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Crans-Montana e fatture delle cure: i veri termini della questione

soccorritori in ospedale
Keystone / Gaetan Bally

L’Italia ribadisce che non intende pagare nulla, ma l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali precisa: è in base alle regole europee che ogni Paese deve pagare per le proprie vittime ricoverate all’estero.

Continua a far discutere, in relazione alla tragedia d’inizio anno a Crans-Montana, la questione del pagamento per le cure alle vittime italiane che sono state ricoverate in Svizzera. Ma quali sono, esattamente, i termini della questione sui quali va fatta chiarezza? Tutto, ricordiamo, concerne 3 ragazzi ricoverati all’ospedale di Sion subito dopo il rogo al bar “Le Constellation”. Le loro famiglie, nei giorni scorsi, hanno quindi ricevuto le copie delle fatture relative alle cure ricevute. Ciò ha innescato polemiche, ma subito è stato chiarito che le famiglie non dovranno pagare queste fatture.

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L'ospedale di Sion, nel canton Vallese.

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Crans-Montana, l’equivoco infinito fra Italia e Svizzera

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Nel pomeriggio di venerdì, il presidente del Governo vallesano Mathias Reynard e l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado si sono incontrati per fare il punto della situazione. Ed è finora emerso che il colloquio è stato breve e si è parlato anche di queste fatture.

Come ha poi indicato Reynard il Vallese pagherà, attraverso il suo servizio per l’aiuto alle vittime, gli oneri non coperti dalle assicurazioni. Tutte le altre questioni non sono però di competenza cantonale, ma vengono gestite a livello bilaterale fra Svizzera e Italia e dipendono, in questo caso, da regolamenti europei. Va quindi ricordato che in Italia il sistema sanitario è in prevalenza di natura pubblica, cioè finanziato dallo Stato attraverso le imposte. Di qui la reazione immediata della politica: dalla premier Giorgia Meloni all’ambasciatore italiano in Svizzera tutti hanno ribadito che lo Stato italiano non verserà nulla. E tutto ciò ha inasprito il dialogo.

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Proprio oggi l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha chiarito, una volta ancora, che i pazienti non pagheranno direttamente queste fatture. Ai microfoni di SRF la sua direttrice Doris Bianchi ha sottolineato che la tragedia d’inizio anno “ha causato gravi danni alla salute dei sopravvissuti” e che “la pena per i famigliari è immensa”. Ma anche in relazione a questa tragedia “valgono le regole stabilite” fra la Svizzera e i paesi dell’UE, di cui l’Italia è parte. Di conseguenza “un cittadino italiano che ha” subito “un incidente in Svizzera ha accesso alle cure mediche in Svizzera” e i costi delle cure “sono a carico del Paese di residenza”. Dunque, per l’Italia, a carico del Servizio sanitario nazionale.

Da rilevare che l’ambasciatore Cornado aveva subito sottolineato come due cittadini svizzeri fossero stati ricoverati all’ospedale milanese Niguarda per alcuni mesi, citiamo, “gratuitamente”. Il rappresentante di Roma pretendeva così reciprocità e solidarietà. Ma le cose non stanno proprio così. Nella regolamentazione in vigore “c’è il principio di reciprocità”, ha ricordato sempre Doris Bianchi. Quindi anche i costi “per le spese mediche di cittadini svizzeri curati in Italia sono a carico delle casse malati” elvetiche. E anche lì “bisogna avere un estratto dei conti delle autorità italiane”. L’UFAS attende quindi che l’Italia inoltri le fatture alla Svizzera, ha concluso la direttrice.

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piazza con nastro della polizia

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