Lavorare in Svizzera conviene ancora? Per i frontalieri il vantaggio si riduce
Una ricerca che ha coinvolto oltre 1'500 lavoratrici e lavoratori oltreconfine fotografa un frontalierato in trasformazione: gli stipendi svizzeri restano attrattivi, ma rincari, costi di mobilità e nuove regole fiscali ne erodono progressivamente il vantaggio economico.
Per decenni lavorare in Svizzera ha significato accedere a salari sensibilmente più elevati rispetto a quelli delle vicine regioni italiane. E, per molti aspetti, continua a essere così. Sempre più frontalieri, però, ritengono che il vantaggio economico garantito dagli stipendi svizzeri si sia ridotto. Non perché le retribuzioni siano diminuite, ma perché una quota crescente del reddito viene assorbita da imposte, spese di trasporto e aumento del costo della vita.
È una delle principali conclusioni dello studio “Lavorare oltre confine. Condizioni, bisogni e prospettive dei lavoratori frontalieriCollegamento esterno“, promosso dai sindacati OCST, CISL dei Laghi, CISL Sondrio e CISL Piemonte Orientale e realizzata dall’Associazione BiblioLavoro, centro studi della CISL Lombardia.
L’indagine, condotta nel maggio 2026 attraverso un questionario online, ha raccolto 1’542 risposte complete, provenienti soprattutto dalle province di Como, Varese e Verbano-Cusio-Ossola. Gli autori precisano che il campione non è statisticamente rappresentativo dell’intera popolazione frontaliera. Si tratta tuttavia di una delle più ampie rilevazioni promosse negli ultimi anni dal mondo sindacale sul lavoro oltreconfine.
Salari in crescita, ma il potere d’acquisto arretra
Il dato più significativo emerso dalla ricerca riguarda il divario tra l’evoluzione degli stipendi e la percezione della propria situazione economica. Molti frontalieri segnalano infatti aumenti salariali negli ultimi anni, senza però avvertire un corrispondente miglioramento del proprio tenore di vita.
A pesare sono soprattutto l’aumento del costo della vita, le spese legate alla mobilità e altri rincari che hanno progressivamente eroso i benefici degli incrementi salariali. Non sorprende quindi che, pur giudicando positivamente gli stipendi svizzeri, una quota rilevante delle persone intervistate ritenga di aver perso potere d’acquisto.
Nonostante queste difficoltà, il giudizio sulle retribuzioni resta ampiamente favorevole. Il 73% di chi ha partecipato si dichiara abbastanza o molto soddisfatto del proprio salario, mentre solo il 4,6% afferma di non esserlo affatto.
L’apparente contraddizione racconta bene la trasformazione del frontalierato. Il problema non sembra essere tanto il livello degli stipendi, che continuano a risultare competitivi rispetto a quelli italiani, quanto la loro capacità di garantire un effettivo miglioramento del tenore di vita.
Donne e giovani più presenti nelle fasce salariali basse
La maggior parte dei frontalieri e delle frontaliere si concentra nelle fasce salariali intermedie, in particolare tra i 4’000 e i 4’999 franchi lordi al mese, mentre le retribuzioni più elevate riguardano una quota minoritaria di lavoratrici e lavoratori.
Dietro la categoria dei frontalieri si nasconde infatti una realtà molto diversificata. Convivono occupazioni meno qualificate, professioni tecniche specializzate e funzioni dirigenziali, con differenze salariali talvolta molto marcate.
Le disparità emergono anche sul piano del genere e dell’età. Le donne risultano più presenti nelle fasce di reddito inferiori e meno rappresentate in quelle più elevate.
Una parte di questo divario è riconducibile alla maggiore diffusione del lavoro a tempo parziale tra le lavoratrici. Se tra gli uomini l’85,3% è impiegato a tempo pieno, tra le donne la quota si ferma al 51,1%.
L’analisi statistica contenuta nello studio mostra però che, a parità di età, formazione, posizione professionale e grado d’occupazione, gli uomini dichiarano in media un reddito lordo mensile superiore di circa 520 franchi rispetto alle donne.
Anche l’età incide in modo significativo sulle retribuzioni. Tra gli under 36, circa un terzo guadagna meno di 3’500 franchi al mese, mentre i lavoratori più anziani sono maggiormente rappresentati nelle fasce salariali più elevate.
Titolo di studio e responsabilità continuano a fare la differenza
La formazione e il ruolo professionale restano tra i principali fattori che incidono sui livelli salariali.
A parità delle altre caratteristiche considerate nell’analisi, chi possiede una laurea magistrale dichiara un reddito lordo mensile mediamente superiore di circa 950 franchi rispetto a chi ha un diploma di scuola secondaria. Il vantaggio supera i 1’250 franchi per i titolari di un dottorato.
Differenze ancora più marcate emergono osservando la posizione ricoperta all’interno dell’azienda. Le funzioni dirigenziali presentano retribuzioni stimate di quasi 2’000 franchi superiori rispetto alle mansioni amministrative. Anche tecnici specializzati, responsabili di reparto e altre figure con compiti di coordinamento registrano salari mediamente più elevati.
