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Oggi in Svizzera

Care lettrici, cari lettori,

Quando si pensa a un’immagine iconica della Svizzera, spesso viene in mente Gruyères, con le sue costruzioni tipiche, i caseifici, la fondue al ristorante, il bar di HR Giger (poco tipico, a dire il vero….). Ora una delle mete turistiche più gettonate della Confederazione è stata premiata per la sua sostenibilità.

La cittadina friburghese fa infatti parte, insieme a Saas-Fee (VS) e Valposchiavo (GR) dei 44 villaggi di 32 Paesi a livello mondiale della rete “Best Tourism Villages”, ossia una lista di “villaggi esemplari che fanno del turismo una fonte di opportunità e un motore per lo sviluppo sostenibile”.

Per festeggiare, consiglio di mangiare un pezzetto di Gruyère, quello “vero”, però.

giornali
© Keystone / Gaetan Bally

I quotidiani elvetici usciti venerdì criticano la posizione del Consiglio federale, sia per la “disastrosa comunicazione” che per la “mancanza di coraggio” nel rispondere all’aggressione russa.

Secondo lo zurighese Tages Anzeiger la risposta svizzera all’inizio della fine del vecchio mondo – quello in cui la guerra non minacciava l’intero continente europeo – non è adeguata. Una comunicazione disastrosa da parte del Governo rossocrociato che ha fatto sì che a lungo nessuno ha capito cosa avrebbe fatto la Svizzera.

Per la conservatrice NZZ, la neutralità non deve essere “una foglia di fico dietro la quale nascondersi”. Una posizione chiara è nell’interesse della Confederazione, per non apparire come un approfittatore della guerra. Come già ha fatto con la pandemia, scrive il quotidiano, anche in questo caso Berna si dimostra impreparata di fronte a una nuova crisi.

Intanto la consigliera federale Karin Keller-Sutter, responsabile del dipartimento federale di giustizia e polizia, ha fatto sapere che la Svizzera è pronta “a ricevere gente che fugge dall’Ucraina e ha bisogno di protezione”. Le autorità europee stanno reagendo, ha ricordato nel corso di una conferenza stampa, e “con gli Stati di Schengen cercheremo di capire come possiamo aiutare e portare solidarietà”.


detriti di asfalto
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La Svizzera ha deciso di non adottare sanzioni proprie nei confronti della Russia per non compromettere i suoi buoni uffici, ma questo, secondo l’esperto di pace Markus Heiniger, “non corrisponde allo spirito e al senso di ciò che è stato costruito finora nell’ambito della promozione della pace”. Anche come mediatrice, la Confederazione “deve rimanere fedele ai propri valori e principi”.

È però anche chiaro che la Svizzera da sola non può fare nulla, in particolare in questo momento di massima escalation. Tentativi di mediazione potranno essere fatti “tra due o tre settimane, quando ci saranno nuove condizioni quadro”.

Difficile attualmente prevedere quali saranno queste condizioni, ma se Mosca dovesse rovesciare il Governo di Kiev, una mediazione sarà difficile perché “una vittoria militare è un chiaro disastro per un processo di pace perché (…) esclude determinati gruppi di popolazione. E questo crea nuovi problemi che possono essere all’origine di un’escalation 50 anni dopo”.

E nel caso di un’ipotetica nuova Guerra fredda tra Occidente e Russia e Cina? A differenza della prima Guerra fredda, quando la Confederazione è rimasta per conto suo, la Svizzera può cooperare attivamente nel maggior numero di luoghi possibile, senza per questo compromettere la sua sicurezza. È bene conoscere e mantenere i contatti con tutti”.

tre persone a un tavolo da conferenza stampa
© Keystone / Anthony Anex

Il Consiglio federale cambia marcia nei negoziati con l’Unione europea: mercoledì, nel corso della seduta speciale dedicata alla politica europea, il Governo ha deciso di passare a un tipo di approccio verticale, ovvero settoriale, rinunciando a quello orizzontale previsto dall’accordo istituzionale abbandonato l’anno scorso.

Oggi, venerdì, il presidente della Confederazione Ignazio Cassis e i consiglieri federali Karin Keller-Sutter e Guy Parmelin hanno presentato a Berna questo nuovo capitolo di politica europea. La priorità del Governo, hanno ribadito, è di stabilizzare i rapporti con Bruxelles e mantenere buone relazioni in un quadro normativo che vada nell’interesse di entrambe le parti. L’UE, ricordiamo, è il principale partner per la Svizzera sotto innumerevoli aspetti, siano essi economici, di formazione, ricerca o medico-sanitari.

Cassis ha sottolineato che il Consiglio federale non vuole ripetere gli errori dell’accordo quadro: ora l’Esecutivo spera che ci si concentrerà sulle nuove idee piuttosto che su vecchie discussioni.

È un nuovo inizio, è cambiato tutto. Ora dobbiamo valutare dove bisogna intervenire, a che punto stiamo nei vari settori e cosa c’è da fare”, ha sottolineato. Un accordo quadro 2.0 con l’Unione Europea, quindi, non è all’ordine del giorno.

studenti in controluce
© Keystone / Gian Ehrenzeller

Sempre più persone vogliono un diploma superiore: secondo uno studio dell’Ufficio federale di statistica (UST), negli ultimi 20 anni in Svizzera il numero di chi sceglie un’istruzione nel settore terziario è aumentato fortemente. Basso invece l’incremento di chi opta per un apprendistato.

Nelle scuole superiori è quasi raddoppiata la quantità di donne (oggi rappresentano il 53% del corpo studentesco). Anche nelle università, dove la loro quota era già relativamente alta 20 anni fa, sono oltre la metà degli studenti (51,8%).

È pure cresciuta la quantità di stranieri, progrediti di 11 punti percentuali negli ultimi due decenni. A titolo di paragone, sono circa 6 punti percentuali in più rispetto all’aumento della proporzione di stranieri nella popolazione residente nella Confederazione. Le cifre pubblicate dall’UST, tuttavia, non illustrano chi tra gli studenti è giunto in Svizzera specificamente per la formazione.

Parallelamente alla statistica sulla formazione, l’UST ha anche pubblicato dati su chi ha scelto l’insegnamento dopo aver effettuato altri studi. La formazione in questo ambito, facilitata dal 2012 a causa della carenza di docenti, ha riscosso particolare interesse nei primi anni. L’entusiasmo per questo percorso di formazione è aumentato costantemente fino al 2016 (21 laureati nel 2012, 217 laureati nel 2016). Da allora, i numeri sono diminuiti di nuovo (136 diplomi nel 2020).

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