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Superare le Alpi per le merci italiane diventa un calvario

L entrata nord della Galleria del San Gottardo.
L'entrata nord della Galleria del San Gottardo. Galleria attualmente chiusa per problemi strutturali. Keystone/gaetan Bally

In queste ultime settimane il trasporto delle merci attraverso l’Arco alpino è stato perturbato da incidenti, cedimenti strutturali, disastri naturali, interventi di manutenzione e restrizioni causando importanti danni all’economia italiana ed europea. Per la Conftrasporto quella dei valichi alpini non può più essere considerata un’emergenza ma una vera e propria criticità cronica.

Non sono pochi né trascurabili i problemi che rendono parecchio complicato per l’Italia far transitare le merci attraverso i valichi alpini per raggiungere i mercati d’esportazione a nord delle Alpi.

Eppure, attraverso Brennero, Tarvisio, Ventimiglia, Sempione, Fréjus, monte Bianco e San Gottardo – ovvero le porte d’accesso dell’Italia all’Europa centrale – transitano ogni anno 170 milioni di tonnellate di prodotti, circa il 60% dell’import e dell’export italiano. Nonostante la loro importanza, sottolinea Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto Collegamento esternoe della Federazione degli Autotrasportatori Italiani Collegamento esterno(FAI), “il sistema di trasporti transalpini e le sue infrastrutture sono condannate da ‘debolezze strutturali’. Tutti questi episodi, che si sono accavallati nello stesso periodo, ci fanno dire che c’è poco da discutere, si deve intervenire”.

Paolo Uggè
Paolo Uggè. @Conftrasporti

Frane, incidenti, cedimenti

Di cosa parla Paolo Uggè? Ad esempio, della galleria stradale del Fréjus, che collega Torino a Lione, rimasta chiusa al traffico per quasi due settimane a seguito di una grossa frana caduta sul lato francese il 27 agosto.

A causa di questi problemi viari tra Italia e Francia, è stato deciso che il traforo del Monte Bianco chiuderà quest’anno solo sei o sette settimane per i lavori, meno della metà del tempo che era stato previsto. Inoltre, ha costretto le autorità franco-italiane a rinviare di 12 mesi le opere di ammodernamento della volta della galleria che prevedono uno stop di tre-quattro mesi l’anno fino al 2042.

I problemi non si fermano qui. L’ultimo in ordine di tempo è la chiusura della galleria autostradale del San Gottardo.

“Il sistema di trasporti transalpini e le sue infrastrutture sono condannate da debolezze strutturali”

Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto

Una crepa nella soletta intermedia per una lunghezza di 25 metri ha costretto le autorità elvetiche a chiudere al traffico la galleria autostradale per cinque giorni. Riaperta il 15 settembre, fino al 4 ottobre il tunnel rimarrà chiuso al traffico nelle notti da lunedì a venerdì, tra le 20.00 e le 5.00, per normali interventi di manutenzione.

Meno di un mese prima, il 10 agosto, un treno merci è deragliato all’interno della galleria ferroviaria di base del San Gottardo, lunga 57 chilometri. Come hanno fatto sapere le Ferrovie federali svizzere, le operazioni di recupero del treno merci dureranno sino a fine settembre. La data di riapertura completa della galleria non è ancora nota. Dal 22 agosto, comunque, i treni merci viaggiano regolarmente permettendo il passaggio di circa 100 convogli (sui 250 treni che la galleria può sopportare).

A tutti questi disagi vanno aggiunte le limitazioni al passaggio dei mezzi su gomma imposte dall’Austria al Brennero, in attesa della galleria ferroviaria in costruzione.

Non è più solo un’emergenza

“Quella dei valichi alpini – sottolinea Paolo Uggè – non può più essere considerata un’emergenza per l’Italia ma una vera e propria criticità cronica. Infatti, alle strutturali debolezze del sistema dei trasporti in quest’area transfrontaliera alpina, a perturbare la rete dei trasporti vanno aggiunti i sempre più frequenti eventi meteorologici estremi, gli incidenti imprevedibili e le regolazioni sempre più restrittive dei transiti”.

