La televisione svizzera per l’Italia
due donne sedute su una panchina

Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori, 

Tutto sembra ormai fatto per il passaggio del portiere della nazionale svizzera di calcio Yann Sommer all'Inter. La firma è ormai questione di ore. Sommer va così ad aggiungersi a una folta schiera di calciatori rossocrociati che negli ultimi anni hanno calcato i campi da gioco italiani. Alcuni hanno lasciato un ottimo ricordo, da Stephan Lichtsteiner alla Juve a Remo Freuler all'Atalanta, per non citarne che due. Altri sono invece finiti nella categoria delle cosiddette meteore. Pensiamo ad esempio a Xherdan Shaqiri, considerato tra i dieci peggiori acquisti dell'Inter post-triplete, o in tempi un po' meno recenti a Ciriaco Sforza, che sempre i tifosi neroazzurri ricorderanno soprattutto per la maglia indossata da Giacomino in Tre uomini e una gamba.

Pochi di voi però forse sanno che in tempi ben più lontani gli svizzeri hanno ampiamente contribuito alla nascita e allo sviluppo del calcio in Italia. In questo approfondimento, il mio collega Riccardo Franciolli ne ha parlato con Massimo Prati, autore del libro Gli svizzeri, pionieri del calcio italiano.

Dopo questa premessa calcistica, vi lascio ad altre notizie del giorno.

due donne sedute su una panchina
Keystone / Christof Schuerpf

Chi vive in Svizzera ha in media quattro buoni amici e una cerchia di amicizie allargata di otto, che frequentano una volta al mese. È quanto emerge da uno studio pubblicato oggi e condotto su 3’000 persone nelle tre maggiori regioni linguistiche del Paese dall’Istituto Gottlieb Duttweiler (GDI).

I dati svizzeri sono paragonabili a quelli di Stati Uniti e Germania, rileva quella che è la prima ricerca di questo tipo effettuata in Svizzera. Quasi tre quarti delle persone interpellate si sono dette soddisfatte delle loro amicizie, ma la metà si rammarica di non avere abbastanza tempo per coltivarle.

Un altro elemento che emerge dallo studio è la difficoltà di entrare nelle cerchie di amicizia svizzere, perché sono relativamente statiche e basate su relazioni di lunga data, osservano gli autori. La lealtà e la fiducia richiedono tempo per svilupparsi, e i nuovi arrivati nel Paese lamentano regolarmente la mancanza di spontaneità quando si tratta di creare legami.

È anche interessante notare che ci sono differenze regionali: gli interpellati di lingua francese hanno più amici intimi (4,3 in media) rispetto a quelli di lingua tedesca (3,9) e italiana (3,3). Questi ultimi hanno però una cerchia di conoscenze più ampia (50 persone, contro le 41 della Romandia e le 30 della Svizzera tedesca) e vedono più spesso i loro amici intimi.

logo ruag su un edificio
Keystone / Urs Flueeler

In carica da appena un anno, l’amministratrice delegata della Ruag, Brigitte Beck, lascerà la guida della più importante società svizzera attiva nella produzione di armi, interamente nelle mani della Confederazione.

La decisione è legata alle esternazioni pubbliche di Brigitte Beck della scorsa primavera e alle polemiche che ne erano seguite, indica una nota del gruppo pubblicata oggi. Nel corso di una conferenza in maggio, l’amministratrice delegata aveva chiesto a Paesi come la Germania o la Spagna di ignorare il veto della Confederazione per quanto concerne la riesportazione di materiale da guerra svizzero in Ucraina.

Le dichiarazioni non erano per nulla piaciute al Dipartimento federale dell’economia e al suo responsabile Guy Parmelin, tanto che della vicenda se ne era occupato lo stesso Consiglio federale. La Confederazione – ricordiamo – è l’unico azionista del gruppo.

