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Marmolada, ci si interroga sulle cause della tragedia

Operazioni di soccorso complicate sulla Marmolada. tvsvizzera

Glaciologi e climatologi sono concordi nel ritenere il riscaldamento globale, e in particolare le temperature molto elevate registrate nel Nord Italia nel mese di giugno, responsabili del crollo del seracco.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 luglio 2022 - 16:58
Marco Todarello

“Ho sentito un rumore sordo, ho alzato gli occhi e ho visto questa cascata di pietre e ghiaccio, non ho fatto in tempo a pensare ‘ora scappo’ che ho visto tutto nero”.
Le parole di Annalisa De Camilli, 51 anni, sopravvissuta per miracolo e ora ricoverata con varie fratture all’ospedale di Trento, rendono l’idea della violenza e della velocità con cui si è consumata una delle maggiori tragedie escursionistiche mai avvenute sulle Alpi italiane.

Alle 13.45 del 3 luglio, un seracco largo 200 metri e alto 70 si è staccato dal ghiacciaio della Marmolada, regina delle Dolomiti trentine, travolgendo 19 escursionisti che in quel momento percorrevano la via normale di salita alla vetta (3.343 metri).

I morti sono undici (nove italiani e due cechi), compreso il compagno di De Camilli, che lei ha visto sparire mentre veniva a sua volta travolta dal fiume di ghiaccio e pietre. Degli otto feriti, due sono in gravi condizioni.  

Recupero difficile


Il percorso di riconoscimento degli alpinisti travolti dalla spaventosa slavina è stato lungo e travagliato, per via delle orribili condizioni in cui versavano i cadaveri, e solo dopo sei giorni il colonnello Giampietro Lago, comandante dei Ris di Parma, ha dichiarato che “nulla fa pensare che sotto i detriti ci possano essere i resti di altre persone oltre a quelle identificate, perché se dovessero essere recuperati altri resti biologici verosimilmente apparterranno ai corpi già recuperati”, mettendo la parola fine alla conta delle vittime.

Se il lavoro di identificazione delle salme si è concluso, non si fermano le attività di ricerca, che hanno visto impegnati i volontari del Soccorso alpino in una delle operazioni più complesse di sempre: “Non ho mai visto niente di simile in 40 anni di esperienza con i soccorsi”, ha detto il presidente nazionale del Soccorso Alpino e speleologico Maurizio Dellantonio.

Una settimana dopo la tragedia, ora è il tempo della politica, e prima ancora della scienza. Glaciologi e climatologi sono concordi nel ritenere il riscaldamento globale, e in particolare le temperature molto elevate registrate nel Nord Italia nel mese di giugno, responsabili del distacco sulla Marmolada: “L’ipotesi è che l’acqua creata dallo scioglimento del ghiaccio — ha spiegato Mauro Gaddo, climatologo e direttore di Meteo Trentino — si sia infiltrata nei crepacci del ghiacciaio, sia penetrata all’interno e non avendo vie di fuga abbia lubrificato la roccia nei punti in cui era “incollata” al ghiaccio, fino a causare lo scivolamento del seracco verso valle”.

“Chiaramente non è un processo che avviene dalla sera alla mattina, ma può durare molti anni— ha precisato Gaddo — perché i tempi del ghiacciaio non sono gli stessi di altri fenomeni atmosferici, che invece rispondono a logiche di immediatezza”.  

Molti rappresentanti delle Istituzioni politiche e scientifiche hanno ricordato come eventi eccezionali come quello occorso sulla Marmolada potrebbero diventare sempre più frequenti, e che oggi più che mai occorre prendere provvedimenti immediati ed efficaci per contrastare i cambiamenti climatici.

Anche l’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, nell’omelia in occasione della messa in onore delle vittime ha posto l’accento sul tema ambientale: “L’immagine della Marmolada sfregiata dalla valanga chiama l'umanità a intraprendere un serio cammino di riconciliazione con il creato per tornare a custodirlo e a proteggerlo, e a non opporsi ad esso, come abbiamo fatto finora”.

Soccorsi in aumento

Un altro tema innescato dalla tragedia è quello della sicurezza in montagna, posto che negli ultimi anni il Soccorso alpino italiano ha registrato una crescita esponenziale degli interventi — e talvolta degli infortuni — soprattutto in soccorso di escursionisti inesperti, sprovveduti e male attrezzati.

Non è il caso di questa vicenda, appurato che la maggioranza delle vittime erano alpinisti esperti o comunque con preparazione adeguata a quel tipo di escursione, ma è innegabile che la maggiore fragilità delle montagne dovuta al riscaldamento globale, unita a un turismo di massa spesso inconsapevole dei rischi, alza il tasso di pericolosità delle attività in alta quota e chiede alla politica una presa di posizione chiara sul futuro dell’escursionismo.

“In una stagione eccezionale come questa, il nostro concetto di attenzione nello spingerci in alta quota deve essere aggiornato — ha dichiarato il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti — per questo è opportuno pensare a sistemi di segnalazione del pericolo come le bandiere rosse sui ghiacciai sotto stress, che possono aiutare gli escursionisti a compiere scelte più consapevoli”.

Una proposta che ha fatto discutere, talvolta suscitando la contrarietà di altri amministratori come il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, ma che dà l’idea del clima interventista che si respira in Trentino dopo questo incidente senza precedenti.

Inchiesta in corso

La Procura di Trento ha aperto un'inchiesta contro ignoti per disastro colposo, ma è probabile che rimanga un’inchiesta senza indagati, destinata all’archiviazione. “In questo momento possiamo escludere assolutamente una prevedibilità e una negligenza o un’imprudenza — ha detto il procuratore capo di Trento, Sandro Raimondi — per avere una responsabilità bisogna poter prevedere un evento, cosa che in questo caso è molto difficile».  

Tra i parenti delle vittime c’è chi chiede giustizia: uno di loro, Luca Miotti, vuole fondare un’associazione per fare pressione sulle istituzioni e arrivare a una verità, anche sulle responsabilità di chi eventualmente avesse il compito di monitorare il ghiacciaio della Marmolada.
Una verità che, ad oggi, è nascosta nelle viscere della montagna. Ed è facile che rimanga lì per sempre. 


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