“Quella dei valichi alpini non può più essere considerata un’emergenza per l’Italia ma una vera e propria criticità cronica”

Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto

In questo ultimo caso Paolo Uggè si riferisce alle limitazioni imposte dall’Austria al transito di grandi camion, con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento e spingere le aziende a trasferire il trasporto merci sui treni. “Iniziativa è in linea con il piano dell’Ue per la sostenibilità ambientale, il Green DealCollegamento esterno, ma – sottolinea sempre Paolo Uggè – anche in contrasto con il principio europeo di libera circolazione delle merci”.

A questa situazione disastrata, come intervento riparatorio, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha fatto sapere nei giorni scorsi di voler rivedere almeno le “tempistiche di chiusura” del Monte Bianco. Tuttavia, i lavori di manutenzione del traforo sono attesi da tempo e si prevede che saranno completati nel corso dei prossimi 18 anni. Fermarne la partenza significa accumulare ritardi immediati sui lavori e andare ad allungare e complicare tutte le altre manutenzioni sia al monte Bianco che negli altri valichi. Uscire dall’impasse non è facile.

Perdite milionarie

L’Italia di fatto è bloccata”. È l’amare considerazione del presidente di Conftrasporto e della Federazione degli Autotrasportatori Italiani. Come risolvere una situazione tanto complessa? Per il trasporto della merce attraverso le Alpi, Italia e Unione europea non hanno mai trovato una soluzione convincente. Attualmente funziona solo il valico di Ventimiglia. I responsabili dei governi si pongono questi problemi? Secondo noi no. E a subire le conseguenze è la nostra economia”, critica Uggè che ricorda come la situazione frammentata e non coordinata per effetto della quale l’attraversamento dei valichi alpini “rappresenta non solo un grosso problema per le imprese del trasporto in termini di tempi e di costi, ma produce enormi danni per l’economia italiana ed europea”.

L’Italia di fatto è bloccata”

Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto

Infatti, aggiunge Paolo Uggè, “il ritardo di una sola ora nell’attraversamento del valico del Brennero, per esempio, genera complessivamente per l’intera economia nazionale su base annua un danno nell’ordine di 370 milioni di euro.”

Per Conftrasporto, l’Europa ha bisogno di una gestione coordinata delle politiche di regolazione dei traffici e degli interventi di manutenzione dei valichi attraverso un organismo di coordinamento che gestisca il presente, assicurando sempre, in caso di emergenze impreviste, adeguati livelli di accessibilità, nell’attesa che i necessario interventi di potenziamento della rete infrastrutturale siano completati”. 

Raddoppiare il Monte Bianco

A questo proposito, sempre secondo Uggè, oltre a dover procedere speditamente con i lavori del traforo del BrenneroCollegamento esterno e della nuova Torino-Lione, “l’opzione della seconda canna per il traforo del Monte Bianco, nel rispetto dei principi ambientali, dovrebbe essere seriamente presa in considerazione se si vuole scongiurare il rischio del ripetersi di scenari di isolamento del nostro Paese, come quelli che stiamo drammaticamente vivendo in questi giorni”.

“L’opzione della seconda canna per il traforo del Monte Bianco dovrebbe essere seriamente presa in considerazione”

Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto

Il ministro degli esteri Tajani ha annunciato che il 25 settembre prossimo sarà a Parigi per incontrare la collega francese Catherine Colonna e di aver convocato il Comitato transfrontaliero per il 31 ottobre a Torino con l’obiettivo di convincere i francesi, reticenti, a raddoppiare il Monte Bianco. (Per informazione, i lavori per il raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo sono iniziati nel 2020 e dovrebbero finire nel 2029)

Un’ultima considerazione di Paolo Uggè: “ci lamentiamo che i dati dell’economia italiana sono inferiori alle attese: se la merce passa dal Brennero con il contagocce per colpa delle reticenze austriache e capitano incidenti, non previsti ma comunque prevedibili in Svizzera e in Francia, il risultato è questo caos viario che costa caro all’economia italiana”.

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