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Khashoggi, Cia: ucciso per volere del principe

Preghiere funebri in absentia per Jamal Khashoggi, venerdì 16 novembre a Istanbul Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved

A ordinare l'uccisione del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi è stato il principe ereditario Mohammed bin Salman. È la conclusione cui sarebbe giunta la Cia, secondo quanto riferisce il quotidiano americano Washington Post.

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 novembre 2018 - 14:35
tvsvizzera.it/ATS/ri con RSI (TG del 17.11.2018)

L'agenzia di intelligence statunitense è per ora la voce più autorevole, tra quelle che legano il principe al delitto avvenuto lo scorso mese nel consolato di Riad a Istanbul.

Le conclusioni della Cia smentiscono quanto dichiarato dal governo dell'Arabia Saudita e mettono in imbarazzo la Casa Bianca, complicando gli sforzi dell'amministrazione Trump per salvare le relazioni col suo stretto alleato in Medio Oriente.

La telefonata del fratello

I servizi USA hanno esaminato molteplici fonti informative, inclusa l'intercettazione di una telefonata che Khalid bin Salman, fratello del principe ereditario e ambasciatore di Riad negli Stati Uniti, fece a Khashoggi.

Gli disse di recarsi al consolato saudita di Istanbul per recuperare i documenti necessari al suo matrimonio con una donna turca e gli assicurò che non avrebbe corso pericoli.

Bin Salman, scrive il Washington Post citando fonti a conoscenza del dossier, telefonò su ordine del fratello. Non è chiaro tuttavia se fosse al corrente che il giornalista sarebbe stato ucciso.

La conclusione della Cia sarebbe basata inoltre sulla valutazione che il principe è il governante di fatto del Paese e sovrintende anche agli affari minori; si ritiene non ci sia modo che non fosse coinvolto né sapesse.

La smentita e l'inchiesta

In risposta alle rivelazioni, l'ambasciatore ha twittato che "l'ultimo contatto avuto con Khashoggi fu via sms il 26 ottobre 2017", smentendo di avergli parlato al telefono o suggerito di andare in Turchia. Chiede ora agli Stati Uniti di fare chiarezza.

L'indagine saudita -che ha portato all'incriminazione di 11 persone, di cui 5 rischiano la pena di morte- parla di un'operazione finalizzata a riportare il giornalista in patria finita male, e della quale Bin Salman non era a conoscenza.

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L'amministrazione Trump aveva accolto questa versione e sanzionato 17 persone legate all'omicidio, evitando di mettere in discussione il principe ereditario.

A nulla erano serviti indizi pesanti, come la registrazione audio dell'omicidio condivisa dalla Turchia con gli alleati e la telefonata di un membro del team saudita inviato nel consolato a un suo superiore, per comunicare che l'operazione era finita.

Un alleato indispensabile

Per gli Stati Uniti, l'Arabia Saudita è un alleato indispensabile sia in chiave geo-politica, per contrastare l'Iran in Medio Oriente, sia in chiave economica per il petrolio e i grandi investimenti negli USA.

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