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Mafia Capitale, Carminati parla? Sì, no, forse...

Si è aperto il processo principale alla cupola che controllava appalti a Roma. Chiesto il rinvio a giudizio anche di Alemanno

Si è aperto con le consuete scaramucce tra difensori e pubblici ministeri, e l'immancabile corollario di dichiarazioni ad arte sui media, il processo a Roma che vede alla sbarra 46 imputati nell'ambito del processo conosciuto come Mafia Capitale (quello di oggi è il procedimento principale della vasta inchiesta condotta dalla procura capitolina). Il protagonista della giornata è indubbiamente stato l'avvocato dell'ex terrorista nero Massimo Carminati che avrebbe orchestrato, assieme al ras delle cooperative Salvatore Buzzi il giro di corruzione che vede coinvolti politici e amministratori locali, tra cui l'ex sindaco Gianni Alemanno.

Il legale Giosuè Bruno Naso aveva preannunciato rivelazioni clamorose del suo assistito, che finora non ha aperto bocca con gli inquirenti. "Ma chi ha detto che accuserà qualcuno? Carminati non ha nessuna rivelazione da fare" – ha detto il difensore ai giornalisti all'entrata dell'affollatissima aula Occorsio del Tribunale di Roma. "È il personaggio che ha costruito negli anni qualcuno, quello che sarebbe in grado di fare rivelazioni. Ma lui è uno che in questo processo si vuole difendere attraverso il contributo personale di ricostruzione di fatti, di indicazioni di circostanze. Confidiamo nell'assoluzione".

L'avvocato ha chiesto in apertura di dibattimento la revoca del provvedimento con cui è stato disposto che alcuni imputati, tra cui appunto Carminati e Buzzi, debbano seguire in videoconferenza a distanza l'udienza, impedendo così il contatto diretto difensore-assistito. Da parte sua il legale di Salvatore Buzzi, Alessandro Diddi, ha negato l'esistenza di infiltrazioni mafiose nella capitale, così come asserito dall'accusa che ha ipotizzato la sussistenza del reato di associazione mafiosa.

Di particolare significato le dichiarazioni di un altro imputato eccellente, l'ex componente del Tavolo nazionale immigrazione Luca Odevaine, considerato dai Pm di Roma a libro paga di Mafia Capitale. Odevaine, che alla vigilia del maxiprocesso ha ottenuto gli arresti domiciliari dopo 11 mesi di carcere: "Ho ammesso le mie responsabilità e sto collaborando. Ho fatto degli errori", riferendosi ai versamenti illeciti di denaro. "Ha deciso di stare dalla parte della giustizia", ha in proposito aggiunto il suo legale Luca Petrucci.

Per il resto la prima giornata ha riservato solo incombenze formali. Dalla prossima udienza il processo sarà celebrato nell'aula bunker di Rebibbia. Da segnalare, che sempre oggi la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l'ex sindaco Gianni Alemanno per corruzione e finanziamento illecito, su cui si pronuncerà il gup l'11 dicembre. All'esponente di Forza Italia viene contestato di aver ricevuto 125'000 euro da Salvatore Buzzi, attraverso la fondazione Nuova Italia da lui presieduta, per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio.

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