Nel comunicato, la Ruag precisa che il consiglio d’amministrazione ha sottoposto l’accaduto a un’indagine approfondita, che “non ha evidenziato violazioni né dal punto di vista penale né da quello sanzionatorio da parte delle persone coinvolte”. Tuttavia, si è giunti alla conclusione “da entrambe le parti” che la controversia poteva essere risolta solo con un cambio di leadership.


ignazio cassis e penny wong
Keystone / Lukas Coch

Dopo aver visitato Indonesia e Singapore, il ministro degli esteri svizzero Ignazio Cassis fa tappa in Australia e Nuova Zelanda. Ad Auckland incontrerà anche la sua omologa di Niue, un piccolissimo Stato insulare con cui Berna intende avviare relazioni diplomatiche formali.

Oggi a Canberra Ignazio Cassis ha avuto dei colloqui con la ministra degli esteri australiana Penny Wong (nella foto). Nella conferenza stampa che ha seguito l’incontro, il responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha sottolineato la volontà di Berna di rafforzare i legami con gli Stati che hanno punti di vista simili in un mondo “sempre più polarizzato”.

Martedì in Nuova Zelanda, ultima tappa del suo periplo in Asia e Oceania, Cassis incontrerà, tra gli altri, la sua omologa dello Stato insulare di Niue, Mona Ainu’u. L’obiettivo: stabilire delle relazioni diplomatiche formali per “colmare una lacuna”, ha precisato il DFAE.

Ma perché questo micro Stato a migliaia di chilometri di distanza interessa la Svizzera? Niue si trova al centro del triangolo formato dalle isole di Tonga, Samoa e Cook, dove Stati Uniti e Francia hanno recentemente piazzato le loro pedine. Washington ha aperto un’ambasciata a Tonga, mentre Parigi ha annunciato l’apertura di una rappresentanza a Samoa. Questa strategia fa parte di un gioco di influenza tra Cina e Stati Uniti. “Le tensioni si stanno sempre più spostando verso l’Oceania, che la Svizzera ha a lungo trascurato”, ha spiegato all’agenzia Keystone-ATS Lionel Fatton, professore assistente alla Webster University di Ginevra. E Niue si trova proprio nel mezzo delle grandi isole.

  • Perché la Svizzera si interessa alla piccola isola di Niue? L’approfondimentoCollegamento esterno di Keystone-ATS ripreso da bluewin.ch (in francese)
  • Nel 2021 Svizzera e Australia hanno festeggiato il 60esimo anniversario dell’inizio delle loro relazioni diplomatiche. L’approfondimento su swissinfo.ch.
due persone con confezioni di farmaci
© Keystone / Christian Beutler

La carenza di farmaci si sta acuendo in Svizzera: al momento vi è scarsità di tutti i tipi di medicinali in Svizzera. È l’allarme lanciato dalla presidente della Società svizzera dei farmacisti (Pharmasuisse) Martine Ruggli-Ducrot, che chiede un intervento tempestivo.

Da mesi in Svizzera e più in generale nel mondo si parla di una penuria di determinati farmaci. Questa carenza riguarda ormai quasi tutti i tipi di medicinali, ha dichiarato Martine Ruggli-Ducrot, in un’intervista pubblicata lunedì dal quotidiano Le Temps. “Che si tratti di antidiabetici, rimedi per l’ipertensione, oppioidi o antibiotici. Nel caso di questi ultimi, il consumo globale è esploso non solo in seguito alla fine delle misure contro il Covid-19, ma anche per la marcata presenza di altri virus respiratori”.

Il problema è da ricondurre alla catena di approvvigionamento: “I Paesi da cui la Svizzera dipende per alcune sostanze hanno ridotto, e in alcuni casi anche interrotto, le loro esportazioni a causa della pandemia di coronavirus e del forte aumento dei costi di produzione”, ha spiegato la presidente di Pharmasuisse. C’è anche un problema con le confezioni, come le bottiglie di vetro, che sono prodotte principalmente in Ucraina. “Inoltre, alcune aziende svizzere a volte rinunciano a commercializzare farmaci che sono diventati troppo costosi da produrre”.

La presidente di Pharmasuisse auspica una maggiore cooperazione tra Svizzera e Unione Europea: “È essenziale diversificare la produzione continentale in modo che l’Europa diventi più indipendente in caso di problemi nelle catene di approvvigionamento”. I principi attivi necessari sono spesso prodotti in Asia. “È questa elevata concentrazione a rendere vulnerabile l’intero sistema”, ha sottolineato Ruggli-Ducrot.

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR