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Crans-Montana, l’ambasciatore italiano non rientra per la commemorazione

Gian Lorento Cornado
L'ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado: la data del suo rientro in Svizzera "è in via di definizione". Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved.

Oggi, primo aprile, a tre mesi esatti dalla tragedia del "Le Constellation" che costò la vita a 41 persone tra cui sei italiani, si terrà a Crans-Montana una cerimonia commemorativa. L'ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, non vi prenderà parte: nonostante i progressi sul fronte della cooperazione giudiziaria, la crisi diplomatica tra Roma e Berna non è ancora superata e il gelo politico tra i due Paesi permane.

La crisi diplomatica tra Italia e Svizzera, divampata all’indomani del tragico incendio di Capodanno a Crans-Montana, fatica a trovare una via d’uscita definitiva. Sebbene la recente missione dei magistrati romani in Vallese abbia avviato una reale cooperazione sul fronte giudiziario, sul piano politico permane infatti un profondo gelo istituzionale. A confermarlo è una decisione dal forte peso simbolico: l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, non farà rientro in Svizzera in occasione della cerimonia commemorativa. Un’assenza pesante, che certifica come il lavoro di ricucitura diplomatica sia ancora lontano dall’essere concluso.

Il rogo che nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il primo gennaio 2026 ha devastato il lounge bar Le Constellation ha lasciato una ferita profonda: 41 morti e oltre un centinaio di feriti. Tra le vittime figurano sei giovani cittadini italiani.

Lo strappo diplomatico e le critiche svizzere

La gestione iniziale dell’inchiesta da parte delle autorità del Canton Vallese aveva inasprito i rapporti tra Roma e Berna. La scintilla politica è scoccata il 23 gennaio, quando il Tribunale delle misure coercitive di Sion ha disposto la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del locale, a fronte del pagamento di una cauzione di 200’000 franchi svizzeri.

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Jacques Moretti tra i giornalisti.

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La decisione aveva provocato l’indignazione del Governo italiano. Il giorno successivo, il 24 gennaio, la Farnesina aveva optato per una misura drastica: il richiamo a Roma per consultazioni dell’ambasciatore Cornado. Il Governo italiano aveva subordinato il suo rientro a condizioni precise: l’avvio di una cooperazione giudiziaria effettiva, maggiore trasparenza sulle indagini e la costituzione di una squadra investigativa comune.

“Ritirare un ambasciatore significa, di fatto, che tra due Stati vi è un conflitto. Si tratta di una misura molto forte. A mio avviso, non si giustificava allora e non si giustifica oggi”

Giorgio Fonio, consigliere nazionale del Centro

Una mossa che, sin dall’inizio, ha suscitato forte perplessità oltre confine. A esprimere il punto di vista elvetico è il vicepresidente della Delegazione Collegamento esternosvizzera per le relazioni con il Parlamento italiano, Giorgio Fonio (Il Centro), che difende l’operato delle istituzioni elvetiche: “Siamo abituati a rispettare rigorosamente la separazione dei poteri, che per noi rappresenta un principio sacrosanto. Indipendentemente da eventuali errori, qualora vi siano stati, riteniamo che nulla giustifichi il ritiro dell’ambasciatore italiano da Berna. Il nostro impegno primario resta rivolto al sostegno alle vittime e alla ricerca della verità”.

Fonio evidenzia inoltre la gravità del prolungato stallo diplomatico e le sue ripercussioni pratiche: “È importante sottolineare che ritirare un ambasciatore significa, di fatto, che tra due Stati vi è un conflitto. Si tratta di una misura molto forte. Nella fattispecie, il ritiro era qualcosa che, a mio avviso, non si giustificava allora e non si giustifica oggi. Parliamo di un ritiro che dura ormai quasi da tre mesi. È altrettanto importante precisare che i servizi consolari hanno continuato a funzionare; mancava tuttavia il massimo rappresentante italiano in Svizzera, e questo ha avuto ripercussioni soprattutto per i cittadini italiani residenti nel nostro Paese”.

Il servizio del TG 20.00 della RSI del 1. aprile 2026:

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Sottolineando l’approccio differente adottato dalla diplomazia svizzera, aggiunge: “Per quanto riguarda la gestione della tragedia, emerge una grande differenza tra Svizzera e Italia. L’ambasciatore svizzero a Roma Balzaretti ha cercato costantemente di costruire ponti, senza mai pronunciare una parola fuori posto. È una situazione che ci dispiace molto. Speriamo di poter ricostruire al più presto i rapporti con una nazione amica, fondamentale per noi così come noi lo siamo per loro”.

Una linea condivisa anche da Greta Gysin (Verdi), membra ticinese della medesima Delegazione, che sottolinea il divario di atteggiamento tra i due Paesi: “È stato un periodo difficile, non solo come membra della delegazione, ma anche come ticinese che vive la realtà italiana molto più da vicino rispetto ad altri colleghi. In questo frangente, noi svizzeri abbiamo dimostrato una maturità che, purtroppo, è mancata alla controparte italiana”.

