Dagli algoritmi al Sudan, i cinque vincitori del Premio Balzan 2026
Dall'impatto degli algoritmi sulla società alle reti di solidarietà nate nella guerra civile sudanese: il Premio Balzan 2026 premia cinque percorsi che affrontano alcune delle grandi sfide del presente.
Anche quest’anno il Premio Balzan ha premiato quattro ambiti di ricerca che, da prospettive diverse, mirano a comprendere il presente e a immaginare il futuro. Ad aggiudicarsi i premi annuali sono Elena Esposito (Italia), Rasmus Nielsen (Stati Uniti e Danimarca) e Ziheng Yang (Regno Unito), David Nirenberg (Stati Uniti), Mark Hillmyer (Stati Uniti) e Geoffrey Coates (Stati Uniti). Il PremioCollegamento esterno speciale per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli – destinato a chi si distingue per un’opera umanitaria di eccezionale rilievo – va invece alle Emergency Response Rooms in Sudan.
I temi delle ricerche premiate sono tra i più vari dal rapporto tra società e tecnologia digitale alla storia e cultura ebraica, dai materiali alternativi alla plastica di origine fossile, ai meccanismi dell’evoluzione genomica.
I vincitori dell’edizione 2026 sono stati annunciati a Milano, nella sede della Fondazione Corriere della Sera, da Marta Cartabia, presidente del Comitato generale dei premi, dopo l’intervento introduttivo di Maria Cristina Messa, presidente della Fondazione Premio Balzan.
Il Comitato, composto da venti personalità di riconosciuta autorevolezza internazionale nelle scienze, nelle discipline umanistiche e nelle arti, individua ogni anno le materie premiate e seleziona i vincitori e le vincitrici tra le candidature presentate da università, accademie e istituti di ricerca di tutto il mondo.
Maria Cristina Messa ha richiamato il ruolo della conoscenza in una fase segnata da trasformazioni che non possono più essere considerate soltanto rischi: dall’intelligenza artificiale alla crisi climatica, fino alla disgregazione di alcuni sistemi sociali. Il Balzan, ha spiegato, “intende offrire anche modelli di serietà, impegno e fiducia nella possibilità di costruire alternative al cinismo”.
Marta Cartabia ha quindi illustrato le scelte del Comitato, che quest’anno abbracciano scienze sociali, discipline umanistiche, ricerca sui materiali e biologia evolutiva.
I premiati del 2026
Il Premio Balzan 2026 per le scienze sociali della tecnologia digitale va a Elena Esposito, studiosa italiana attiva tra l’Università di Bologna e l’Università di Bielefeld. Il riconoscimento le viene attribuito per l’elaborazione del concetto di “comunicazione artificiale”, che mostra come gli algoritmi possano partecipare allo scambio sociale pur senza capacità di comprensione. Il lavoro di Esposito ha offerto, secondo il comitato del premio, un quadro teorico innovativo e rigoroso per studiare il ruolo dei sistemi algoritmici come attori della comunicazione.
Il premio per l’evoluzione molecolare è assegnato congiuntamente a Rasmus Nielsen (Università della California, Berkeley) e Ziheng Yang (University College London), per contributi pionieristici e complementari che uniscono teoria statistica, metodi computazionali e analisi genomica. I loro strumenti consentono di ricostruire il modo in cui la selezione naturale modella geni e popolazioni e hanno trasformato lo studio dell’adattamento evolutivo. Yang ha posto basi teoriche decisive per la moderna analisi filogenetica; Nielsen ha esteso questi approcci alla genomica delle popolazioni, contribuendo tra l’altro allo studio di importanti casi di adattamento umano.
Il riconoscimento per gli studi ebraici va a David Nirenberg, professore a Princeton e direttore dell’Institute for Advanced Study, per le sue ricerche sul giudaismo e sull’antigiudaismo, sui rapporti fra ebrei, cristiani e musulmani e sulle connessioni tra violenza e tolleranza. Nella sua opera, “Nirenberg ha esplorato le condizioni che rendono possibili tanto la coesistenza quanto l’intolleranza nelle società multireligiose, mettendo in discussione interpretazioni lineari dell’antisemitismo e indagando il peso delle relazioni locali, delle fonti e delle loro costruzioni narrative”, secondo il comitato.
Il quarto premio, nel campo dei polimeri biodegradabili da fonti rinnovabili, è attribuito a Mark Hillmyer (Università del Minnesota) e Geoffrey Coates (Cornell University). Il riconoscimento valorizza il loro lavoro nello sviluppo di polimeri sostenibili che integra progettazione molecolare e catalisi per trasformare materie prime rinnovabili e anidride carbonica recuperata in materiali ad alte prestazioni, biodegradabili e riutilizzabili.
