Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
Come ovunque, l'attacco congiunto degli Stati Uniti e di Israele in Iran e la guerra che ne è scaturita in Medio Oriente sono sulla bocca di tutti in Svizzera.
Abbondano le testimonianze di svizzere e svizzeri bloccati dalla situazione, mentre le autorità elvetiche sperano che il loro ruolo di mediazione possa contribuire a una distensione.
Buona lettura.
Più di 4’000 turiste e turisti svizzeri sono bloccati in Medio Oriente dopo la chiusura di diversi spazi aerei. Le svizzere e gli svizzeri espatriati nella regione parlano di “disagio”, ma non si sentono particolarmente in pericolo.
Dopo gli attacchi in Iran e le rappresaglie della Repubblica Islamica, diversi Paesi del Golfo hanno chiuso d’urgenza il loro spazio aereo. Più di 4’000 persone di nazionalità svizzera si troverebbero attualmente nella regione. Da sabato, la linea di assistenza telefonica del DFAE ha risposto a più di 300 richieste e ha aumentato le proprie capacità.
Finora, tuttavia, non è stata presentata alcuna richiesta di rimpatrio da parte di svizzere o svizzeri all’estero. Contattata da Swissinfo, Rosy Pangari, una cittadina elvetica emigrata a Dubai a novembre, parla della “sgradevole sensazione di sapere che dei missili ci passano sopra la testa”. Ciononostante, la vita sembra proseguire in modo abbastanza normale: “Se non si sentissero le esplosioni, si potrebbe pensare che non stia succedendo nulla”.
Come sempre in queste situazioni, vige la responsabilità individuale e il DFAE per il momento non intende organizzare rimpatri. Le cittadine e i cittadini svizzeri sul posto devono utilizzare i mezzi di trasporto disponibili. Numerose compagnie aeree hanno tuttavia sospeso i loro voli nella regione per diversi giorni. Le autorità federali affermano di monitorare costantemente la situazione e di essere in contatto con la compagnia Swiss “per valutare quali soluzioni siano possibili”.
Sul piano politico, la Svizzera si è detta preoccupata per l’escalation militare in tutto il Medio Oriente. Domenica ha chiesto un ritorno alla diplomazia, solo tre giorni dopo i colloqui a Ginevra tra Stati Uniti e Iran.
Dopo gli attacchi statunitensi e israeliani in Iran, e la successiva risposta di quest’ultimo nel Golfo e contro Israele, la Svizzera “chiede il pieno rispetto del diritto internazionale, compresa la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale umanitario”, ha dichiarato Guy Parmelin domenica.
La Svizzera aveva già fatto sapere sabato di essere “pronta a sostenere qualsiasi processo diplomatico che porti alla de-escalation e al ritorno al dialogo”. In qualità di “potenza protettrice”, la Svizzera rappresenta in particolare gli interessi statunitensi in Iran e ha permesso a questi due Paesi di mantenere un minimo di relazioni diplomatiche negli ultimi decenni.
La Confederazione ha deciso di mantenere aperta la sua ambasciata a Teheran. Anche le altre ambasciate svizzere nella regione rimangono operative. Bene rifugio di fronte alle tensioni in Medio Oriente, il dollaro e il franco svizzero registravano un netto rialzo domenica. I mercati temono un’impennata dei prezzi del petrolio e dell’oro.
Lunedì, la sessione parlamentare primaverile si è aperta con un minuto di silenzio in omaggio alle vittime dell’incendio di Crans-Montana. Fino al 20 marzo verranno discussi diversi temi importanti per le svizzere e gli svizzeri all’estero.
Le due Camere hanno innanzitutto osservato un momento di raccoglimento per le vittime e le famiglie colpite dalla tragedia di Crans-Montana. Questo lunedì, il Consiglio degli Stati doveva inoltre trattare il postulato del socialista Carlo Sommaruga, che chiede di valutare se la legge sulle svizzere e gli svizzeri all’estero sia ancora “adeguata al mutato contesto o se sia necessario apportarvi dei correttivi”. Il Consiglio federale ne raccomanda l’adozione.
Il pacchetto di risparmi 2027 del Consiglio federale dev’essere finalizzato dal Consiglio Nazionale durante questa sessione. Propone, tra le altre cose, di sopprimere il contributo federale all’offerta internazionale della SSR (da cui dipende anche swissinfo) e di ridurre drasticamente le sovvenzioni all’OSE e alle scuole svizzere all’estero.
Una mozione prevede anche di abolire le rendite per i figli delle persone beneficiarie di una rendita vecchiaia. La misura colpirebbe anche diverse svizzere e svizzeri espatriati. Adottata dal Consiglio Nazionale nel 2024, la mozione deve essere discussa dal Consiglio degli Stati. Per molte persone di nazionalità svizzera emigrate, queste rendite costituiscono un’integrazione sostanziale al reddito. Nel Paese, l’opinione maggioritaria è favorevole alla loro abolizione.
Per la segretaria di Stato dell’economia (SECO) Helene Budliger Artieda, “nulla è ancora chiaro” riguardo al rimborso dei dazi doganali. Le aziende svizzere sperano in un rimborso dopo che la Corte Suprema statunitense ha invalidato i dazi imposti da Donald Trump.
A seguito di questa decisione della massima autorità statunitense, le imprese elvetiche possono tentare di recuperare il denaro delle tasse indebitamente pagate. In totale, tra aprile e novembre 2025 sono stati prelevati quasi due miliardi di dollari di dazi doganali sulle merci svizzere.
“Nulla è ancora chiaro”, avverte tuttavia Helene Budliger Artieda, evocando le incertezze riguardo alle scadenze o ai moduli da compilare. “Il nostro dovere nei prossimi giorni è informare le aziende sulla procedura. Ma la decisione di chiedere un rimborso spetta a ogni singola impresa“, ha dichiarato domenica sera durante il telegiornale della RTS.
La Svizzera intende proseguire il dialogo con gli Stati Uniti, in attesa che la situazione si chiarisca.
Foto del giorno
Domenica, durante il tradizionale “Chalandamarz” (Chalanda = primo e Marz = marzo), i bambini e le bambine hanno percorso le vie dei villaggi grigionesi al suono dei campanacci delle mucche, per scacciare l’inverno e celebrare l’inizio della primavera.
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