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Khashoggi, Cia: ucciso per volere del principe

Folla di centinaia di persone, qualcuna con in mano un poster, riunita sotto un tendone nei pressi di una moschea
Preghiere funebri in absentia per Jamal Khashoggi, venerdì 16 novembre a Istanbul Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved

A ordinare l'uccisione del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi è stato il principe ereditario Mohammed bin Salman. È la conclusione cui sarebbe giunta la Cia, secondo quanto riferisce il quotidiano americano Washington Post.

L’agenzia di intelligence statunitense è per ora la voce più autorevole, tra quelle che legano il principe al delitto avvenuto lo scorso mese nel consolato di Riad a Istanbul.

Le conclusioni della Cia smentiscono quanto dichiarato dal governo dell’Arabia Saudita e mettono in imbarazzo la Casa Bianca, complicando gli sforzi dell’amministrazione Trump per salvare le relazioni col suo stretto alleato in Medio Oriente.

La telefonata del fratello

I servizi USA hanno esaminato molteplici fonti informative, inclusa l’intercettazione di una telefonata che Khalid bin Salman, fratello del principe ereditario e ambasciatore di Riad negli Stati Uniti, fece a Khashoggi.

Gli disse di recarsi al consolato saudita di Istanbul per recuperare i documenti necessari al suo matrimonio con una donna turca e gli assicurò che non avrebbe corso pericoli.

Bin Salman, scrive il Washington Post citando fonti a conoscenza del dossier, telefonò su ordine del fratello. Non è chiaro tuttavia se fosse al corrente che il giornalista sarebbe stato ucciso.

La conclusione della Cia sarebbe basata inoltre sulla valutazione che il principe è il governante di fatto del Paese e sovrintende anche agli affari minori; si ritiene non ci sia modo che non fosse coinvolto né sapesse.

La smentita e l’inchiesta

In risposta alle rivelazioni, l’ambasciatore ha twittato che “l’ultimo contatto avuto con Khashoggi fu via sms il 26 ottobre 2017”, smentendo di avergli parlato al telefono o suggerito di andare in Turchia. Chiede ora agli Stati Uniti di fare chiarezza.

L’indagine saudita -che ha portato all’incriminazione di 11 persone, di cui 5 rischiano la pena di morte- parla di un’operazione finalizzata a riportare il giornalista in patria finita male, e della quale Bin Salman non era a conoscenza.

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L’amministrazione Trump aveva accolto questa versione e sanzionato 17 persone legate all’omicidio, evitando di mettere in discussione il principe ereditario.

A nulla erano serviti indizi pesanti, come la registrazione audio dell’omicidio condivisa dalla Turchia con gli alleati e la telefonata di un membro del team saudita inviato nel consolato a un suo superiore, per comunicare che l’operazione era finita.

Un alleato indispensabile

Per gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita è un alleato indispensabile sia in chiave geo-politica, per contrastare l’Iran in Medio Oriente, sia in chiave economica per il petrolio e i grandi investimenti negli USA.

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