Viene inoltre premiata la capacità di trasferire queste scoperte dalla ricerca di base alle applicazioni industriali, in un percorso che punta a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili senza rinunciare alle prestazioni dei materiali.
Il Premio Balzan per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli è stato assegnato alle Emergency Response RoomsCollegamento esterno in Sudan, rete di mutuo aiuto nata nel Paese e impegnata nella risposta alla crisi umanitaria, aggravata dalla guerra civile. La motivazione riconosce “il ruolo straordinario svolto nel garantire assistenza sul campo, solidarietà e speranza alle comunità colpite dalla guerra civile in Sudan”. Attraverso una rete capillare di sale di risposta alle emergenze e di consigli di coordinamento locale, costruita sull’impegno civico e sulla partecipazione dal basso, il movimento ha contribuito a colmare il vuoto lasciato dal collasso delle istituzioni e dalle difficoltà di accesso degli aiuti internazionali, si legge nel comunicato del premio.
La cerimonia di consegna dei Premi si tiene ogni anno a novembre, alternandosi tra Roma e Berna. L’edizione 2026 si svolgerà a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica.
Un premio che finanzia anche il futuro della ricerca
La rilevanza del Balzan non si misura soltanto dall’autorevolezza dei premiati, ma anche da un meccanismo pensato per amplificare l’impatto del riconoscimento. Assegnato dal 1961, il premio prevede per ciascuna disciplina una dotazione di 750 mila franchi svizzeri. Dal 2001, metà dell’importo deve essere destinata a progetti che coinvolgano giovani ricercatrici e ricercatori. Una regola che trasforma il riconoscimento in un investimento sulla formazione e sullo sviluppo di nuove attività scientifiche.
Le discipline premiate cambiano ogni anno e vengono scelte all’interno di due grandi aree: lettere, scienze morali e arti da una parte; scienze fisiche, matematiche, naturali e medicina dall’altra. Questo sistema permette di mettere in luce filoni di ricerca emergenti e ambiti di studio spesso trascurati da altri grandi premi internazionali.
Le categorie premiate nel 2027
Per il 2027, le quattro aree designate sono la dinamica delle profondità terrestri, motore della tettonica a placche e dei processi superficiali della Terra; il sistema immunitario delle piante e il suo ruolo nella resistenza agli agenti patogeni; il costituzionalismo europeo e la storia dell’architettura moderna e contemporanea. Come nel 2026, due premi saranno attribuiti nell’area umanistica e delle scienze sociali e due nelle scienze fisiche, matematiche, naturali e medicina.
Il Premio per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli non ha invece una cadenza annuale e può essere assegnato soltanto ogni tre anni o più.
Da Eugenio Balzan al premio internazionale
Dietro questa duplice vocazione, la promozione dell’eccellenza scientifica e l’impegno umanitario, c’è la storia di Eugenio Francesco Balzan.
Nato il 20 aprile 1874 a Badia Polesine, nel Rodigino, in una famiglia di proprietari terrieri, Balzan conobbe da giovane anche le conseguenze della piena dell’Adige del 1882, che travolse il Polesine e mise in crisi la sua famiglia. Dopo gli studi di agraria, entrò nel giornalismo: prima come correttore di bozze a L’Arena, poi al Corriere della Sera.
>>Chi era Eugenio Balzan:
Altri sviluppi
Eugenio Balzan, il filantropo avaro
Al quotidiano milanese costruì una carriera rapida. Entrato nel 1897, fu assistente di redazione, redattore di cronaca e inviato speciale; nel 1903 Luigi Albertini lo nominò direttore generale della casa editrice del giornale, della quale Balzan divenne anche socio e azionista.
Alle capacità organizzative affiancò l’attenzione per il racconto sociale: fra le sue esperienze figurano inchieste sulle condizioni di chi emigrava dall’Italia e di lavoratrici e lavoratori imbarcati sulle navi dirette in Nord America.
Nel 1933, in un clima sempre più ostile all’indipendenza del Corriere della Sera, lasciò l’Italia e si stabilì tra Zurigo e Lugano, dove aveva investito parte del proprio patrimonio. Continuò però a sostenere persone e istituzioni attraverso numerose iniziative benefiche.
Morì a Lugano il 15 luglio 1953. La figlia Lina Balzan, erede del suo patrimonio, fondò nel 1957 a Lugano la Fondazione internazionale Balzan per onorarne la memoria.
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