Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
Questa mattina a nord delle Alpi è tornata la neve. A dicembre la si accoglie volentieri, a marzo un po’ meno. Di certo nessuno l’aveva ordinata.
Gli Stati Uniti continuano a creare problemi alla Svizzera con comportamenti unilaterali. Questa volta dirottano altrove fondi che Berna ha versato per il caccia F‑35. Ora la Confederazione deve pagare un supplemento.
Ma… è un po’ come con la neve: che cosa si può fare quando ci si sveglia e ci si ritrova davanti un panorama diverso?
Buona lettura!
“No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti!”: questo chiede l’iniziativa popolare dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice). Che cosa significherebbe per le svizzere e gli svizzeri all’estero? Nel peggiore dei casi: nessun diritto al rientro, teme il Partito socialista. La Confederazione, però, rassicura.
L’iniziativa in votazione popolare il 14 giugno prossimo propone di fissare il tetto della popolazione svizzera a 10 milioni entro il 2050. Come indicato nel testo, il parametro di riferimento è la “popolazione residente permanente in Svizzera”. Per definizione, ciò esclude le 830’000 svizzere e svizzeri con domicilio all’estero.
In un’intervista al quotidiano Blick, il co-presidente del Partito socialista Cédric Wermuth ha espresso il suo timore: “Se il tetto dei 10 milioni viene raggiunto, le persone svizzere all’estero non potranno più tornare nella Confederazione.” Sarebbe un grave attacco ai diritti fondamentali della cittadinanza elvetica, ha dichiarato.
Blick ha chiesto chiarimenti alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Quest’ultima rassicura: chi ha un passaporto rossocrociato ha sempre il diritto di stabilirsi in Svizzera. “L’iniziativa non cambia nulla”, afferma una portavoce della SEM.
Allo stesso tempo, la SEM richiama l’attenzione su un altro scenario: se la Svizzera dovesse rinunciare alla libera circolazione con l’UE per rispettare l’iniziativa, gli svizzeri e le svizzere all’estero potrebbero esserne toccati. “È verosimile che, in cambio, anche le cittadine e i cittadini elvetici non possano più trasferirsi nell’UE”, osserva la SEM.
La Svizzera ha acquistato due sistemi d’armamento negli Stati Uniti: il caccia F‑35 e il sistema di difesa aerea Patriot. Poiché gli USA, per il momento, non sono in grado di consegnare il Patriot, la Confederazione ha sospeso gli acconti. Ora però Washington si serve da sola e utilizza gli anticipi versati per l’F‑35.
Lo scorso anno la Svizzera ha appreso che gli Stati Uniti consegneranno il sistema Patriot solo con notevoli ritardi: si parla di almeno cinque anni. Per fare pressione, Berna ha quindi deciso di sospendere provvisoriamente gli acconti.
Ma i conti non tornano. Oggi la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF riferisce: “Gli Stati Uniti dirottano su larga scala i soldi svizzeri destinati al caccia e li impiegano per il Patriot.” Da un punto di vista finanziario ciò è possibile perché si tratta di un acquisto governativo. Il Governo degli Stati Uniti utilizza infatti un unico fondo per tutti gli acconti provenienti dalla Confederazione, indipendentemente dalla loro destinazione.
Secondo quanto confermato alla SRF dal responsabile svizzero dell’armamento, Urs Loher, gli Stati Uniti hanno ora trasferito “una somma milionaria a tre cifre” [ben oltre 100 milioni, scrive SRF News] dagli acconti per l’F‑35 al programma Patriot. Di conseguenza, la Svizzera ha dovuto versare ulteriori fondi per restare in regola con gli anticipi relativi all’F‑35. Per il capo di Armasuisse si tratta di una situazione “molto insoddisfacente”. “Ma i rapporti di forza sono abbastanza chiari”, osserva.
È la famiglia di emigrate ed emigrati più famosa della Svizzera tedesca. Quando nel 2010 gli Schönbächler si sono trasferiti in Canada, la Televisione svizzera li ha seguiti. Una scena della trasmissione è diventata un successo su YouTube – e in seguito è stata sfruttata commercialmente. Ora la famiglia reagisce.
Hermann Schönbächler: lunga barba, indole allegra, un boscaiolo che sembra uscito da un libro illustrato. Ha regalato numerosi momenti televisivi memorabili quando, insieme alla moglie e ai figli, ha cercato di costruirsi una vita nelle foreste canadesi. Nella scena più famosa si trova sul grande escavatore giallo con il figlio Richi e lo fa scendere.
Dal sedile dell’escavatore al suolo ci sono quasi due metri. Papà Hermann dice al figlio: “Richi, tieniti ben stretto mentre scendi.” Poi il piccolo Richi cade a terra. “Richi, ti avevo detto di tenerti bene!”, gli grida il padre.
Queste parole diventano prima un meme sui social, poi un grande successo della band folk svizzera “Stubete Gäng”. La nazionale svizzera di hockey riproduce la canzone dopo ogni suo goal‑. Vengono poi creati prodotti “Richi”: tazze, un gioco di carte, calze, libri e adesivi. Tutto questo accade senza che nessuno abbia chiesto il permesso alla famiglia Schönbächler.
Ora la famiglia si è espressa in modo critico in un post su Facebook. Invoca i propri diritti della personalità. I vari prodotti sono stati immediatamente rimossi dagli shop online. La “Stubete Gäng”, invece, non ha ancora reagito.
L’islamologo svizzero Tariq Ramadan è stato condannato dal Tribunale penale di Parigi a 18 anni di reclusione per lo stupro di tre donne.
Il tribunale ha emesso il verdetto mercoledì in assenza dell’imputato e a porte chiuse. Il 63enne, studioso di origini egiziane, è stato giudicato colpevole sia di stupro che di stupro ai danni di una persona vulnerabile.
Ramadan, nato a Ginevra, è nipote di Hassan alBanna‑, fondatore dei Fratelli Musulmani egiziani. Era già stato condannato dalla giustizia svizzera per lo stupro di una donna. I reati discussi in questo processo riguardano tre diverse vittime di violenze avvenute tra il 2009 e il 2016.
“Il consenso a un atto sessuale non significa acconsentire a qualsiasi atto, di qualunque natura”, ha sottolineato la presidente della corte. Le condizioni imposte a Ramadan: nessun contatto con le vittime, nessuna dichiarazione pubblica sui fatti. E, dopo aver scontato la pena, divieto di soggiorno in Francia.
Foto del giorno
È il tipo di panorama che molte viaggiatrici e molti viaggiatori trovano così paradisiaco da dubitare inizialmente che sia reale. E quando lo vedono con i propri occhi, pubblicano una foto scrivendo: “Only in Switzerland”. Una ripresa aerea dell’isola principale delle Isole di Brissago, nel Lago Maggiore, mostra il Giardino botanico che si risveglia dal letargo invernale.
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