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Nuovi assunti indigeni A Castellanza "Prima i nostri" non fa rumore

"Chiediamo che il 60% dei nuovi assunti siano abitanti di Castellanza". Il sindaco Mirella Cerini, in carica da un anno, ha trovato un accordo in tal senso con i dirigenti di alcuni nuovi supermercati che saranno costruiti nella cittadina in provincia di Varese. Un'iniziativa, che nel piccolo, è simile a "Prima i nostri" accolta dal Canton Ticino nel 2016. Con un'unica differenza. Qui a Castellanza non ha fatto rumore...

L'accordo, nel suo principio è semplice: potete costruire nuovi supermercati sul territorio di CastellanzaLink esterno ma dovete impegnarvi ad assumere una quota (il 60%) dei lavoratori residenti nel comune. Una piccola clausola introdotta dal comune che inizia a dare i primi frutti. Nei prossimi mesi infatti tre nuovi supermercati saranno costruiti a Castellanza e tutti hanno confermato che manterranno fede all'impegno preso.

Disoccupazione

L'obiettivo dell'iniziativa è chiaro. Nel piccolo, cercare di trovare nuove misure concrete per combattere la disoccupazione, che qui come in altri centri italiani, resta un problema. Non si parla di assunzioni numericamente importanti. Nei prossimi mesi infatti saranno create una quarantina di nuovi posti di lavoro. Si tratta pur sempre un primo passo, sottolinea il sindaco. Insomma l'accordo non è retroattivo ma promette bene per il futuro.

"Prima i nostri"

L'iniziativa di Castellanza non ha fatto gridare allo scandalo. Per ora non ci sono state reazioni negative da parte dei comuni vicini. Anzi. Il sindaco Mirella Cerini invita pure gli amministratori degli altri comuni a seguire l'esempio di Castellanza. Certamente non ha fatto parlare come la decisione del Canton Ticino di dare la priorità alla manodopera indigena. Con "Prima i nostri" nella Costituzione cantonale è infatti stato ancorato il principio della preferenza indigena. In altre parole, i datori di lavoro che cercano un impiegato, prima di assumere un frontaliere o una persona proveniente dall’estero dovranno prima dimostrare che non vi siano lavoratori disponibili che già risiedono in Ticino.