Elezioni regionali La destra conquista le Marche, il Pd tiene Toscana e Puglia

Persona davanti ai microfoni

A festeggiare è soprattutto il Partito Democratico di Nicola Zingaretti.

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Secondo le proiezioni disponibili lunedì sera alle 20:00, l'opposizione di centro-destra vince la tornata delle regionali di questo fine settimana. I numeri crudi dicono quattro a tre, con la conquista delle Marche, regione tradizionalmente a sinistra. Ma rispetto alle previsioni della vigilia non c'è dubbio che a festeggiare questa sera sia soprattutto il Partito democratico di Zingaretti, alla prima vera prova elettorale della sua segreteria.

Innanzitutto perché anche la roccaforte Toscana, dopo l'Emilia lo scorso 26 gennaio, ha tenuto. L'ex assessore di Firenze Eugenio Giani, vicino a Matteo Renzi, ha distanziato la leghista di Cascina Susanna Ceccardi di quasi 8 punti, secondo le proiezioni (48,2% a 40,4%), nonostante la sua candidatura non venisse considerata forte da tutto il centro-sinistra.

Risultati ancora più lusinghieri in Campania e Puglia con Vincenzo De Luca (64,7% delle preferenze) e Michele Emiliano (46,6% contro il 37,6% di Raffaele Fitto) hanno confermato la loro carica nonostante l'alleato di governo a Roma, il M5S, si fosse defilato.

Un mancato accordo che è costato verosimilmente le Marche (in vantaggio secondo le proiezioni è Francesco Acquaroli del centrodestra con 51,2%) dove i candidati espressione della maggioranza hanno corso separatamente. Bene il centro-destra a trazione Lega e Fratelli d'Italia che ha confermato i suoi governatori in Veneto, con percentuali bulgare per Luca Zaia (76,6%), e in Liguria con Giovanni Toti (54,2%) ed è avanti nella regione a statuto speciale della Valle d'Aosta. Ma non sfonda, come sperava, e il risultato non gli permette di avanzare pretese su scala nazionale, come sarebbe avvenuto con un trionfo in Toscana.

"Alleati, non avversari"

Con un sette a zero o un sei a uno, come già pregustavano nelle scorse settimane, avrebbero avuto gli argomenti per chiedere le dimissioni di un esecutivo senza più riferimenti nel paese. Il sostanziale pareggio dà ossigeno alla composita maggioranza giallo-rossa, nonostante le profonde divergenze che si sono manifestate ancora una volta a livello locale. Il M5S, seppur ulteriormente ridotto nella sua rappresentanza a livello regionale, può vantare il successo nel referendum costituzionale.

Il Pd invece tiene con candidati che hanno corso senza l'appoggio dell'alleato pentastellato. A preoccupare semmai è il pessimo risultato in Liguria dell'unico candidato sostenuto da entrambi i partiti, Ferruccio Sansa, a riprova delle difficoltà che restano nell'accomunare l'elettorato delle due formazioni. Lo sventato pericolo potrebbe però aumentare le fibrillazioni all'interno della maggioranza visto che i democratici, alla luce del loro radicamento nel territorio, avanzeranno pretese nell'esecutivo.  

Il primo commento sulle proiezioni di Zingaretti è stato al contempo un appello all'unità, ma anche una frecciatina nei confronti dell'alleato di governo. "Lo diciamo dal primo giorno: alleati non avversari", ha detto. "Già è chiaro che se l'alleanza che sostiene il governo fosse stata ovunque unita probabilmente avremmo vinto quasi tutte le Regioni". 

Le considerazioni del corrispondente della Radiotelevisione svizzera:


tvsvizzera.it/spal/Zz con RSI (TG del 21.09.2020)

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