Crans-Montana, l’equivoco infinito fra Italia e Svizzera
Ennesima polemica sui media italiani attorno all’incendio di Capodanno al bar Le Constellation. Tre persone ferite hanno ricevuto dall’ospedale di Sion una copia della fattura per prestazioni mediche ricevute. Si tratta di un obbligo di legge in Svizzera. Anche laddove, come in questo caso, nella fattura si specifica che non si tratta di una richiesta di pagamento.
In calce al documento inviato dall’ospedale di Sion si legge: “La fattura non deve essere pagata”. Una precisazione che però non è bastata a evitare l’ennesima tempesta mediatica fra Italia e Svizzera sull’incendio di Capodanno. La nuova polemica riguarda le spese mediche per le prime cure prestate dal nosocomio vallese alle vittime italiane. A tre di loro è stato recapitato un documento che elenca in dettaglio i costi, tra 17’000 e 66’800 franchi, relativi alle prime 24 ore di trattamento d’emergenza. Costi ordinari di un ospedale svizzero per quel tipo di prestazione. Le tre persone erano poi state trasferite all’Ospedale Niguarda di Milano.
Martedì 21 aprile la notizia dell’arrivo dei documenti è stata ripresa da decine di testate giornalistiche italiane. Molte hanno puntato su “dopo la tragedia, la beffa”, ma c’è chi si è spinto a evocare uno “scontro con la SvizzeraCollegamento esterno”, un nuovo “caso diplomatico” e chi ha sostenuto trattarsi dell’errore di “un funzionario eccessivamente zelanteCollegamento esterno”.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tuonato dai suoi profili social: “Sono rimasta scioccata dalla notizia delle fatture da decine di migliaia di euro inviate da un ospedale svizzero alle famiglie di alcuni ragazzi coinvolti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana. Un ospedale di Sion è arrivato addirittura a chiedere oltre 70’000 euro per poche ore di ricovero. Un insulto, oltre che una beffa, che solo una disumana burocrazia poteva produrre”.
Obbligo di legge
Il bisticcio nasce dalla mancata comprensione del funzionamento del sistema sanitario svizzero, e dall’ignoranza sul contenuto dei trattati bilaterali fra i due Paesi, che regolano anche l’assistenza medica. Nella Confederazione, enti e soggetti che forniscono prestazioni mediche, come in questo caso l’ospedale di Sion, sono obbligati a inviare copia delle fatture alle persone che hanno curatoCollegamento esterno. Lo prevede la Legge federale sull’assicurazione malattie (LAMalCollegamento esterno) all’articolo 42, capoverso 3. La logica dietro questo obbligo di legge è di consentire ai pazienti di verificare le informazioni contenute nella fattura e se necessario, comunicare alle rispettive assicurazioni eventuali correzioni.
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Si è trattato, dunque, di mero e obbligatorio adempimento amministrativo. La legge federale prevede una serie di sanzioni, laddove un prestatore di cure non rispetti la consegna. Il Servizio vallesano della sanità pubblica ha precisato all’agenzia di stampa ATS che “le famiglie sono state informate per posta, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, sulla procedura da seguire nel caso in cui avessero ricevuto fatture mediche non a loro carico”.
Le cure prestate in Svizzera a una persona di cittadinanza italiana sono regolate dai trattati bilaterali fra i due Paesi. In nessun caso, a quella persona verrà richiesto di pagare una fattura. Sono gli enti rispettivi a gestire la partita, attraverso l’Istituzione comune LAMalCollegamento esterno, fondazione di diritto pubblico elvetica che gestisce le pratiche sanitarie internazionali. Nel caso delle persone rimaste ferite nell’incendio di Crans-Montana, poi, un eventuale importo che non dovesse essere coperto dagli enti coinvolti, sarebbe materia risolta dalla Legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAVCollegamento esterno).
Sia il Canton Vallese, che la Confederazione, hanno infine attivato risorse finanziarie per risarcire le vittime e prendere in carico ogni costo che non fosse coperto da leggi, trattati o assicurazioni. Insomma, come ha ribadito ora il Vallese: “In ogni caso, le famiglie non dovranno pagare alcuna fattura medica”.
Molto rumore per nulla?
Tocca dunque prendere atto che anche questa volta, come è già stato per le differenze fra il diritto penale elvetico e quello italiano, e su cosa preveda la collaborazione giudiziaria internazionale, la polemica è nata dalla mancanza di comprensione. E chi ha scritto le decine di articoli usciti sui media italiani, anche questa volta non ha evidentemente cercato le informazioni del caso.
La spirale di articoli, con il carico da novanta dell’esternazione di Meloni, hanno di nuovo chiamato in causa l’Ambasciatore italiano in Svizzera. Gian Lorenzo Cornado, rientrato a Berna il 6 aprile dopo il lungo braccio di ferro sull’inchiesta sui fatti di Crans-Montana, ha dichiarato all’agenzia di stampa italiana ANSA di aver telefonato al presidente del Consiglio di Stato vallesano, Mathias Reynard. “Mi ha assicurato che nulla è dovuto dalle famiglie agli ospedali e che le spese sanitarie saranno sostenute in toto dal Canton Vallese, ed eventualmente dalla Confederazione, e che nulla sarà chiesto allo Stato italiano, come del resto avevano annunciato sin dall’inizio”.
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Di analogo tenore le dichiarazioni di Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia. Rappresenta le famiglie delle vittime italiane del rogo di Crans-Montana nella fondazione Beloved, che ha il compito di individuare le modalità per indennizzare le famiglie. Bertolaso parla di “atti dovuti, certificazioni che gli ospedali devono fare per coprire il loro bilancio e giustificare ai loro contabili. È chiaro che non esiste che nessuno debba sborsare un solo euro per quello che è successo”.
Intervistato da Il Corriere della sera, l’Ambasciatore svizzero in Italia Roberto Balzaretti ha puntato a smorzare i toni della polemica. Balzaretti ha parlato di “disguido”, precisando che “l’invio di una copia delle fatture emesse a nome della assicurazioni ai pazienti in Svizzera è la prassi”, ma che in questo caso si sarebbe convenuto di non farlo. Quanto a chi debba pagare per le cure mediche nella Confederazione, Balzaretti ha detto: “mi aspetto che nel corso dell’interlocuzione tra le autorità competenti si possa arrivare a un accordo”.
Il 24 aprile l’Ambasciatore italiano sarà in Vallese per incontrare i vertici del Cantone. In agenda c’è la questione dei risarcimenti, ma Cornado dovrà anche discutere di questa ennesima polemica a mezzo stampa.
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