La televisione svizzera per l’Italia
Netflix.

Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

da quanto racconta l’Ufficio federale dell’ambiente (UFM), saremo sempre più vittime delle bizze meteorologiche. Gli eventi meteorologici e alluvionali di novembre e dicembre dello scorso anno corrispondono infatti agli scenari climatici e idrologici del futuro.

In breve, si prevede che periodi di siccità più lunghi in primavera e in estate si alterneranno a forti precipitazioni. La probabilità di inondazioni aumenterà in inverno, poiché con il riscaldamento climatico le precipitazioni saranno sempre più spesso sotto forma di pioggia anziché di neve.

Oggi splende il sole. Godiamocelo.

Le bandiere di Ue e Svizzera.
© Keystone / Anthony Anex

La Confederazione pronta a un nuovo negoziato con l’Unione Europea, ma non in modo unanime.

Indicazioni importanti sono giunte oggi dalla commissione della politica estera del Consiglio nazionale (CPE-N). La maggioranza sostiene l’apertura di negoziati con l’UE, come ha chiarito oggi il presidente della CPE-N, Laurent Wehrli. Il voto non è però stato unanime: il progetto di mandato negoziale è stato approvato da 16 membri contro 9.

La minoranza – rappresentata davanti ai media dal democentrista lucernese Franz Grüter – crede che un futuro accordo sia dannoso per la Svizzera e la sua prosperità. Per la maggioranza invece, ha spiegato il presidente della commissione, è indispensabile stabilizzare le relazioni con Bruxelles, specie in un momento instabile come quello che stiamo vivendo e considerando che l’UE resta il partner economico più importante della Svizzera.

Questo non significa tuttavia che la CPE-N firmerà una cambiale in bianco al Consiglio federale. La commissione ha chiesto diversi chiarimenti al Governo, in particolare per quanto attiene alla protezione dei salari, agli aiuti di Stato, all’eventuale accordo sull’elettricità, al traffico ferroviario viaggiatori e alla libera circolazione delle persone in generale. Tutti dossier che da tempo rallentano l’apertura dei negoziati veri e propri.

Un lupo seduto sulla neve.
© Keystone / Michael Buholzer

Abbattuti in due mesi una cinquantina di lupi. Il periodo per la loro caccia scade domani.

Secondo le organizzazioni ambientaliste, nell’ambito degli abbattimenti preventivi autorizzati dalla Confederazione sono stati annientati tre branchi completi di lupi. In totale sono stati uccisi una cinquantina di capi. Il periodo di due mesi concessi per questa caccia selettiva scade domani.

Bird Life Svizzera, il Gruppo Lupo Svizzero, Pro Natura e il WWF hanno deplorato in un comunicato congiunto l’adozione “affrettata” dell’ordinanza sulla caccia, che ha già avuto “gravi conseguenze”. Le cifre rese note dalle organizzazioni si basano sulle statistiche pubblicate dai cantoni. Si tratta di un’approssimazione che verrà perfezionata con i dati definitivi.

Ricordiamo che a fine novembre, nell’ambito dell’attuazione della modifica della legge sulla caccia, l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha autorizzato l’abbattimento di 12 branchi in cinque cantoni. Le quattro organizzazioni ambientaliste ritengono che la Confederazione e i Cantoni stiano violando il principio di proporzionalità e sottolineano l’importante ruolo svolto dal lupo nell’ecosistema forestale.

Un uomo sottoposto alla TAC
© Keystone / Jean-christophe Bott

Sono i problemi di natura pecuniaria a preoccupare principalmente la popolazione elvetica.

Le prime cinque preoccupazioni degli svizzeri e delle svizzere hanno un denominatore comune: riguardano tutti aspetti finanziari. Al primo posto svettano i costi della sanità, seguiti da quelli degli affitti e dall’inflazione. Lo rivela l’indicatore BIS (Brand Indicator Switzerland).

Ma le preoccupazioni di natura monetaria non occupano solo il podio, ma anche le posizioni che lo seguono immediatamente: la previdenza per la vecchiaia e i prezzi dell’energia sono risultati, rispettivamente, al quarto e al quinto posto. I problemi legati al clima scivolano al sesto rango.

Consultando i dati dell’inchiesta si nota come le paure legate alla migrazione e agli stranieri (settimo posto in classifica) tormentino gli svizzeri in misura maggiore rispetto alle guerre e al terrorismo, che troviamo negli ultimi due posti della top ten.

Netflix.
Keystone / Jean-christophe Bott

In Svizzera il costo dei servizi di streaming negli ultimi anni è letteralmente esploso.

L’analisi del servizio di confronti Moneyland.ch mette in luce un dato saliente: a passare pesantemente alla cassa sono soprattutto gli appassionati di sport: si passa dai 24,90 franchi al mese di Sky Sport per arrivare sino ai 49,90 franchi di Swisscom Blue Sport. In generale negli ultimi anni il costo dei servizi di streaming offerti in Svizzera sono decisamente aumentati.

Le differenze tra i vari gestori sono enormi: lo streaming più economico costa 1,99 euro al mese (1,85 franchi), mentre il più costoso è uno degli abbonamenti Netflix, che costa 24,90 franchi. A impressionare sono soprattutto i rincari rispetto al momento del lancio dei servizi. Secondo il servizio di confronto, la strategia adottata è infatti quella di attirare il cliente per poi aumentare considerevolmente le tariffe.

Solo per capirci, gli utenti di Dazn hanno dovuto sopportare l’aumento di prezzo più elevato, del 171%. Seguono gli utenti di Apple TV Plus +82%, Disney Plus +81%, Swisscom Blue Sport +67%, Amazon Prime Video +54%. Da ultimo, secondo un sondaggio commissionato sempre da Moneyland.ch all’inizio del 2023 il 58% delle persone intervistate utilizzava Netflix, il 30% Disney Plus e il 23% Amazon Prime Video.

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