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I 10 anni della crisi innescata dai famigerati subprime

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Questo contenuto è stato pubblicato il 09 agosto 2017 - 20:24
tvsvizzera/spal con RSI (Tg del 9.8.2017)

La più grave crisi finanziaria dal 1929, che ha messo in ginocchio interi continenti - e non è estranea alle recenti spinte disgregazioniste in Europa - è iniziata esattamente 10 anni fa: il 9 agosto 2007 BNP Paribas lanciò l'allarme, congelando tre fondi che investivano in obbligazioni Usa garantite dai famigerati prestiti immobiliari subprime, ossia mutui ad alto rischio.

Lo stesso giorno la banca centrale statunitense (Federal Reserve) iniettava sul mercato 95 miliardi di dollari, dando il via a una fase di misure d'emergenza e salvataggi con i soldi pubblici. Nell’autunno dello stesso anno ci sono i clienti di Northern Rock in fila per ritirare i depositi.

La crisi culmina con il crac Lehman il 15 settembre 2008 e subito dopo coinvolge il nocciolo duro del sistema economico, precipitando Usa ed Europa nella peggior recessione dagli anni Trenta a cui segue una ripresa lenta, irregolare, non sufficientemente sorretta da politiche economiche adeguate in gran parte del mondo.

Tra il 2007 e il 2009 la chiusura dei rubinetti del credito bancario gela i consumi e gli investimenti mentre gli interventi di salvataggio fanno volare l’indebitamento degli Stati che sono costretti a manovre di rientro dolorose e impopolari, che fanno crescere i movimenti sovranisti e antieuropei.

Negli ultimi tempi gli indicatori economici, grazie soprattutto all’immissione continua di liquidità sui mercati da parte di Fed e Bce, sembrano essere decisamente migliorati ma il PIL italiano resta inferiore a quello del periodo ante crisi.

A preoccupare semmai è la deregulation in atto del sistema finanziario promossa dall’amministrazione Trump, che potrebbe favorire il ripetersi della catena di errori e mancati controlli all’origine della grave crisi di cui stiamo ancora oggi subendo gli influssi negativi.

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