Navigation

La nuova immigrazione italiana in Svizzera

Svizzera-Italia tornano a dialogare a Zurigo

A Zurigo si ricercano le radici comuni. © Keystone / Gaetan Bally

Accademici, imprenditori, diplomatici e rappresentanti della società civile dei due Paesi cercano una strategia comune per le sfide del XXI secolo (immigrazione, energia, Fintech e salute).

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 ottobre 2022 - 09:52

“Svizzera e Italia hanno radici comuni e profonde, mantenute vive dalla ricca contiguità culturale e geografica”, ha osservato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel saluto inviato al “Forum per il dialogo tra Italia e Svizzera” che quest’anno si svolge a Zurigo.

Un appuntamento biennale che nel 2021 non ha potuto celebrarsi per i noti motivi sanitari e che in questa sesta edizione - incentrata sul tema “Da Dante al Fintech: Svizzera e Italia all’alba del 2023” - vede la partecipazione di un’ottantina di personalità chiamate ad approfondire tematiche comuni, in particolare in ambito migratorio, finanziario, energetico e sanitario.

Riflessione condivisa anche dal presidente elvetico Ignazio Cassis che non ha perso l’occasione per ricordare il fatto che lui “pensa, ride e sogna in italiano”, riferendosi alla sua origine italofona.  Per il politico ticinese il Forum costituisce un momento importante “per conoscersi, ascoltarsi, arricchirsi vicendevolmente, prendersi il tempo per riflettere, al di là del clamore quotidiano” e ha ricordato la “miriade di legami storici, genetici, politici e culturali che i nostri due paesi.

Il ministro degli Esteri elvetico si è inoltre detto fiero e felice per la consegna in questo contesto del premio per il federalismo 2022 della “Fondazione ch” al Forum per l’italiano in Svizzera, “che ho avuto il piacere e onore di cofondare proprio qui a Zurigo dieci anni fa”.

Un’iniziativa che è riuscita a federare i numerosi sforzi a sostegno della lingua italiana e che, nelle parole del suo presidente Manuele Bertoli, è nata dall’esigenza di costruire “una voce unitaria di rappresentazione” della quarantina di organizzazioni che si battono nella Confederazione per l’idioma di Dante. Un’impresa non scontata soprattutto nell’amministrazione della “Berna federale” e nelle scuole e università d’oltre Gottardo dove le cattedre di italiano vengono continuamente messe in discussione.

Obiettivi raggiunti solo in parte

Su questo appuntamento bilaterale si è poi soffermato il politologo Lucio Caracciolo, secondo cui sono stati raggiunti “solo in parte” il suo scopo iniziale, che non era quello di “replicare il dialogo istituzionale ma di dare voce alla società civile”. Cosa è allora che frena questo dialogo, ha interrogato il direttore della rivista di geopolitica Limes? “L’eccesso di affinità o di percepirsi affini”, ha osservato l’accademico romano che ha ricordato come la Svizzera sia stato l’unico paese confinante con cui l’Italia non ha mai fatto la guerra.

Del resto, ha continuato, sono lontani i tempi delle frizioni tra immigrati e popolazione elvetica ma poi è subentrato un certo “impigrimento”. Comunque la responsabilità maggiore di questo stato di cose è italiana dal momento che “la nostra conoscenza della Svizzera è molto limitata” e la società civile e le istituzioni “possono e devono fare di più” per rendere ottimali le relazioni bilaterali.

Su questo piano concorda il presidente dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) Giampiero Massolo, che ha enumerato le ragioni storiche, commerciali e geopolitiche che legano i due paesi e trascendono i semplici rapporti di buon vicinato. “Ogni tanto corriamo il rischio di darci per scontati” e “l’emozione prevale se non si coltiva il rapporto”, ha affermato il diplomatico secondo il quale Italia e Svizzera sono in grado di creare “un rapporto esemplare al centro dell’Europa”, grazie anche a una “comunanza in politica estera fondata su salde basi valoriali”.

La cultura unisce i due Paesi

Sul contributo degli immigrati italiani al benessere della Svizzera nel dopoguerra si è invece soffermato Marco Solari, presidente del Filmfestival di Locarno e cofondatore del Forum, secondo il quale gli eventuali malintesi “devono essere analizzati e discussi” ma ci deve essere disponibilità da entrambe le parti. In questo esercizio, ha aggiunto, ha un ruolo fondamentale la cultura, incarnata da personaggi come Dante di cui è appena trascorso il 700esimo dalla morte. 

Proprio su questo tema è stato ricordato da vari interlocutori, in particolare dal presidente elvetico Ignazio Cassis e l’ambasciatore italiano a Berna Silvio Mignano, la Settimana della lingua italiana nel mondo del cui logo la sesta edizione del Forum può fregiarsi. Riguardo invece l’intesa sulla fiscalità dei lavoratori transfrontalieri, in attesa ancora della ratifica delle Camere a Roma, l’ambasciatore ha detto di ritenere che vi siano i tempi tecnici per una sua celere entrata in vigore (inizialmente prevista per il 2023), anche con il governo italiano che sta per insediarsi.  

Partecipa alla discussione!

Condividi questo articolo

Cambia la tua password

Desideri veramente cancellare il tuo profilo?