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"Norme Ue sulle armi liberticide e antisvizzere"

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Questo contenuto è stato pubblicato il 05 ottobre 2018 - 13:22
tvsvizzera/ats/spal con RSI (Tg del 5.10.2018)

Le norme europee restrittive sulle armi, appena approvate la settimana scorsa dalle due Camere federali, contrastano con le tradizioni elvetiche.

È quanto ritengono il partito di destra Udc e le associazioni dei tiratori che venerdì hanno indetto un referendum e per i quali il recepimento della Direttiva ha decretato la fine di questa disciplina come sport di massa in Svizzera. Anzi, il nuovo regime sarebbe addirittura per i referendisti " ingiusto, liberticida, inutile, pericoloso e antisvizzero".

"Il popolo ha il diritto di decidere se voglia lasciarsi imporre leggi che vengono promulgate solo per pressione dall'estero", ha detto il ticinese Luca Filippini, presidente della Comunità di interessi del tiro svizzero (CIT) che rappresenta 14 differenti associazioni con quasi 200'000 soci.

Secondo gli oppositori il recepimento della direttiva europea non comporta nessun vantaggio in termini di sicurezza e la sua applicazione rischia di creare un vero e proprio mostro burocratico che aumenterebbe a dismisura gli oneri per la polizia.

In realtà le nuove disposizioni, decise a livello continentale dopo gli attentati jihadisti di Parigi, introducono limitazioni solo per arme automatiche. Non vi sono infatti variazioni per l'ottenimento della pistola di ordinanza dopo il servizio militare e per la caccia, ambito in cui questo genere di armi sono già vietate.

Le uniche novità riguardano il tiro: occorrerà infatti dimostrare di essere membri di una società sportiva e di allenarsi regolarmente. Ma su queste questioni, se saranno raccolte 50'000 firme valide, saranno prossimamente chiamati ad esprimersi alle urne i cittadini.

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