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Assalto a portavalori, arrestato il settimo uomo

Dovrebbe essere l'ultimo complice della banda; arrestati 3 mesi fa a Castelrotto, nel Malcantone, volevano rapinare un furgone carico di valuta

A poco più di tre mesi dal tentativo di assalto a un furgone portavalori a Castelrotto, anche quello che dovrebbe essere il settimo e ultimo complice della banda è finito dietro le sbarre.

Si era infortunato lavorando in Ticino da frontaliere, poi ha fatto altre scelte professionali e giovedì mattina, quando si è presentato negli uffici della SUVA a Bellinzona per discutere della sua invalidità ad aspettarlo ha trovato la polizia.

Sulla testa del 37enne italiano pendeva un ordine d'arresto nazionale, non esteso oltre confine per evitare una sua opposizione all'estradizione. È infatti lui il settimo uomo del tentato assalto al portavalori a Castelrotto.

È finito dietro le sbarre con i sei connazionali che il 16 ottobre scorso vennero arrestati in Malcantone per il tentativo di assalto a un furgone portavalori che avrebbe dovuto trasportare oltre un milione di franchi.

Quella mattina dello scorso autunno il 37enne si fece pagare per portare uno dei complici sulla sua auto dal Varesotto al Ticino, per poi tornarsene in Italia da solo una volta lasciati i complici armati di mitra, pistola e mazzotto. In seguito viene pure fermato dai carabinieri, che in assenza di un mandato di cattura sono costretti a lasciarlo andare.

Così non ha fatto la giudice dei provvedimenti coercitivi Ursula Züblin, che ne ha disposto la carcerazione preventiva. Dove con ogni probabilità, resterà fino al processo, come gli altri 6.

Il 37enne, difeso dall'avvocato Walter Zandrini, ha parzialmente ammesso le sue responsabilità: "Sapevo che andavano a compiere un reato, ma non immaginavo una cosa del genere" ha spiegato a verbale. Toccherà ora al procuratore capo Nicola Respini definire con precisione il suo ruolo nel tentato assalto.

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