Pur ammettendo alcune sbavature interne, Gysin ribadisce l’assoluta sproporzione della reazione italiana: “Credo che ci sia sempre margine per le critiche e ammetto che abbiamo commesso degli errori a livello comunicativo. Forse qualche errore c’è stato a livello di Ministero pubblico, ma nulla di tutto ciò giustificava l’atteggiamento assunto dall’Italia, sia da parte dei media che della classe politica”.

La giustizia collabora, la diplomazia parlamentare ci prova

Se a livello diplomatico la situazione resta bloccata, il punto di svolta sul fronte giudiziario si è concretizzato nel mese di marzo. Una delegazione di inquirenti della Procura di Roma si è recata in missione a Sion per incontrare la procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud. I magistrati italiani hanno potuto accedere al voluminoso fascicolo dell’inchiesta, visionando migliaia di atti e dando sostanza alla richiesta italiana di collaborazione.

“La data di rientro a Berna dell’ambasciatore è in via di definizione”

Ufficio stampa del Ministero degli esteri italiano

L’inchiesta elvetica, attualmente, vede iscritte nel registro degli indagati nove persone. Oltre a Jacques Moretti e alla moglie, figurano diversi responsabili della sicurezza pubblica del Comune di Crans-Montana come pure il sindaco della località vallesana, segno che le indagini si stanno allargando per accertare eventuali negligenze nei controlli amministrativi.

Nel frattempo, anche a livello parlamentare si cerca faticosamente di ricucire lo strappo. Come rivela Greta Gysin: “Il presidente della nostra Delegazione Carlo Sommaruga ha inviato due lettere alla delegazione italiana, invitandola a un dialogo costruttivo. Attualmente stiamo cercando una data per un incontro congiunto. Personalmente avrei auspicato un confronto più rapido, ma, col senno di poi, in quel momento di forte tensione sarebbe stato difficile instaurare un dialogo realmente costruttivo. Ora, invece, i presupposti sono decisamente migliori”.

L’assenza dell’ambasciatore e l’ombra della politica

È in questo clima ambivalente – cooperazione giudiziaria da un lato, stallo politico dall’altro – che si inserisce la cerimonia commemorativa organizzata dall’Ambasciata d’Italia a Crans-Montana per oggi, primo aprile, a tre mesi esatti dalla tragedia. L’evento prevede un momento di raccoglimento e la deposizione di una corona di fiori, ma si svolgerà senza l’ambasciatore Cornado.

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Ambasciata italiana ricorda le vittime di Crans-Montana

Questo contenuto è stato pubblicato al A tre mesi dal tragico incendio scoppiato nel locale “Le Constellation” di Crans-Montana (VS), l’ambasciata italiana in Svizzera ha reso oggi omaggio alle vittime che hanno perso la vita la notte di Capodanno, tra cui 6 italiani.

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La conferma ufficiale è giunta direttamente dalla Farnesina, da noi contattata: il Ministero degli esteri ha precisato che l’ambasciatore non parteciperà alla cerimonia e che al suo posto sarà l’incaricata d’affari Diana Forte a deporre la corona. Quanto al rientro definitivo di Cornado a Berna, da Roma fanno sapere che la data “è in via di definizione” e al momento non è ancora nota. Un’assenza significativa e che, da parte svizzera, viene letta con severità. A Roma, la linea resta improntata alla prudenza, con l’obiettivo di garantire che la collaborazione giudiziaria prosegua senza intoppi.

“È sintomatico del caos che sembra regnare nel Governo italiano”

Greta Gysin, consigliera nazionale dei Verdi

Greta Gysin è netta nel giudicare le motivazioni che prolungano questo stallo, puntando il dito contro la confusione istituzionale italiana e ricordando un dettaglio cruciale sulle condizioni poste inizialmente da Roma: “Quando l’ambasciatore è stato ritirato, sono state poste delle condizioni, tra cui la partecipazione alle indagini. Ora sappiamo che, all’epoca, tale richiesta formale non era nemmeno stata inoltrata: come potevano le nostre autorità rispondere a una richiesta inesistente? È sintomatico del caos che sembra regnare nel Governo italiano”.

A farle eco è il vicepresidente della delegazione svizzera Giorgio Fonio che lancia un monito finale a non trasformare il dramma di Crans-Montana in un terreno di scontro per logiche politiche interne: “La politica non dovrebbe strumentalizzare questa vicenda, come purtroppo è già accaduto in misura eccessiva. Il focus deve rimanere unicamente sull’aiuto alle vittime e ai loro familiari, i quali necessitano di risposte concrete e di tutto il nostro sostegno”.

Il percorso per accertare tutte le responsabilità penali del rogo del Le Constellation è ancora lungo. La ritrovata fiducia tra le istituzioni giudiziarie di Roma e Sion dimostra che la ricerca della verità può procedere, ma l’assenza dell’ambasciatore alla commemorazione conferma che la strada per la piena normalizzazione dei rapporti bilaterali è ancora in salita.

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