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Corte Ue: gli USA non sono garanzia di privacy

Per la Corte di giustizia, gli stati membri dell'Unione potranno vietare a Facebook di conservare negli Stati Uniti i dati personali dei propri cittadini

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 ottobre 2015 - 13:32

Gli Stati Uniti non garantiscono un adeguato livello di protezione dei dati personali. Lo ha detto martedì la Corte di giustizia europea. D'ora in poi, gli Stati membri dell'Unione potranno dunque vietare a Facebook di conservare negli USA i dati dei propri cittadini.

Il caso ha origine nel 2013 da un attivista austriaco, Max Schrems, che denunciò la sede europea di Facebook in Irlanda, chiedendo alle autorità di proibire al social di network di trasferire i dati sui server statunitensi.

Alla luce delle rivelazioni fatte da Edward Snowden sull'attività dei servizi di intelligence americani, sosteneva l'attivista, lo Stato americano controlla e utilizza i dati degli utenti, e le leggi statunitensi non offrono nessuna protezione in questo senso.

L'autorità irlandese aveva respinto la denuncia, rifacendosi al via libera della Commissione europea che nel 2000 definiva sicuri gli Stati Uniti.

Falso, dice oggi la Corte di giustizia dell'Unione Europea. Le autorità americane accedono ai dati personali trasferiti negli Stati Uniti, si legge nel comunicato stampa, e li trattano "in eccesso" rispetto a ciò che è proporzionato alla sicurezza nazionale, senza rispettare i diritti fondamentali delle persone.

La decisione della Corte permetterà ora a ogni Stato membro di sospendere, se lo ritiene, il trasferimento dei dati personali dei propri cittadini verso i server americani.

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