Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
Il Parlamento stanzia altri 400 milioni di franchi per un jet militare diventato più caro di quanto preannunciato. Per 50 milioni, ordina pistole di ordinanza che ancora non funzionano. Con 500 milioni, compra il "sì" degli agricoltori al libero scambio con il Mercosur.
Sono bruscolini rispetto a 50 miliardi, il prezzo dell'ampliamento della rete di trasporti nei prossimi anni previsto dal Governo. Secondo il Controllo federale delle finanze, però, la bontà dei progetti previsti è alquanto dubbia.
Cordiali saluti da Berna,
Il Consiglio degli Stati ha detto “sì” all’accordo di libero scambio con il Mercosur. La resistenza di contadine e contadini è stata superata approvando lo stanziamento di oltre mezzo miliardo di franchi all’agricoltura svizzera.
L’accordo di libero scambio è stato negoziato dagli Stati AELS – di cui la Svizzera fa parte – con i Paesi del Mercosur Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Il Consiglio nazionale lo aveva respinto di misura in giugno e dovrà ora pronunciarsi nuovamente, presumibilmente domani, mercoledì. Ieri, infatti, il Consiglio degli Stati ha dato il suo via libera. Hanno votato contro solo le e i rappresentanti del Partito socialista e dei Verdi.
“Se l’accordo fallisse, dovremo fornire molte spiegazioni sul piano della politica estera”, ha detto il consigliere agli Stati Benedikt Würth (Centro) in aula, aggiungendo: “Sembra essere lo spirito del tempo che tutti vogliano concludere un accordo e far valere i propri interessi particolari.” Con queste parole Würth alludeva alla richiesta di compensazione della lobby agricola. Con 517 milioni di franchi – il Governo ne aveva previsti 158 a tale scopo – il Consiglio degli Stati ha accolto le richieste degli agricoltori..
“Il ‘sì’ è un capolavoro tattico dell’Unione svizzera dei contadini. Ma se la tattica funzionerà anche alle urne è ancora incerto“, analizza oggi SRF. Un referendum è infatti nell’aria. Finanz und Wirtschaft commenta: “Berna si piega al forcone. Se il consenso al libero scambio dipende da quanto lo Stato paga in più, l’intera faccenda acquista una logica ricattatoria.”
Restiamo a Palazzo federale. Il Consiglio nazionale ha approvato oggi il budget dell’esercito, ha discusso dei fondi per i jet da combattimento F-35 e sono emerse alcune stranezze riguardo alla nuova pistola dell’esercito.
Per l’acquisto dei caccia, si spenderanno 400 milioni di franchi in più rispetto ai 6 miliardi approvati dal popolo in votazione nel 2020. Dopo il Consiglio degli Stati, oggi anche il Consiglio nazionale ha dato il suo via libera. Un prezzo molto più elevato di quanto promesso in origine. La settimana scorsa, un rapporto d’inchiesta aveva accertato che, negli accordi siglati con Washington, non è mai esistito un prezzo fisso vincolante, a differenza di quanto comunicato più volte dal Dipartimento della difesa.
Le e i rappresentanti dei gruppi borghesi hanno sottolineato in Consiglio nazionale che non ci sono alternative all’acquisto dell’F-35 – un progetto “too big to fail” – e hanno chiesto fondi supplementari ancora maggiori, pari a un miliardo di franchi. La sinistra ha invece criticato il “fiasco del prezzo fisso”, che ha minato la fiducia nell’ambito di questo acquisto.
La NZZ riferisce di un’iniziativa parlamentare della sinistra che vuole fare chiarezza sulla questione in modo sistematico. Il Partito socialista chiede che l’acquisto dell’F-35 venga esaminato da una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI).
Watson parla anche di un altro acquisto quantomeno singolare, da 50 milioni. In un’inchiesta, il portale mostra come SIG Sauer sia riuscita ad aggiudicarsi l’appalto per la fornitura della nuova pistola P320 per l’esercito svizzero nonostante gravi lacune riscontrate dall’arma, battendo tutti gli altri offerenti. Il motivo principale, secondo Watson, sarebbe che la pistola sarà prodotta in Svizzera e dovrebbe rafforzare l’industria degli armamenti nazionale.
Con un progetto da 50 miliardi di franchi, il Consiglio federale pianifica l’ampliamento della rete ferroviaria e stradale fino al 2045. Eppure, i piani presentati presenterebbero gravi lacune, critica il Controllo federale delle finanze.
Treni ogni quarto d’ora tra Berna e Zurigo, il tunnel del Grimsel, sei corsie su alcuni tratti dell’autostrada A1: tutto questo e altro ancora dovrebbe essere realizzato nell’ambito del piano di ampliamento “Trasporti ’45”, del valore di 50 miliardi di franchi. Ma le ragioni alla base di certe scelte sarebbero in parte poco chiare, secondo il Controllo federale delle finanze (CDF).
Beat Stamm, responsabile di settore presso il CDF, dichiara a SRF: “Le priorità stabilite sono per noi in parte difficili da comprendere e si basano su dati obsoleti e su una metodologia in parte poco trasparente e non aggiornata.” Anche la redditività dei progetti sarebbe in parte sovrastimata.
Problematico sarebbe inoltre il fatto che la definizione delle priorità si basi in misura determinante su un unico studio del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ). “Questo studio è stato elaborato in tempi brevissimi, nonostante si tratti di miliardi e del futuro delle infrastrutture di trasporto elvetiche. Non ci sembra appropriato che gli investimenti futuri vengano indirizzati sulla base di una ricerca così sommaria”, afferma Stamm.
Il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) del consigliere federale Albert Rösti, dal canto suo, difende lo studio dell’ETHZ.
Gli “smart glasses”, che possono filmare di nascosto, stanno diventando sempre più popolari anche in Svizzera, dove si levano ora voci che chiedono regole chiare.
“Azzerano completamente i diritti della protezione della personalità“, dichiara Rahel Estermann al Tages-Anzeiger a nome dell’ONG Società digitale svizzera, che si impegna per la tutela dei diritti civili e dei consumatori. La sua richiesta è chiara: “Dobbiamo ritirare dal mercato gli occhiali intelligenti per il momento”. Alcuni attivisti stanno già raccogliendo firme sotto lo slogan “Nessun giocattolo per stalker!”.
Anche il consigliere nazionale dei Verdi Gerhard Andrey chiede un divieto di vendita: “Questi occhiali rappresentano un problema di sicurezza per la Svizzera.” I politici del campo borghese interpellati dal Tages-Anzeiger, invece, vedono la problematica non tanto nel prodotto in sé, ma nel suo utilizzo improprio, e rimandano alle leggi sulla protezione dei dati già in vigore.
La consigliera nazionale centrista Isabelle Chappuis chiede una moratoria sul riconoscimento facciale in tempo reale. Avanza inoltre una proposta: qualsiasi ripresa non segnalata in modo chiaramente riconoscibile dovrebbe essere considerata illecita. Se gli occhiali intelligenti dovessero diffondersi massicciamente in Svizzera, il Paese si troverebbe di fronte a un delicato dibattito sociale.
Foto del giorno
Durante l’esercitazione “Fides 26”, polizia ed esercito si addestrano insieme per rispondere a diversi scenari di minaccia. Nell’immagine, la raccolta degli indumenti indossati durante un intervento in un’ipotetica zona ad alta radioattività.
Tradotto dal tedesco e verificato da: Zz
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