
Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
probabilmente la recente pandemia, da cui peraltro non siamo ancora definitivamente usciti, ha contribuito a modificare il nostro approccio nei confronti dei vaccini. Le posizioni si sono indubbiamente radicalizzate, tra chi ritiene questo genere di farmaci la più importante scoperta della medicina da oltre cento anni e chi una sorta di attentato preordinato alla salute degli individui.
Di sicuro fanno riflettere le parole del ministro della sanità Alain Berset al vertice di Montreux (di cui riferiamo in seguito), che ha ammesso di essere rimasto scioccato per la diffidenza verso i vaccini che si è manifestata in non trascurabili strati della popolazione elvetica.
La rimessa in discussione della scienza, a suo dire, è un atteggiamento molto in voga nei Paesi ricchi, cui non sono estranee strumentalizzazioni a fini politici. Il dibattito comunque resta aperto e noi vi invitiamo a proseguire nella lettura delle notizie odierne dalla Confederazione.

A un anno dall’inizio dell’invasione russa all’Ucraina i consiglieri federali Alain Berset e Viola Amherd hanno espresso su Twitter la loro solidarietà al popolo ucraino. Il presidente della Confederazione ha parlato di “brutale guerra di aggressione” che “va contro i nostri valori democratici”. Mentre i pensieri della responsabile della Difesa “sono rivolti alle persone che devono patire sofferenze inimmaginabili”.
Alle parole delle autorità politiche fa riscontro la solidarietà che sta dimostrando la popolazione elvetica. Nel 2022 infatti le organizzazioni umanitarie svizzere hanno raccolto oltre 380 milioni di franchi di donazioni all’Ucraina, vale a dire la cifra più alta mai raccolta per una singola campagna di aiuti in Svizzera per emergenze nel mondo.
Intanto la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha fatto sapere che 75’729 cittadini e cittadine ucraine hanno potuto beneficiare del cosiddetto “statuto di protezione S” (su un totale di 78’638 richieste) che attribuisce un permesso di soggiorno agevolato – in deroga alle norme ordinarie sull’asilo – agli e alle appartenenti a collettività ritenute in grave pericolo dal governo elvetico.
E manifestazioni si sono tenute in diverse città in segno di solidarietà alla popolazione ucraina, in particolare davanti all’ambasciata russa a Berna, a Zurigo, Ginevra, Losanna e Basilea. Inoltre alle ore 8:55 numerose chiese cattoliche e protestanti hanno fatto risuonare le loro campane in ricordo delle vittime del conflitto.
- Su questo triste anniversario l’articolo di tvsvizzera.it.
- Un ampio approfondimento con la diretta testuale di rsi.chCollegamento esterno sul medesimo argomento.
- Come è cambiata la Svizzera a seguito del conflitto in Ucraina. Il servizio odierno di swissinfo.ch ci offre alcune risposte.

Ha suscitato critiche e polemiche, in Svizzera ma anche tra gli oppositori del regime di Teheran, la visita dell’ambasciatrice in Iran a un santuario sciita nella città di Qom.
Nadine Olivieri Lozano indossava infatti uno chador nero e questa circostanza è stata interpretata da taluni come una sostanziale adesione alle regole vigenti nella Repubblica Islamica, comprese quelle in manifesto contrasto con i diritti fondamentali tutelati in Occidente.
Sul caso è intervenuto il Dipartimento federale degli affari esteri che in una nota ha spiegato che durante l’incontro avvenuto in un’istituzione accademica attiva nel campo interreligioso, la diplomatica ha visitato un importante sito islamico in cui “è stato rispettato il protocollo di abbigliamento femminile in vigore in loco”.
Un comportamento che però non è piaciuto agli e alle esponenti del dissenso iraniano che proprio in questi mesi rischiano la vita per lottare contro il velo, simbolo dell’oppressione teocratica nel Paese asiatico.
- Sulle polemiche che hanno investito l’ambasciatrice Olivieri Lozano il servizio della radiotelevisione pubblica RTSCollegamento esterno (in francese).
- Ne riferisce anche l’articolo di tio.chCollegamento esterno.
- Le precisazioni del DFAE sul caso riportate da rsi.chCollegamento esterno.

La sanità elvetica è notoriamente di alto livello (e assai costosa) ma anche nel nostro Paese c’è ancora molto da fare per migliorare la sicurezza dei e delle pazienti. A riconoscerlo è lo stesso ministro responsabile e attuale presidente della Confederazione, Alain Berset.
Intervenuto a Montreux dove è in corso il vertice mondiale su questo tema, il consigliere federale ha sostenuto che occorre trovare soluzioni rapide per attuare i miglioramenti destinati alle persone che manifestano patologie.
Su questo piano, ha sottolineato il politico, in Svizzera è stata istituita la Commissione federale sulla qualità delle cure che ha il compito specifico di monitorare la situazione e adoperarsi per ridurre le minacce alla salute della popolazione.
Nella cittadina in riva al Lago Lemano da ieri sono riunite centinaia di politici e operatori e operatrici del settore, impegnati a concretizzare il Piano mondiale 2021-2030 proposto dell’OMS e a elaborare una Carta di Montreux che sarà approvata al termine dei lavori.
- L’articolo di laregione.chCollegamento esterno sull’incontro di Montreux riguardante la sicurezza dei pazienti.
- Ne riferisce anche ticinonews.chCollegamento esterno.
- La nota di presentazione del vertice internazionale dal sito della ConfederazioneCollegamento esterno.

Gli appassionati di Tik Tok, il popolare social media molto in voga tra gli e le adolescenti, possono restare tranquilli. Per il momento non è previsto nessun divieto per i e le dipendenti della Confederazione ad utilizzare la controversa app nei loro telefoni e tablet.
Berna, comunque, si appresta a contattare le autorità dell’UE per approfondire le ragioni per le quali hanno deciso di introdurre il blocco di Tik Tok, sui cellulari dei funzionari europei, così come aveva del resto decretato il Senato USA in dicembre per il personale federale.
La misura era scattata dopo che erano emerse possibili minacce alla cyber sicurezza delle amministrazioni pubbliche occidentali che l’app prodotta in Cina potrebbe veicolare.
In proposito il Centro nazionale per la cibersicurezza (NCSC), secondo quanto ha precisato la Cancelleria federale, segue da vicino l’evoluzione della situazione e in ogni caso le applicazioni presenti sui telefonini in dotazione ai collaboratori e alle collaboratrici pubbliche con i dati aziendali (email, calendari, contatti e intranet) sono confinati in spazi virtuali sicuri.
- La notizia riportata da tio.chCollegamento esterno.
- Il divieto di utilizzare l’app incriminata è stata decisa dai vertici dell’UE, come riferiva una recente agenzia Keystone-ATS riportata da tvsvizzera.it.
- Un’inchiesta sui rischi insiti nell’app Tik Tok è stata avviata in Canada. Ne parla tvsvizzera.it.
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