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Riciclaggio, le cifre sono astronomiche

© Keystone / Gaetan Bally

Duemila miliardi di dollari provenienti da attività illecite sono transitati da banche internazionali tra il 1999 e il 2017 e il sistema finanziario elvetico non risulta estraneo a questo fenomeno.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 settembre 2020 - 13:51
tvsvizzera/afp/ats/spal con RSI (TG del 21.09.2020)

Le cifre astronomiche emergono dall'inchiesta condotta dal Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (CCIJ) che punta l'indice in particolare su cinque grandi banche - JPMorgan Chase, HSBC, Standard Chartered, Deutsche Bank, et Bank of New York Mellon – accusate di aver continuato a far transitare capitali frutto di presunti reati, anche dopo esser state oggetto di procedimenti e condanne per reati finanziari.

Garanzie bancarie inadeguate

A favorire il riciclaggio mondiale, indica la rete di 108 media di 88 paesi, sono soprattutto le carenze a livello di regolamentazione del settore. L'indagine si fonda sulle migliaia di "rapporti di attività sospette" (Sar in inglese) indirizzati agli inquirenti del Tesoro statunitense (FinCen), da parte delle banche di tutto il Mondo.

"Questi documenti, compilati dalle banche, condivisi con il governo, ma tenuti fuori dalla vista dell'opinione pubblica, mettono a nudo il buco nero delle garanzie bancarie e la facilità con cui i criminali le hanno sfruttate", scrive nella prefazione della sua inchiesta Buzzfeed NewsLink esterno, il media statunitense secondo cui "le reti attraverso le quali il denaro sporco transita nel mondo sono diventate delle arterie vitali dell'economia mondiale".

La Svizzera non è risparmiata dal fenomeno

Pur non essendo l'epicentro del fenomeno, la Svizzera non è immune da questa piaga, come sottolinea in un'intervistaLink esterno alle testate del gruppo Tamedia, Daniel Thelesklaf, ex responsabile dell'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) della Confederazione.

Per l'ex alto funzionario l'azione delle autorità elvetiche in questo campo non è efficace, come in molti altri paesi occidentali: "Nonostante i notevoli investimenti del settore privato, molte cose non funzionano, a tutti i livelli (...) e il risultato è che riusciamo a bloccare solo una frazione del denaro che viene riciclato in Svizzera".

Alla fine del 2019, rileva sempre Daniel Thelesklaf, oltre 6'000 segnalazioni degli istituti finanziari non erano ancora state trattate dal Mros per l'inadeguatezza delle procedure (dati inviati per posta e non in formato elettronico), che causano aggravi di lavoro e ritardi ai 60 collaboratori del Mros.

Limiti normativi

Vi sono poi limiti di natura giuridica, continua l'ex direttore dell'Ufficio federale: le procure per procedere devono infatti dimostrare che il denaro sospetto proviene da un crimine, circostanza molto difficile soprattutto in caso di delinquenti provenienti dall'estero. E le autorità svizzere confiscano solo una minima parte dei fondi segnalati dalle banche. Per questo motivo sarebbe fondamentale un'inversione dell'onere della prova.

In sostanza, conclude Daniel Thelesklaf, "manca la volontà politica" di contrastare seriamente il fenomeno, anche perché per molti svizzeri "non è il riciclaggio di denaro sporco il problema principale, ma la pressione delle organizzazioni internazionali su Berna".

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