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Razzismo negli stadi, tra chi minimizza e chi chiede inflessibilità

All'indomani dell'ennesimo caso di razzismo in uno stadio, in Italia si accende ancora una volta la polemica. La Radiotelevisione svizzera ne ha parlato con Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 novembre 2019 - 20:43
tvsvizzera.it/mar con RSI (TG del 4.11.2019)
"Qua non c'entra più il calcio, state facendo riferimento a situazioni sociali e storiche più grandi di voi, piccoli esseri... Qua state impazzendo ignoranti... Siete la rovina. Le persone così vanno 'radiate' dalla società, non solo dal calcio. Basta mandare giù ora, basta lasciare stare": Balotelli ha reagito così su Instagram il giorno dopo i cori razzisti di cui è stato vittima. Keystone / Filippo Venezia

"Non è successo niente, è stato creato un caso dal nulla. È un'immagine che non corrisponde a quella reale di Verona e dei suoi cittadini". Dopo quanto avvenuto domenica al Bentegodi durante la partita Verona-Brescia, il sindaco della città del Veneto Federico Sboarina ha cercato di gettare acqua sul fuoco.

Un fuoco che in mattinata tale Luca Castellini, esponente di Forza Nuova e tra le 'personalità' più in vista del tifo gialloblù, si era affrettato ad attizzare, dichiarando che "Balotelli non è del tutto italiano" e che "in squadra un negro ce l'abbiamo anche noi". Castellini si era già fatto notare in passato per dichiarazioni del tipo: "Siamo una squadra a forma di svastica".

Le reazioni di condanna non si sono fatte attendere. "Razzista non è una città, ma i comportamenti sì, quelli sono razzisti", ha dichiarato il presidente dell'Associazione italiana calciatori, il veronese Damiano Tommasi. "Inutile girarci intorno. Se qualcuno fa il verso della scimmia a un giocatore perché è di colore, è razzismo. Senza troppi sì e ma. E anche se sono solo due [persone], sono troppi".

Il vicepresidente dell'Uefa Michele Uva ha dal canto suo criticato i club: "Possono revocare la tessera a un tifoso, non farlo più entrare. Bisogna applicare tale regola ma pochissimi lo fanno". Uva ha anche condannato "una cultura che si materializza nelle strade e di cui hanno grande responsabilità anche i politici".

Nel servizio, l'intervista a Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport:

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