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Scampia e la Napoli (s)velata

L'edificio Vela verde a Scampia che si avvia alla demolizione Keystone / Ciro Fusco

Bloccati a causa del lockdown, i lavori di demolizione della Vela verde di Scampia sono ripartiti. Al suo posto sorgeranno nuove case, scuole e asili nido.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 luglio 2020 - 08:58
Mario Messina, Rsinews

Della Vela verde di ScampiaLink esterno – una delle sette progettate da Franz Di SalvoLink esterno e l’ultima a essere stata abbattuta – non rimane che il rudere di quella che era la stanzetta di un bambino. Da una finestra si vedono ancora i disegni sulle pareti. Per il resto, detriti e polvere. I lavori di demolizione della Vela, cominciati lo scorso 20 febbraio e bloccati durante il lockdown, sono ripresi in tempi record: il progetto di riqualificazione Re-start Scampia Link esternoprocede senza ritardi.

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Il prossimo obiettivo sarà trovare nuove dimore alle centinaia di famiglie che ancora vivono nelle altre vele. La rossa e la gialla verranno presto abbattute, la Vela azzurra sarà riqualificata e al suo interno verranno ospitati gli uffici della Città metropolitana di Napoli. Con i suoi quindici piani sormonterà il quartiere e farà da memento perché gli errori del passato non vengano commessi di nuovo.

Il progetto Re-Start Scampia è di quelli rivoluzionari. L’ambizione è cambiare il volto e l’anima di un quartiere che è l’emblema delle periferie degradate d’Italia: nei prossimi mesi sarà inaugurata la nuova sede del dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II, poi saranno costruite scuole, asili nido, parchi e luoghi della cultura.

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