Tariq Ramadan condannato a 18 anni in Francia per lo stupro di tre donne
Una nuova condanna a 18 anni di carcere pronunciata in contumacia a Parigi contro Tariq Ramadan rilancia l’attenzione sul lungo elenco di accuse di violenza sessuale a suo carico, ora oggetto anche di un mandato d’arresto internazionale.
Tariq Ramadan è stato condannato mercoledì a 18 anni di carcere per lo stupro di tre donne. L’islamologo ginevrino è stato giudicato in contumacia dal Tribunale penale dipartimentale di Parigi. Nei suoi confronti è stato emesso un mandato di arresto internazionale.
Ramadan, 63 anni, è stato riconosciuto colpevole di violenze carnali e di stupri ai danni di persone vulnerabili. Il tribunale ha disposto che sia sottoposto a un provvedimento di sorveglianza giudiziaria per otto anni, vietandogli in particolare di entrare in contatto con le vittime, ma anche di diffondere qualsiasi pubblicazione, opera audiovisiva o intervento pubblico che riguardi tale reato.
Il verdetto corrisponde alla richiesta di pena presentata la scorsa settimana dal procuratore, al termine del dibattimento che si è tenuto in contumacia a Parigi.
Il processo a Ramadan si era aperto agli inizi di marzo in assenza dell’imputato, ricoverato a Ginevra per l’aggravarsi di una sclerosi a placche, secondo quanto sostenuto dai suoi legali.
Il servizio del TG 12.30 della RSI del 26 marzo 2026:
La pubblica accusa ha anche spiccato un mandato di arresto internazionale nei confronti dell’imputato, come pure una interdizione d’ingresso nel territorio francese una volta completata la pena.
Il 63enne è stato processato per gli stupri di tre donne avvenuti in Francia tra il 2009 e il 2016. Accusa che il diretto interessato ha sempre respinto con fermezza.
In Svizzera, il Tribunale federale ha confermato lo scorso mese di agosto la condanna di Ramadan a una pena di tre anni di reclusione, di cui uno da scontare, per violenza carnale e coazione sessuale nei confronti di un’altra donna incontrata in un hotel ginevrino nell’ottobre del 2008.
Tariq Ramadan è il nipote del fondatore egiziano dei Fratelli Musulmani, Hassan al-Banna. Suo padre Saïd si era rifugiato in Svizzera nel 1954.
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