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Esportazioni armi, Berna vuole restare neutrale

Un blindato durante un'esercitazione.
Esportazione armi, non si cambia KEYSTONE/© KEYSTONE / PETER KLAUNZER

Bocciata una mozione che intendeva sopprimere il divieto di vendere materiale bellico destinato ai teatri di guerra.

Con 130 voti contro 56 la Camera bassa ha affossato l’atto parlamentare dell’ex deputata Ida Glanzmann-Hunkeler (Centro) che proponeva una nuova regolamentazione del commercio degli armamenti.

La Svizzera esige per questo tipo di esportazioni una “dichiarazione di non riesportazione” da parte dello Stato acquirente. Con lo scoppio del conflitto ucraino, diverse nazioni, tra cui Germania, Spagna e Danimarca, hanno chiesto a Berna di tenere conto della situazione eccezionale rappresentata dall’invasione russa e di revocare il divieto di consegnare i blindati e le munizioni in loro possesso a Kiev. Richieste che i Governo elvetico ha puntualmente respinto.

Mozione affossata

Malgrado il sostegno di Centro, liberali radicali e Verdi liberali, la mozione non ha superato nemmeno il primo ostacolo parlamentare.

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La maggioranza dei deputati ha infatti preferito la linea tracciata dal Consiglio federale, ritenendo che l’abolizione di questi vincoli contravverrebbe al principio di parità di trattamento, sancito dalla Convenzione dell’Aia, che la Svizzera deve rispettare in quanto Stato neutrale.

Presente in aula, il consigliere federale Guy Parmelin ha inoltre evocato ragioni formali: l’esecutivo non può infatti effettuare modifiche delle norme tramite lo strumento dell’ordinanza, dato che deve rispettare la legge che esclude forniture a Paesi implicati in conflitti armati.

Autorizzare giubbotti antiproiettile

Più fortuna ha per contro avuto un’altra mozione, firmata dal gruppo dei Verdi liberali (PVL). Approvato di misura – 94 voti a 91 e sette astensioni – il testo, su cui la Camera alta deve ancora esprimersi, incarica il Governo di adottare misure atte a garantire che, nell’esportazione di materiale di difesa per i conflitti armati, la tutela della popolazione civile abbia un peso maggiore rispetto alla violazione del principio della parità di trattamento delle parti belligeranti garantito dal diritto della neutralità.

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Concretamente, si intende autorizzare l’esportazione di equipaggiamento protettivo, ad esempio giubbotti antiproiettile ed elmetti, per i civili in zone di guerra, come l’Ucraina. Secondo il PVL infatti, l’interpretazione attuale del diritto della neutralità è troppo restrittiva e impedisce un sostegno adeguato alle popolazioni colpite dai conflitti.

Nel considerare, da un lato, una possibile violazione del principio della parità di trattamento e, dall’altro, la tutela della popolazione civile, il Governo federale fa prevalere la prima. Un modo di fare che il gruppo verde liberale giudica scandaloso. “Bisogna ponderare gli interessi – ha detto Beat Flach – anche se esiste il rischio che il materiale protettivo venga utilizzato a scopi militari”.

Sulla questione dell’esportazione di armi e altro materiale bellico il Governo si esprimerà la prossima settimana.

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