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Esecuzioni capitali in calo, ma è mistero sulla Cina

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Questo contenuto è stato pubblicato il 11 aprile 2017 - 16:30
tvsvizzera/spal con RSI (TG dell'11.4.2017)

Le esecuzioni capitali nel mondo sono diminuite di circa il 37 per cento nel 2016 rispetto all'anno precedente, secondo quanto ha reso noto Amnesty International.

Il calo da 1’634 persone giustiziate a 1'032, spiega il rapporto dell’organizzazione umanitaria, è legato soprattutto alla flessione delle esecuzioni in Iran e Pakistan.

Ma i dati risultano incompleti. Non si hanno infatti cifre relative alla Cina, paese con il maggior numero di condanne capitali: si sospetta che siano circa 1’000 i condannati finiti sul patibolo, a fronte degli 85 resi pubblici dalle fonti ufficiali. Seguono in questa triste classifica l’Iran (567), Arabia Saudita (154), Iraq (88) e Pakistan (87).

In forte regresso le esecuzioni capitali negli Stati Uniti, che con 20 esecuzioni sono tornati ai livelli di inizio anni ’90. Va precisato che l’evoluzione è legata essenzialmente ai ricorsi legali sul protocollo dell’iniezione letale e alla difficoltà di reperire i farmaci. 

Va comunque evidenziato che la diminuzione va relativizzata con il fatto che proprio nel 2015 è stato giustiziato il più elevato numero di persone dal 1989 e che comunque le oltre mille persone uccise da autorità pubbliche costituiscono una cifra superiore alla media della decade precedente. In ogni caso il numero di paesi abolizionisti continua a crescere. Secondo l’organizzazione non governativa, 104 paesi hanno abolito la pena di morte per ogni tipo di reato. Nel 1977 soltanto 16 lo avevano fatto.




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