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Messico. Colori e profumi precolombiani

di Stefano Paolo Giussani

Il padiglione del Messico si distingue per l'originale forma a pannocchia che sottolinea l'importanza del mais come alimento di base del paese latinoamericano. Il gioco di rampe elicoidali di cui si compone si eleva sull'incrocio tra Cardo e Decumano.

Il principe dei Cinque Fiori

Il percorso espositivo è stato pensato come un mix di supporti multimediali e contenuti artistici. Percorrendo la prima rampa ci si imbatte in una originale installazione in cui l'acqua scorre lungo collane richiamando un acquazzone. Un grande schermo racconta il Messico moderno mentre la salita sfiora folkloristiche girandole fino alla sala che ospita uno dei pezzi forti di Expo, la statua precolombiana del Principe dei Cinque Fiori. La figura sembra galleggiare nella penombra degli effetti luminosi che suggestionano ma purtroppo non valorizzano l'opera che passa quasi inosservata al pubblico distratto. Seguono interpretazioni artigianali dell'albero della vita, sovrastate dal soffitto ricoperto da più di 200 cucchiai di legno che creano, con un sistema di percussioni, un accompagnamento musicale inconsueto per l'orecchio europeo. Uno spazio che, a rotazione, è dedicato agli stati della confederazione messicana è posto al termine della salita.

Ristorante con vista

Sulla terrazza panoramica, un'altra statua del Principe dei Cinque Fiori - questa volta una riproduzione - anticipa il ristorante che avvolge i visitatori nei profumi della cucina messicana. Durante il percorso di discesa, un dipinto contemporaneo, stimola la riflessione sui soprusi che, attraverso le violenze perpetrate alla terra, l'uomo esercita sulla sua stessa specie.

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