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È arrivato il tempo dei “nuovi” frontalieri

Il cartello stradale alla dogana di Chiasso con scritto frontalieri.
I frontalieri saranno presto divisi in nuovi e vecchi frontalieri con conseguenze importanti a livello di imposizione fiscale. © Keystone / Gaetan Bally

È un momento importante delle relazioni italo-svizzere: il primo luglio è entrato in vigore il nuovo accordo sull’imposizione dei frontalieri. D’ora innanzi ci saranno i vecchi frontalieri (assoggettati ancora al vecchio accordo) e i nuovi frontalieri. Nel frattempo, la Svizzera uscirà entro un mese dalla lista nera italiana dei paradisi fiscali mentre sul telelavoro regna ancora l’incertezza.

Era atteso da quasi un mese (il Senato come seconda camera aveva accettato l’accordo il 31 maggio scorso). Finalmente la legge sull’accordo tra Svizzera e Italia del 23 dicembre 2020 sull’imposizione dei lavoratori frontalieri (e la modifica della  Convenzione  per  evitare le doppie imposizioni) è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale italiana. Il testo legislativo (Legge 13 giugno 2023, nr. 83Collegamento esterno) è così entrato in vigore sabato primo luglio.

In verità – come ci ha confermato la vicedirettrice della Divisione delle contribuzioni del canton Ticino Kathrin Egli Arginelli – gli effetti dell’accordo saranno validi solamente alla data di ricezione dell’ultima delle notifiche con le quali Italia e Svizzera si saranno comunicati vicendevolmente, per via diplomatica, che sono adempiuti tutti i necessari presupposti legali. Cosa che potrà avvenire a giorni.

L’accordo faticosamente concordato in un decennio di estenuanti trattative (il protocollo per la modifica dell’accordo fu firmato da Evelyne Widmer-Schlumpf e Pier Carlo Padoan il 23 febbraio 2015) subentrerà a quello in vigore dal 1979Collegamento esterno.

Nuove realtà, nuove necessità

Negli ultimi 25 anni le frontaliere e i frontalieri sono raddoppiati in Svizzera e nel solo Canton Ticino la loro quota tra la popolazione attiva è ormai intorno al 30% esercitando così forti pressioni sui salari e creando indesiderati fenomeni distorsivi (il cosiddetto dumping salariale).

Per la Confederazione si trattava quindi di rendere meno attrattivo il suo mercato del lavoro a tutela dei residenti. Ma tutto sommato anche per il fisco italiano è un affare, dal momento che a regime la riforma produrrà maggiori entrate per oltre 220 milioni di euro.

Chi firma un contratto di lavoro da frontaliere dopo lo scambio della nota diplomatica tra Italia e Svizzera (come detto può avvenire a giorni) è dunque considerato un “nuovo frontaliere” e per i redditi che percepirà dal primo gennaio dell’anno prossimo (e che andranno dichiarati nel 2025) sarà dunque sottoposto al nuovo sistema di tassazione.

Vecchi e nuovi frontalieri

La novità più significativa per i nuovi frontalieri e frontaliere – che secondo la nuova definizione risiedono entro 20 km dalla frontiera e che, in linea di massima, rientrano ogni giorno al loro domicilio – è che la Confederazione tratterà una quota dell’80% delle imposte cui sono soggetti i loro redditi e a sua volta il fisco italiano li potrà tassare in base alle sue aliquote (scaglioni IRPEF), con però alcune agevolazioni: ai nuovi frontalieri sarà applicata una franchigia di 10’000 euro e verrà detratta la somma trattenuta alla fonte dalle autorità elvetiche (credito d’imposta), allo scopo di evitare la doppia imposizione.

Dal profilo teorico è indubbio che le aliquote IRPEF, cui sono assoggettati i nuovi frontalieri, sono generalmente più onerose di quelle previste nei vari cantoni per cui è prevedibile che i nuovi frontalieri pagheranno più imposte.

Ma è anche vero che nella dichiarazione di imposte che dovrà essere presentata all’Agenzia delle entrate è possibile inserire tutta una serie di detrazioni e deduzioni (mutuo della casa, spese sanitarie, spese di formazione dei figli, spese professionali e di trasporto, eccetera) che non vengono riconosciute nel sistema di tassazione alla fonte che viene applicato oggi dalle autorità fiscali elvetiche.

Per gli attuali frontalieri varranno sempre le vecchie norme, fino all’età del pensionamento. Per loro continua la competenza tributaria esclusiva della Confederazione (le tasse vanno versate unicamente alle autorità del Paese in cui si esercita la professione) e non saranno tenuti, neanche in futuro, a presentare una dichiarazione d’imposte all’Agenzia delle entrate.

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Lista nera dei paradisi fiscali

La Svizzera finalmente entro la fine di questo mese verrà tolta dalla famosa lista nera italiana dei paradisi fiscali: il necessario decreto del ministro dell’Economia e delle Finanza dovrà infatti essere adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del nuovo accordo, quindi entro il 31 luglio prossimo.

Il 20 aprile scorso Svizzera e Italia hanno sottoscritto una dichiarazione politica per lo stralcio della Svizzera dalla black list italiana delle persone fisiche, ovvero dall’elenco su cui figurava come Paese a tassazione privilegiata o nulla. La lista nera italiana, che risale al 1999 e che comprende una cinquantina di Paesi perlopiù caraibici o asiatici, permette a Roma di dare la caccia alle persone facoltose italiane che dichiarano una presumibile residenza “fittizia” all’estero per eludere il fisco.

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Telelavoro nell’incertezza

Il telelavoro così come praticato grazie a un accordo amichevole del giugno 2020 è ormai fuorilegge. In questo ambito infatti niente è stato deciso. La volontà di trovare un’intesa definitiva c’è, ma nessun accordo è stato trovato o prorogato. “Al ministero dell’Economia – ci dice il deputato italiano della Lega Stefano Candiani – stanno lavorando per evitare vuoti normativi in termini fiscali e previdenziali permettendo così la proroga di una modalità di lavoro agile, iniziata durante la pandemia, e consolidata.”

L’accordo amichevole temporaneo per la regolamentazione del telelavoro tra Svizzera e Italia è scaduto il 30 giugno (in verità tecnicamente la validità dell’accordo amichevole è cessata il 31 gennaio 2023) e da allora ci si trova in una situazione di incertezza giuridica o addirittura di vuoto legislativo. I lavoratori e le lavoratrici frontaliere che intendono proseguire con il lavoro da casa dal primo luglio per più di un giorno alla settimana – come ci ha confermato il portavoce della Segreteria di Stato alle questioni finanziarie internazionali, Mario Tuor – lo faranno dunque a loro rischio e pericolo perché teoricamente perderebbero lo statuto di frontalieri. Nessuna soluzione definitiva è infatti stata trovata tra Italia e Svizzera e ci si trova ad agire nell’incertezza normativa.

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Pubblicato l’accordo sull’imposizione fiscale dei frontalieri sulla Gazzetta ufficiale italiana, condizione “sine qua non” per trovare un accordo sul telelavoro – come ci ha confermato Mario Tuor – ora le parti potranno discutere e negoziare un nuovo accordo sul telelavoro, questa volta definitivo e non più temporaneo. Come più volte ripetuto, con molta probabilità il nuovo accordo ci sarà – la Svizzera in questo senso è molto ben disposta – e prevederà che i frontalieri potranno lavorare il 40% del loro tempo lavorativo da casa senza compromettere il proprio statuto di frontaliere.





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