Esplosione controllata Demoliti i resti del Ponte Morandi

Nubi di polvere si innalzano in verticale da frammenti di un viadotto; intorno, palazzi: sul fondo, una collina

Con la demolizione del moncone del Ponte Morandi scompare il simbolo di una tragedia costata la vita a 43 persone.

Ansa

Un'esplosione controllata ha distrutto venerdì quanto restava del Ponte Morandi, il viadotto autostradale di Genova il cui crollo parziale del 14 agosto del 2018 era costato la vita a 43 persone. La pila 11 e la pila 10 del manufatto sono state fatte saltare alle 9.37 con una tonnellata di esplosivo.

Centinaia di persone si erano appostate fin dal mattino lungo il torrente Polcevera per dare il loro addio ai resti del Ponte, come hanno fatto anche le autorità cittadine e regionali e rappresentanti del governo.

Poco dopo le 6 erano iniziate le operazioni di sgombero degli ultimi residenti in previsione dell'esplosione controllata: oltre 3'400 persone che vivono nella zona rossa hanno dovuto allontanarsi dalle loro abitazioni.

Sei è anche il numero di secondi nei quali quel che restava dei piloni del viadotto si è sbriciolato, sollevando una nube di polvere.

Il Viadotto Polcevera, conosciuto come Ponte Morandi dal nome dell'ingegnere che lo progettò, era stato aperto al traffico nel 1967.

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Nel bilancio del crollo dell'agosto 2018, oltre alle 43 vittime, si contano oltre 500 sfollati.

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