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Swiss Re, danni per 10 miliardi dalle inondazioni in Emilia

Cesena, il 17 maggio scorso.
Cesena, il 17 maggio scorso. Keystone / Max Cavallari

Le recenti inondazioni in Emilia-Romagna hanno causato perdite assicurate dalle compagnie per oltre 600 milioni di dollari e sono stati l’evento meteorologico più costoso in Italia dal 1970. Danni causati da catastrofi superiori alla media nel 2023.

Le catastrofi naturali, ha reso noto mercoledì Swiss RE, hanno provocato nel primo semestre 2023 danni per 120 miliardi di dollari (106 miliardi di franchi), di cui solo 50 miliardi coperti dalle assicurazioni.

I due dati, osserva la società di riassicurazione elvetica, non si discostano molto da quelli dell’anno scorso (rispettivamente -3% e +2%), ma si rivelano sensibilmente superiori alla media decennale, che è rispettivamente di 82 e 32 miliardi (gli scarti sono in questo caso del +46% e del +54%). A pesare in modo particolare sono state le tempeste che hanno interessato gli Stati Uniti, le quali hanno provocato il 68% dei danni economici registrati.

Costi totali per 10 miliardi in Emilia-Romagna

Il rapporto periodico pubblicato da Swiss Re si sofferma però anche sulle forti precipitazioni e le alluvioni che hanno colpito a maggio l’Emilia-Romagna, per il quale sono state stimate perdite economiche pari a 10 miliardi di dollari, cifra assai superiore ai danni che risultano coperti dalle assicurazioni (600 milioni).

+ Il bilancio delle vittime in Emilia-Romagna continua ad aggravarsi

“Con il 94% dei danni non assicurati in Italia diventa evidente il ruolo importante dell’assicurazione come strumento per colmare il divario di protezione e aiutare le famiglie a rafforzare la propria resilienza finanziaria nei confronti delle catastrofi naturali”, sottolinea il gruppo riassicurativo elvetico.

Cambiamento climatico e dell’urbanizzazione

Più in generale i danni superiori alla media confermano una tendenza alla progressione annua del 5-7% dei sinistri assicurati, determinata dal riscaldamento del clima ma soprattutto dalla rapida crescita dei valori economici nei contesti urbanizzati”, spiega Martin Bertogg, dirigente di Swiss Re, citato nel comunicato odierno.

“I cicloni e le inondazioni che si sono verificati in Nuova Zelanda nel primo trimestre sono una testimonianza del rischio che corrono oggi i grandi centri urbani: confermano i modelli osservati nel 2021 con le inondazioni in Germania, nonché nel 2022 in Australia e Sudafrica”.

Secondo Swiss Re gli effetti dei cambiamenti climatici sono evidenti in eventi meteorologici sempre più estremi. “Sono già visibili in alcuni pericoli come ondate di calore, siccità, inondazioni e precipitazioni estreme”, afferma il capo economista del gruppo, Jérôme Jean Haegeli, a sua volta citato nella nota.

Occorre adattarsi ai cambiamenti in atto

Ci sono però anche altri fattori: “La pianificazione territoriale nelle aree costiere e fluviali più esposte e l’espansione urbana verso la natura selvaggia generano una combinazione difficilmente reversibile di esposizioni di valore elevato in ambienti a rischio maggiore”. Secondo Haegeli è necessario adottare misure di protezione: “È giunto il momento di investire in un maggiore adattamento al clima”.

Se ai disastri naturali (terremoti, cicloni, tempeste, inondazioni, incendi di boschi) si aggiungono quelli causati dall’uomo si arriva a un totale di danni di 125 miliardi (contro i 129 della prima parte del 2022, ma gli 89 della media degli ultimi dieci anni), di cui 54 miliardi (in confronto a rispettivamente 52 e 38) assicurati.

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