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Credit Suisse sopprime 9’000 posti di lavoro

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In Svizzera verranno soppressi circa 2'000 impieghi. © Keystone / Michael Buholzer

La profonda crisi nella quale è sprofondato Credit Suisse si ripercuote fortemente sul suo personale: la seconda banca svizzera taglierà 9'000 impieghi entro il 2025, ovvero il 20% del suo intero organico. E sempre oggi l’istituto elvetico ha comunicato che ha subito nel terzo trimestre una perdita di 4 miliardi di franchi.

Scossa da scandali a ripetizione, Credit Suisse ha annunciato oggi una trasformazione radicale del settore dell’Investment Banking all’origine delle pesanti perdite che hanno fatto sprofondare la banca. Così la decisione dei vertici di Credit Suisse di tagliare ulteriormente il proprio organico fa parte di un vasto piano di ristrutturazione: la banca vuole ridurre la base dei costi di 2,5 miliardi di franchi all’anno.

Il gruppo elvetico, che ha già in corso una riduzione del 5% dei dipendenti nel prossimo trimestre (pari a 2’700 persone), prevede di cancellare 9’000 impieghi entro il 2025. L’organico passerà così da 52’000 posti (equivalenti a tempo pieno) a 43’000. Come informa la banca, la riduzione dei posti di lavoro avverrà attraverso partenze volontarie e “riduzioni mirate dell’organico”.

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Sebbene Credit Suisse non abbia specificato dove saranno soppressi gli impieghi, la riduzione  dovrebbe riguardare soprattutto il personale in Svizzera. Su richiesta dell’agenzia di stampa Keystone-ATS, la banca non ha voluto rivelare le cifre esatte. Tuttavia, secondo quanto riferito sempre da Keystone-ATS, saranno interessati circa 2’000 posti di lavoro nella Confederazione. I dipendenti e le dipendenti in Svizzera dopo la ristrutturazione saranno circa 14’000.

Perdita nel terzo trimestre

Per il quarto trimestre consecutivo, i risultati di Credit Suisse sono in rosso. Nell’ultimo trimestre la banca ha subito una perdita di 4 miliardi di franchi. Sull’arco dei primi nove mesi dell’anno il risultato è negativo per 5,9 miliardi. Le maggiori difficoltà, a livello operativo, hanno interessato il settore dell’Investment Banking. Questo non costituisce una novità: il settore ha contribuito in modo sostanziale alla crisi attuale dell’istituto di credito.

Nello stesso periodo del 2021 l’azienda aveva realizzato un utile di 424 milioni. Da allora si sono inanellati, come detto, quattro trimestri tutti con il segno negativo. 

Ristrutturazione

Dopo le tante disavventure, Credit Suisse ha annunciato come atteso una ristrutturazione radicale della sua divisione Investment Banking. È prevista inoltre un’importante raccolta di fondi con l’intervento di un nuovo investitore saudita: la Saudi National Bank (SNB), la più grande banca commerciale dell’Arabia Saudita, che si è impegnata per 1,5 miliardi di franchi, pari al 9,9% del capitale sociale.

In concreto la seconda banca elvetica vuole concentrarsi sulla gestione patrimoniale e sullo storico mercato svizzero. Per quanto riguarda la sua travagliata banca d’investimento, come detto fonte in passato di forti perdite, Credit Suisse si impegna a “intraprendere un’azione decisiva per ristrutturare” l’unità, chiamata ora a focalizzarsi maggiormente. I provvedimenti dovrebbero consentire di ridurre gli attivi a rischio del 40% entro tre anni.

L’attuale numero uno della divisione Investment Banking Christian Meissner (se ne era parlato anche come possibile successore di Sergio Ermotti alla guida di UBS) parte con effetto immediato, come comunicato da Credit Suisse.

Le novità odierne non sono state accolte favorevolmente in borsa: nella prima ora di contrattazione il titolo Credit Suisse è arrivato a perdere sino al 16%. Poco dopo le 11 la perdita si attestava al 14%.

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