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Oggi in Svizzera

Care lettrici, cari lettori,

un futuro privo di carne è ancora lontano (vedi sotto), ma intanto si cerca di migliorare il presente di alcuni animali. A partire dal 2024 non dovrebbero infatti più essere uccisi pulcini maschi in Svizzera (considerati un “prodotto di scarto” dell’industria delle uova). Questi pennuti vengono oggi uccisi immediatamente dopo la nascita con l’uso di gas. Un miglioramento, comunque, rispetto al passato, quando venivano triturati vivi (procedura vietata dal 2020). Ora sono disponibili nuove tecnologie che permettono di determinare il sesso degli embrioni presenti nelle uova fertilizzate, in modo da far schiudere solo quelle contenenti esemplari femmina.

Ora vi lascio alle altre notizie del giorno. Buona lettura!

primo piano di uomo anziano con bandiera svizzera dietro di lui
© Keystone / Alessandro Della Valle

A poco più di 100 giorni dalla sua entrata in carica, il nuovo procuratore generale svizzero Stefan Blättler ha stilato un primo bilancio e spiegato le priorità future del Ministero pubblico della Confederazione. 

Oltre alla lotta al riciclaggio, al terrorismo e ai crimini di guerra, Blättler intende mettere l’accento sul perseguimento delle attività mafiose in Svizzera. Per raggiungere questo obiettivo, ha spiegato, è necessario collaborare in modo ancora più stretto con le autorità italiane, aprire inchieste in Svizzera e potenziare il numero di procuratori che si occupano di questo tema.

La possibilità di portare avanti inchieste in Svizzera può aumentare se si incrementa il numero di persone che se ne occupano. “E possiamo farlo”, ha detto. “Non possiamo sempre dire che non abbiamo le capacità”.

Si tratta anche di proteggere la reputazione elvetica, “che vuole che da noi organizzazioni criminali non possano esistere. Questo è il messaggio che voglio lanciare. Non possono venire qui ed essere lasciate tranquille. Vogliamo confiscare i loro soldi”. Vogliamo, aggiunge, che vengano un giorno portate davanti a un giudice che stabilirà se le loro attività sono criminali o meno. “Questo è il mio obiettivo, il mio messaggio e questo è quello che il pubblico, la politica, i cittadini si aspettano dal Ministero pubblico”.

misuratori di pressione del gas
© Keystone / Jean-christophe Bott

Dopo l’annuncio di Mosca dell’interruzione delle forniture di gas verso Polonia e Bulgaria come conseguenza del mancato pagamento in rubli, la situazione in Europa si fa più tesa. Ma non in Svizzera.

Il consumo di gas nella Confederazione è per il momento abbastanza contenuto rispetto alla stagione invernale. Inoltre i gasdotti rilevanti per il mercato elvetico non passano dai due Paesi e le riserve di gas europee sono attualmente abbastanza alte. A dirlo è Michael Schmid dell’Associazione svizzera dell’industria del gas.

Parole rassicuranti, ma la preoccupazione resta, poiché si fa sempre più concreto il rischio di un’escalation del conflitto in Ucraina e di una chiusura totale dei rubinetti da parte di Mosca. La Svizzera intanto pensa a soluzioni alternative, quali forniture dal Qatar, acquisto di gas liquefatto dagli Stati Uniti oppure ancora la possibilità di attingere alle capacità di stoccaggio in Europa.

La Confederazione, inoltre, ha previsto una serie di misure in caso di carenza: appelli al risparmio, riscaldamento all’olio per i grandi consumatori e contingentamenti per l’industria.

Altri sviluppi

Dibattito
Moderato da: Daniele Mariani

Abbassare il riscaldamento per ridurre la dipendenza dal gas russo: è una proposta che vi convince? Quali altri soluzioni sarebbero attuabili?

Contrariamente ad altri Paesi europei, la Svizzera dipende solo in minima parte dal gas naturale. Questa fonte rappresenta infatti circa il 15% dei consumi energetici complessivi della Svizzera e viene usata soprattutto per il riscaldamento. Quasi la metà del gas consumato in Svizzera viene però dalla Russia e anche nella Confederazione si cercano soluzioni per…

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soldati in tenuta mimetica durante un esercitazione in un area verde
Keystone / Martin Ruetschi

Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha confermato il licenziamento di quattro membri delle forze speciali che rifiutavano di farsi vaccinare contro il Covid-19. Secondo la corte, l’obbligo vaccinale poggia su una base giuridica sufficiente.

Nelle sentenze pubblicate oggi, i giudici di San Gallo rilevano che i contratti di lavoro di questi soldati specificano che essi devono essere sempre pronti per missioni all’estero. Per garantire la loro disponibilità immediata, chi fa parte di questo corpo deve sottoporsi alle direttive del medico in capo dell’Esercito. La legge prevede che il Consiglio federale possa imporre alcune misure mediche ai membri delle forze armate, tra cui la vaccinazione, prosegue il TAF.

L’interesse pubblico della vaccinazione, inoltre, supera gli interessi dei membri delle forze speciali, secondo i giudici. Non si tratta solo di impedire la trasmissione della malattia all’interno del gruppo, ma piuttosto di preservarne la capacità di agire in qualsiasi momento.

Il TAF respinge infine le preoccupazioni sugli effetti collaterali facendo riferimento alle scoperte scientifiche e all’approvazione dei vaccini da parte di Swissmedic, l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici. Rifiutando di essere vaccinati senza una valida ragione medica, i quattro soldati si sono deliberatamente messi in una posizione in cui non potevano più adempiere ai loro obblighi professionali, concludono i giudici. Le loro sentenze non sono definitive e possono ancora essere impugnate davanti al Tribunale federale.

panino confezionato in plastica con lovo vegan stampato sulla confezione
© Keystone / Christian Beutler

Il Gottlieb Duttweiler Institute Institute chiede l’eliminazione progressiva della carne dall’alimentazione per contrastare i cambiamenti climatici: “La domanda non è se, ma quando ci allontaneremo dalla produzione convenzionale di carne. Nutrizione a base vegetale, sostituti della carne, agricoltura cellulare, Precision FermentationCollegamento esternoLe alternative non mancano”, si può leggere in un comunicato diffuso oggi dal think tank indipendente.

Quanto fatto finora non basta e in un modo o nell’altro bisogna trovare una soluzione. La carne, scrivono, deve diventare per i nostri nipoti quello che sono le cassette audio oggi per noi: un cimelio del passato.

Senza un obiettivo concreto e preciso non sarà possibile ottenere risultati tangibili ed è quindi necessaria una promozione mirata delle proteine alternative.

Il piano per il futuro proposto dal GDI comprende lo stop ai sussidi per la produzione convenzionale di carne (“i sussidi esistenti creano falsi incentivi che non sono in linea con i nostri obiettivi climatici”), la promozione della ricerca, dello sviluppo e della produzione di proteine alternative (“l’eliminazione della carne dev’essere vista come un’opportunità”) e l’accelerazione dei processi di approvazione di alimenti rispettosi del clima (“la fattibilità tecnologica e il sostegno finanziario da soli non sono sufficienti se i nuovi alimenti alternativi non vengono approvati sul mercato”).

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