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Il Ticino si oppone a un pedaggio al San Gottardo

Code al San Gottardo.
D'estate la coda può raggiungere i 15 km e i tempi di attesa superare le 4 ore. Keystone / Karl Mathis

Il Governo del Canton Ticino esprime tutte le sue forti preoccupazioni di fronte all’ipotesi di introdurre un pedaggio alla galleria autostradale del San Gottardo. In una lettera al Consiglio federale, l’esecutivo ticinese ritiene che la misura sia inefficace per ridurre il traffico e lesiva del principio di uguaglianza e di parità di trattamento dei Cantoni e della popolazione svizzera.

È un dato di fatto. Le code ai portali sud e nord della galleria autostradale del San Gottardo diventano sempre più lunghe. Il traffico continua ad aumentare e una soluzione sostenibile non è mai stata trovata. Da qui è nata l’idea, più volte ventilata, che per far fronte a questo problema serva un pedaggio in grado di regolare i flussi di traffico.

Se fino ad oggi quest’idea ha sempre trovato quasi solo voci contrarie, a inizio giugno 2023 qualcosa è cambiato. Una vasta alleanza in seno al campo borghese, che potrebbe infine trovare i numeri in Parlamento per trasformare l’idea in realtà, ha nuovamente rilanciato l’ipotesi del pedaggio.

Un’idea che piace ai politici

Simon Stadler (Centro/Uri) insieme ai colleghi Corina Gredig (Verdi liberali/Zurigo) e Matthias Jauslin (Liberali/Argovia) hanno infatti presentato una mozione per un pedaggio variabile. Concretamente i tre politici chiedono un sistema di tariffazione flessibile per il passaggio nelle gallerie autostradali del San Gottardo e del San Bernardino.

L’idea è di per sé semplice: il passaggio nella galleria dovrebbe essere più costoso quando la domanda è più alta: cioè nei periodi di Pasqua, Ascensione e Pentecoste, nonché in estate. I mesi più economici sarebbero novembre e gennaio. E sarebbero previsti sconti per la popolazione locale. Anche se in questo caso si rischia di essere bacchettati dall’Ue.

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La proposta si basa su quanto è stato fatto a Londra: dopo l’introduzione di una tariffa variabile per il centro città nel 2003 – ricorda Gredig – i congestionamenti sono diminuiti del 30%. Dunque, secondo i promotori dell’atto parlamentare ciò che ha funzionato nella capitale britannica funzionerà anche al San Gottardo.

Tre settimane dopo la mozione parlamentare, da un sondaggio promosso del gruppo editoriale Tamedia è emerso che il 69% degli svizzeri e delle svizzere sarebbe favorevole all’introduzione del pedaggio. Ciononostante, non sono mancate le voci critiche che si sono alzate soprattutto dal Ticino, il Cantone che sarebbe maggiormente toccato dalla misura, non solo perché chi ci vive dovrebbe pagare un pedaggio per recarsi nel resto della Svizzera, ma anche per ragioni legate all’attrattiva economica e turistica.

La ferma contrarietà del Canton Ticino

Ora è lo stesso Governo cantonale che scrive al Consiglio federale. Come anticipato, secondo l’esecutivo ticinese si tratta di una misura inefficace per la riduzione del traffico e soprattutto lesiva del principio di uguaglianza e di parità di trattamento dei Cantoni e della popolazione svizzera. E su questo punto il Cantone può certamente fare leva.

Le obiezioni sollevate da Bellinzona sono chiare: l’introduzione di un pedaggio autostradale penalizzerebbe gravemente il Cantone, l’unico interamente situato al sud delle Alpi, creando problemi dal lato economico, sociale e culturale. Inoltre, l’esecutivo ticinese è fermamente convinto che la misura sarebbe inefficace sul fronte della riduzione del numero di veicoli che annualmente transitano sotto il San Gottardo.  

Bellinzona è poi convinta che risolvere eventualmente un problema per crearne altri in altri luoghi non abbia particolarmente senso: un sistema di pedaggio al San Gottardo genererebbe infatti maggiori disagi alle vie di transito alternative quali i passi alpini e i tunnel autostradali del San Bernardino nei Grigioni e del Gran San Bernardo in Vallese.

Una Svizzera divisa in due

Il Consiglio di Stato ticinese rileva, inoltre, come la creazione di una barriera interna alla Svizzera sarebbe lesiva del principio costituzionale di uguaglianza tra i Cantoni e la popolazione svizzera. Si andrebbe ad aggravare quella cesura che il massiccio del San Gottardo ha storicamente rappresentato tra il nord e il sud della Confederazione.

Per tutti questi motivi il Consiglio di Stato, a nome di tutti i ticinesi e le ticinesi, ha deciso di comunicare la propria ferma contrarietà al Consiglio federale con l’auspicio che il pedaggio autostradale al San Gottardo non riesca a fare breccia nel contesto politico nazionale.

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