Più della metà si sente pagata meno dei residenti
Tra i risultati più significativi dell’indagine figura la percezione di una disparità salariale rispetto alle lavoratrici e ai lavoratori residenti in Svizzera.
Il 55,6% degli intervistati ritiene infatti di essere retribuito meno di una persona residente che svolge mansioni analoghe. La quota sale al 63,4% tra chi lavora in settori non coperti da un contratto collettivo di lavoro.
Secondo gli autori della ricerca, la presenza di un contratto collettivo contribuisce a rendere più trasparenti i criteri retributivi e ad attenuare la percezione di disparità.
Il tema continua ad alimentare il dibattito sul lavoro frontaliero e sul rischio di dumping salariale. Per una parte significativa degli intervistati, infatti, la questione non riguarda soltanto quanto si guadagna, ma anche il confronto con le condizioni riconosciute ai lavoratori residenti.
Il peso crescente del pendolarismo
Per migliaia di frontalieri, il tragitto quotidiano verso il luogo di lavoro rappresenta una voce di spesa sempre più rilevante.
L’automobile resta di gran lunga il mezzo di trasporto più utilizzato: il 73,2% degli intervistati raggiunge il posto di lavoro con il proprio veicolo. I costi della mobilità incidono però in misura significativa sul reddito disponibile. Per oltre un lavoratore su quattro, le spese legate agli spostamenti assorbono più del 10% del reddito mensile.
Non sorprende quindi che la possibilità di ridurre tempi e costi di percorrenza figuri tra i fattori che incidono maggiormente sulla soddisfazione lavorativa.
Nuovi frontalieri, nuovo regime fiscale
Lo studio dedica un’attenzione particolare anche ai cosiddetti nuovi frontalieri, entrati nel mercato del lavoro svizzero dopo l’introduzione del nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera.
Rispetto ai frontalieri storici, questo gruppo presenta caratteristiche differenti: in media è più giovane e segue percorsi professionali diversi. Gli autori invitano quindi alla prudenza nel confronto diretto tra livelli salariali e condizioni economiche dei due gruppi.
Ciononostante, la fiscalità emerge come uno degli elementi destinati a pesare maggiormente sull’attrattività del lavoro oltreconfine nei prossimi anni.
Lo studio richiama a questo proposito un’analisi dell’Istituto di ricerche economiche dell’Università della Svizzera italiana (IRE-USI), secondo cui il nuovo sistema fiscale potrebbe ridurre il reddito netto dei nuovi frontalieri del 15-20%, a seconda della situazione personale.
In termini concreti, una lavoratrice o un lavoratore assunti dopo l’entrata in vigore dell’accordo fiscale e con un salario lordo annuo di 65’000 franchi possono vedere ridursi il proprio reddito disponibile fino a circa 11’000 franchi all’anno. Con uno stipendio di 80’000 franchi, la diminuzione può superare i 14’000 franchi. La differenza è legata alla tassazione in Italia prevista per i nuovi frontalieri, che comporta un carico fiscale complessivamente più elevato.
Altri sviluppi
Qual è davvero la differenza di stipendio tra nuovi e vecchi frontalieri
Numeri che aiutano a comprendere perché, per una parte crescente dei lavoratori oltreconfine, la convenienza del frontalierato non venga più valutata esclusivamente sulla base dello stipendio lordo.
Un frontalierato che cambia
L’immagine che emerge dai 1’542 questionari è quella di un frontalierato in evoluzione. Più giovane, più qualificato e sempre più attento non soltanto alla retribuzione, ma all’equilibrio complessivo tra costi e benefici del lavoro in Svizzera.
Accanto alla retribuzione acquistano importanza aspetti come il costo della vita, la fiscalità, i tempi di percorrenza, le opportunità di crescita professionale, il welfare aziendale e l’equilibrio tra lavoro e vita privata. Più in generale, conta sempre meno il salario nominale e sempre di più il beneficio economico e personale che il lavoro in Svizzera riesce a garantire.
Il messaggio che emerge dalla ricerca è chiaro: gli stipendi svizzeri continuano a rappresentare un potente fattore di attrazione, ma per molti frontalieri la vera misura della convenienza non è più quanto si guadagna sulla carta. Conta sempre più quanto rimane effettivamente disponibile a fine mese e quale qualità della vita quel reddito consente di costruire.
La ricerca è stata promossa congiuntamente da OCST (Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese), CISL dei Laghi, CISL Sondrio e CISL Piemonte Orientale. Le organizzazioni promotrici hanno contribuito alla definizione degli obiettivi dell’indagine, dei temi da approfondire e alla diffusione del questionario.
Il coordinamento scientifico è stato affidato a BiblioLavoro, associazione culturale e centro studi della CISL Lombardia.
La rilevazione si è svolta nel maggio 2026 attraverso un questionario online composto da 39 domande. Sono stati raccolti 1’542 questionari completi.
Gli autori precisano che l’indagine non si basa su un campionamento probabilistico e che i risultati non possono quindi essere considerati statisticamente rappresentativi dell’intera popolazione dei lavoratori frontalieri tra Italia e Svizzera.
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