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Il Nobel per la fisica torna in Italia

La medaglia del Premio Nobel. Afp Or Licensors

Il Premio Nobel per la Fisica 2021 è stato assegnato per metà congiuntamente all'americano Syukuro Manabe e al tedesco Klaus Hasselmann, e per l'altra metà al fisico italiano Giorgio Parisi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 ottobre 2021 - 13:45
tvsvizzera.it/fra

Manabe, dell'università americana di Princeton, e Hasselmann, dell'Istituto Max Planck per la Meteorologia di Amburgo in Germania, sono considerati i "padri" dei modelli climatici che hanno previsto il riscaldamento globale e dimostrato l'impatto dell'uomo sul clima. Parisi è invece stato premiato per le sue ricerche sui sistemi complessi.

Giorgio Parisi

Giorgio Parisi Copyright 2021 The Associated Press. All Rights Reserved.

Una carriera scientifica ricca di successo è anche quella del fisico teorico italiano Giorgio Parisi, 73 anni: dal bosone di Higgs al comportamento dei sistemi complessi, come le reti neurali, il sistema immunitario o il movimento di gruppi di animali, con i meccanismi alla base delle perfette formazioni degli uccelli in volo e le cui regole potrebbero spiegare anche comportamenti umani complessi, come gli andamenti elettorali o le turbolenze dei mercati azionari.

Il suo lavoro si è svolto in massima parte in Italia, come docente di Fisica Teorica nell'Università Sapienza di Roma, come ricercatore associato dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) ed è stato presidente dell'Accademia dei Lincei dal 2018 al 2021.

Sono stati numerosi i contributi determinanti e ampiamente riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale che ha dato nei campi della fisica delle particelle e della meccanica statistica, della fluidodinamica e della materia condensata, fino ai supercomputer.

Manabe e Hasselmann

Nato nel 1931 nella prefettura di Ehime, in Giappone, Manabe si trasferì negli Usa subito dopo aver concluso gli studi e lì si dedicò allo sviluppo di modelli fisici in grado di spiegare le dinamiche dell'atmosfera, in particolare per comprendere i meccanismi che ne guidano il riscaldamento.

I suoi studi pionieristici, fatti usando i computer dell'epoca, hanno rilanciato alcune delle intuizioni proposte decenni prima dal chimico e fisico svedese Svante Arrhenius arrivando a dimostrare come l'aumento dei livelli di anidride carbonica nell'atmosfera sia in grado aumentare le temperature della superficie terrestre. Già premiato nel 2018 con il Crafoord Prize e dalla Società Americana Meteorologica Manabe è oggi professore a Princeton e il suo lavoro ha posto le basi per lo sviluppo degli attuali modelli climatici.

A raccogliere il testimone affinandone il lavoro negli anni successivi è stato poi Hasselmann, nato dall'altra parte del globo, ad Amburgo, a distanza di appena un mese. Laureatosi in Fisica e Matematica e poi specializzatosi in fluidodinamica, lo scienziato tedesco ha dedicato gran parte della sua carriera a cercare di connettere il meteo al clima e rendere affidabili i modelli climatici.

Negli anni '80 Hasselmann riuscì a dimostrare come i fenomeni meteorologici caotici possano essere descritti come rumore in rapida evoluzione, ponendo così le previsioni climatiche a lungo termine su solide basi scientifiche. Ha inoltre sviluppato metodi per identificare l'impatto umano sul riscaldamento globale. Nel complesso i due ricercatori hanno permesso di verificare inequivocabilmente che la Terra si sta scaldando e che questi cambiamenti 

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