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Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori,

vivere a Zurigo, la capitale finanziaria della Confederazione, potrebbe essere diventato un po' più agevole. O almeno così sembra da quello che riferisce la prestigiosa testata londinese The Economist, secondo la quale la città sulla Limmat non è più, assieme a Parigi e Hong Kong, la città più cara al mondo.

Nello studio pubblicato dal settimanale britannico Zurigo è infatti retrocessa quest'anno al quarto posto, superata nell'ordine da Tel Aviv, Parigi e Singapore. Ginevra si piazza invece in settima posizione.

Non so però se questo possa bastare a convincere qualcuno dei nostri amici espatriati a tornare all'ovile. Connazionali per i quali comunque oggi ci sono delle novità, come potrete constatare nelle notizie che vi proponiamo oggi qui di seguito,

buona lettura.  

Il Nazionale
© Keystone / Peter Klaunzer

Nessun raddoppio all’orizzonte del contributo elvetico alla coesione dei paesi dell’Est nell’UE. Dopo gli Stati anche il Consiglio Nazionale ha bocciato oggi la mozione avanzata dalla sinistra per favorire la partecipazione elvetica ai programmi di ricerca europei.

Con 93 voti contro 84 (e 6 astensioni) la Camera del popolo ha rigettato la proposta di incrementare di 953,1 milioni di franchi la somma versata a Bruxelles che, nelle intenzioni dei promotori, doveva essere vincolata alla firma entro la metà del 2022 dell’accordo sull’associazione della Confederazione a Horizon Europe, Digital Europe, ITER, Euratom ed Erasmus+.

Per i parlamentari dello schieramento di centrodestra (soprattutto tra le file di Udc e Plr) l’aumento del contributo svizzero avrebbe finito per indebolire la posizione del Consiglio federale nelle difficili trattative con la Commissione UE.

Di parere opposto l’opinione del fronte rosso-verde per il quale la proposta avrebbe offerto al governo federale un argomento forte nelle discussioni con la controparte. Tesi cui aveva aderito la Commissione di politica estera del Nazionale ma che non è stata accolta dal plenum della Camera.

stampa
Keystone / Peter Klaunzer

Oggi i cantoni sono chiamati a prendere posizione sulle proposte avanzate dal governo federale per contrastare la minaccia della variante Omicron, su cui i media nazionali, con qualche eccezione, concordano in linea generale.

I quotidiani del gruppo Tamedia, che hanno definito “giuste” e “coerenti” le proposte in consultazione, osservano che l’esecutivo, attendendo l’esito del referendum, abbia sprecato tempo prezioso ma al contempo la sua politica epidemiologica ora è più democraticamente legittimata che in qualsiasi altro paese.

Opinione non del tutto condivisa dal sito della Radiotelevisione svizzera Srf, secondo il quale il Consiglio federale non ha aspettato il risultato della votazione per inasprire le misure ma “è il virus che lo obbliga ad agire”. L’esecutivo federale, che “si sforza ad usare moderazione”, rileva in proposito l’autorevole Neue Zuercher Zeitung, avrebbe anche potuto adottare misure più ampie alla luce del chiaro risultato di domenica “senza scatenare l’ira della popolazione”.

Per i giornali francofoni di Tamedia “24 Heures” e “Tribune de Genève” la principale sfida per il governo ora è quella di convincere quel 38% che domenica ha messo un “no” nell’urna. La speranza è che autorità e scienza abbiano tratto insegnamenti dalle ondate precedenti.

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© Keystone / Martial Trezzini

L’inflazione si riaffaccia anche in Svizzera: a novembre è aumentata dell’1,5% su base annua, il valore più alto da 13 anni.

Il dato del mese che si è appena chiuso consolida la tendenza in atto da aprile e rileva un incremento di 0,3 punti percentuali in 30 giorni (sempre su base annua), anche se l’indice dei prezzi al consumo, secondo quanto pubblicato oggi dall’Ufficio federale di statistica (Ust), è rimasto stabile a 101,6 punti rispetto ad ottobre.

Nel dettaglio, rispetto ad ottobre i prezzi dei prodotti indigeni sono scesi dello 0,1%, quelli dei prodotti importati sono saliti dello 0,4%. Su base annua i primi si sono apprezzati dello 0,7%, i secondi del 4,1%. Rispetto agli altri europei, che in novembre hanno avuto mediamente un rincaro del 4,9% (il più alto da 20 anni), l’aumento che si è registrato nella Confederazione è sensibilmente più moderato.  

Va anche sottolineato che però il tasso ipotecario di riferimento, l’indicatore che serve a determinare le pigioni degli appartamenti in affitto in tutta la Svizzera, rimane fissato all’1,25%, come ha indicato sempre oggi l’Ufficio federale delle abitazioni (UFAB).

bancomat
Keystone / Emilio Morenatti

Gli svizzeri e le svizzere all’estero possono ora avere un conto bancario digitale elvetico e una carta di debito utilizzabile per pagamenti in tutto il mondo.

L’offerta, permette agli espatriati di avere relazioni finanziarie nella madrepatria, nasce da una collaborazione tra l’Organizzazione degli svizzeri all’estero (Ose) e la società fintech Yapeal, che fornisce servizi digitali internazionali.

L’accordo, che colma una lacuna che finora pesava sui cittadini rossocrociati residenti all’estero, inizialmente vale nei paesi confinanti (sarà esteso nel corso della prima metà del 2022 ad altre 15 nazioni) e consente ai titolari del conto elettronico dieffettuare pagamenti e prelievi internazionali.

Si tratta di un’iniziativa, sottolinea oggi l’OSE, che si aggiunge alla partnership già esistente con la banca cantonale di Ginevra (BCGE) che mette a disposizione l’intera gamma di servizi bancari agli svizzeri e alle svizzere espatriate.

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