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Ticino, passa “Prima i nostri”, l’iniziativa “anti frontalieri”

Respinta l’iniziativa contro il dumping: verrà attuato il controprogetto

L'iniziativa popolare "Prima i nostri!Link esterno" è stata approvata dagli elettori ticinesi. I sì sono stati il 58%. Il controprogetto, elaborato dal Gran Consiglio ticinese, è stato invece bocciato dal 57% dei votanti.

L'iniziativa, lanciata da Unione Democratica di Centro e sostenuta dalla Lega dei ticinesi (destra), si colloca nel solco del dibattito sorto sugli effetti della libera circolazione nel mercato del lavoro e intende fissare nella Costituzione ticinese i principi legati all'iniziativa contro l'immigrazione di massa approvata, in votazione federale il 9 febbraio del 2014. Chiede, in particolare, una modifica costituzionale in funzione della "preferenza indigena" e della "complementarietà professionale" fra lavoratori svizzeri ed esteri. Al cantone si chiede quindi di impedire i licenziamenti per sostituzioni discriminatorie fra manodopera indigena ed estera e di intervenire contro le sensibili diminuzioni salariali causate un afflusso indiscriminato di manodopera estera.

Il Gran Consiglio (parlamento cantonale) aveva giudicato l'iniziativa poco incisiva e affetta anche da alcuni vizi di forma.

L'altra, attesa, votazione cantonale ticinese si colloca nello stesso ambito dell'iniziativa precedente con intenti simili. "No al dumpingLink esterno" era però promossa dal Movimento per il socialismo, e puntava a limitare il fenomeno del calo dei salari legato all'impiego di frontalieri. Si proponeva l'istituzione di un ispettorato cantonale del lavoro e prevedeva la definizione dei compiti in relazione alle leggi, l'adattamento dell'organico nella misura di un ispettore ogni 5'000 persone attive, la pubblicazione di una statistica annuale su contratti e salari e l'istituzione di delegati attivi nelle imprese per il controllo delle evoluzioni dei salari e delle condizioni di lavoro.

In questo caso, però, l'iniziativa è stata respinta con il 52% dei voti, e l'ha spuntata il contro progetto del Parlamento che aveva giudicato l'iniziativa troppo onerosa per le imprese opponendogli la variante oggi accolta dagli elettori, in cui si valorizza il sostegno alla professionalizzazione delle commissioni paritetiche e il potenziamento degli ispettori incaricati degli accertamenti.

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