta. Di questi tempi, candidare Roma per le Olimpiadi del 2024 può sembrare un atto che sfiora la temerarietà. Mentre infuria "Mafia capitale", il Campidoglio rischia il commissariamento, le casse del Comune sono (come sempre) ridotte al lumicino, e di certo ai vertici del CIO, Comitato Olimpico Internazionale, non sono ignote le condizioni in cui versa la città "caput mundi".

Soltanto tre anni fa, l'allora governo tecnico di Mario Monti, decise di gettare la spugna, ritirando la candidatura per i Giochi del 2020. L'Italia indebitata era costretta ad aprire altri cantieri, quelli prioritari del risanamento finanziario in un Paese finito sull'orlo del default. Ora, il Comitato presieduto da Luca Cordero di Montezemolo ("consolatosi" con la guida dell'Alitalia dopo esser stato licenziato da quello della Ferrari per mano dell'implacabile Sergio Marchionne), ha ottenuto l'entusiastica adesione di una giunta capitolina e di un sindaco, Ignazio Marino, vogliosi di riscatto per mettersi alle spalle il grande scandalo che ancora rischia di sommergerli. In perfetto stile…romano antico, quando i ludi gladiatorii ed equestri venivano organizzati per celebrare le nuove conquiste dell'impero ma anche per distrarre il popolino da pagine non proprio gloriose.

Freddina l'accoglienza del governo Renzi. E ancor più quella degli abitanti della città eterna, più preoccupati delle strade sconnesse, delle micidiali buche che affliggono pedoni e motociclisti, del traffico caotico, dei carenti servizi pubblici che non di pensare a una riedizione dei Giochi del 1960, quelle per intenderci di Livio Berruti, di una città ammaliatrice, ancora in bianco e nero, quella di via Veneto e della dolce vita. La preoccupazione che coi Giochi alle buche di oggi si aggiunga un cratere nei conti pubblici è del resto reale. Tutt'altro che campata in aria se si pensa ad alcune recenti esperienze olimpiche. Un disastro Atene 2004, e si dice che fu l'inizio del dissesto finanziario della Grecia. Riuscita quella di Londra 2012, ma con scarsi benefici e costi preventivati passati da 5 ad almeno 12 miliardi (probabilmente molti di più, sostiene il Guardian).

Ma Roma non è Londra. La prima è organizzazione. La seconda è improvvisazione sprecona e ideale per gli appetiti della speculazione e della corruzione. Per una conferma basta una visita a Tor Vergata. Mondiali di nuoto del 2009: avrebbero dovuto appunto aprirsi nell'avveniristico guscio ideato dentro il campus universitario dall'ingegnere e archistar Santiago Calatrava: 4 avveniristiche piscine, costo 200 milioni di fondi pubblici. Mai finite e utilizzate. Oggi ci sono solo vasche vuote, scheletri di tribune, stendardi sbrindellati, uno spettacolo desolante, soldi gettati al vento, guadagni assicurati solo per il malaffare.

Un monumento alla spreco. Come ce ne sono tanti nel Bel Paese piagato da amministrazioni e politici dalle mani bucate. Roma non sfugge alla regola, anzi. Due anni fa registrò un debito di oltre 10 miliardi di euro. Ancora una volta dovette provvedere il governo centrale. Come del resto accade da circa un secolo. Le Olimpiadi, a Roma?

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