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Un terzo di chi studia medicina abbandona la professione

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Le prime esperienze sul campo sono decisive (sia positivamente che negativamente) per un terzo di chi studia medicina. © Keystone / Gaetan Bally

In Svizzera uno studente di medicina su tre rinuncia alla carriera in ospedale dopo la prima esperienza pratica sul campo.  

Il 34% degli studenti e delle studentesse di medicina pensa di abbandonare la professione dopo la prima esperienza pratica in ospedale. I loro dubbi derivano principalmente dalle preoccupazioni per le condizioni di lavoro. 

Secondo l’ultimo sondaggio pubblicato lunedì dall’Associazione degli studenti di medicina (SWIMSACollegamento esterno), a cui hanno partecipato circa 2’300 persone, l’interesse per la disciplina rimane costantemente elevato durante gli studi.  

Chi sceglie questa facoltà lo fa perché vuole svolgere “una professione appagante, a diretto contatto con i e le pazienti. Tuttavia, dopo l’intenso contatto con la realtà della professione medica, nel corso dell’anno di stage libero, solo il 31% sente di poter confermare la propria scelta professionale”, si legge in un comunicato diramato dall’Associazione svizzera dei medici assistenti e capiclinica (ASMACCollegamento esterno).  

Per un terzo abbondante degli intervistati e delle intervistate, invece, l’anno di stage comporta un serio ripensamento, con i futuri professionisti e professioniste del settore che meditano di abbandonare le loro aspirazioni professionali. Tali dubbi nascono principalmente dalle preoccupazioni per le condizioni di lavoro attese. 

Altri sviluppi

Per l’ASMAC si tratta di una tendenza allarmante, considerando il già elevato numero di giovani medici che abbandonano la professione, nonché la crescente carenza di personale nel settore sanitario. 

L’associazione ha quindi formulato una serie di raccomandazioni. La prima è quella di rispettare il diritto vigente in materia di lavoro, riducendo la settimana lavorativa effettiva dei medici assistenti. Inoltre, i compiti non medici dovrebbero essere ridotti e il lavoro a tempo parziale reso possibile. Infine, l’ASMAC raccomanda di dare priorità alla digitalizzazione e all’armonizzazione del sistema sanitario elvetico per superare le inefficienze. 

Un allarme era già stato lanciato nel 2016, quando un’altra statistica dimostrò che un medico su dieci abbandonava prematuramente la professione. 

E in Italia?  

Non ci sono studi precisi su questo tema in Italia, quindi non sappiamo in quanti rinunciano a lavorare in ospedale dopo la prima esperienza sul campo. Il settore medico, nella vicina Penisola, però, è in difficoltà da qualche tempo. Si sono ridotte le iscrizioni a quella che è considerata globalmente una delle (se non la) facoltà più difficili. Le lauree non vanno di pari passo con i pensionamenti e il personale manca. Chi riesce poi a portare a termine gli studi, spesso decide di svolgere l’attività all’estero, dove le condizioni di lavoro sono più favorevoli. Insomma, la combinazione studi difficili + mestiere impegnativo + condizioni di lavoro poco attraenti non è di aiuto per il settore. Eppure, secondo alcuni dati, il 95% di chi porta a termine gli studi in Italia trova un lavoro a cinque anni dal conseguimento del titolo di studio   

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