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Di rom, e di informazione a geometria variabile

tvsvizzera

di Aldo Sofia

Non è facile parlare di rom. E di certo non sempre i loro comportamenti li aiutano a superare pregiudizi e paure, rabbia e insulti, razzismo e intolleranza. E palesi discriminazioni. Anche nel modo di informare.

Un esempio? Molto, e inevitabilmente, si è scritto di Entuly e Samuele, 17 e 19 anni, i due ragazzi nomadi che una settimana fa per evitare un posto di blocco hanno travolto nel rione romano di Primavalle un gruppo di pedoni, uccidendo una donna filippina di 44 anni e ferendo altre otto ersone. Giuste e animate proteste degli abitanti, ennesima (e probabilmente inutile) richiesta di smantelare il campo rom “illegale” da cui provenivano gli assassini, l’immancabile strumentalizzazione politica, titoloni e paginate di cronaca, l’arresto dei due dopo alcuni giorni di latitanza. Il primo a voler dare l’annuncio della loro cattura, il ministro dell’interno Alfano. Subito dopo il leader della Lega Nord, Matteo Salvini (che della questione nomadi ha fatto un martellante tema elettorale) su Facebook ha postato: “galera per loro, e per i campi rom…la ruspa”.

Fin qui, tutto…. “normale”. Dove sta allora la discriminazione? O l’informazione a “geometria variabile”? Eccola. Ci sono due nomi, Valentina e Davide, che non vi diranno niente, perché in effetti la loro storia è velocemente scomparsi da quasi tutti i resoconti della stampa italiana. Viaggiavano sull’autostrada con le loro gemelline a bordo, nei pressi di Castelletto Ticino hanno un grave incidente, subito dopo vengono investiti anche da un bus con a bordo una scolaresca di prima media. L’autista decide di proseguire la corsa. Valentina e Davide muoiono, le gemelline sono miracolosamente salve. Ci vorranno alcuni giorni prima che la polizia individui il bus (accuratamente lavato) e l’autista fuggito. E’ accusato di mancato soccorso, e gli inquirenti indagano per capire se Valentina o Davide siano deceduti in seguito all’incidente o al successivo investimento. C’è anche la “complicità” omertosa delle maestre. Per non parlare dello shock degli allievi. E dell’ “insegnamento” ricevuto nella circostanza. L’inchiesta è in corso. Ma non sembra proprio un fatto di cronaca da far evaporare nel giro di poche ore.

Cosa sarebbe accaduto se i protagonisti di questa vicenda (autista, docenti, ragazzi) fossero stati dei rom? Facile immaginarlo, la “presa” dei media sulla vicenda sarebbe stata decisamente diversa, implacabile. Sì, è difficile parlare di “cose zingare”. Da una parte non fare del buonismo spicciolo, ammettere il problema, denunciare certi loro comportamenti, imporre che mandino i figli a scuola e non a rubare. Ma dall’altra ricordando anche che l’Unione Europea (che versa un contributo a Roma per contribuire a risolvere il problema) chiede da anni all’Italia di smantellare i campi nomadi eternamente “provvisori”; che 130 mila rom e sinti vivono in abitazioni convenzionali, lavorano regolarmente, pagano le tasse; che quei campi alimentano piccola criminalità ma anche buoni affari per chi li dovrebbe gestire; che ci sono rapporti (per esempio quello dell’Associazione 21 Luglio) che continuano a denunciare un preoccupante quadro della loro esclusione sociale.

Infine, che l’informazione non si presti a una discriminazione palese. Facile. E complice.

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